Condividi

Fondi Ue, le occasioni perdute: spesa reale erogata ferma al 23%

Redazione • 02 novembre 2015 11:47

Tra dicembre 2014 e giugno 2015 in Campania si è registrato un incremento inferiore al 3% della spesa effettiva erogata riferita ai fondi Ue e ai finanziamenti che rientrano nel bacino Sviluppo e Coesione (2000/2006-2007/2013). Secondo i dati del ministero dello Sviluppo Economico, elaborati dal centro studi Ance Salerno, al 30 giugno 2015 non si è andati oltre il 23% di erogazione delle risorse disponibili in Campania (opere infrastrutturali) a valere sui finanziamenti UE 2007/2013 e sui Piani e sulle misure di Azione e Coesione 2000/2006 e 2007/2013. 

I dati - reperiti sul sito opencoesione.gov.it - fanno riferimento a progetti in attuazione finanziati dalle politiche di coesione. Provengono dal Sistema di Monitoraggio Unitario e sono pubblicati sulla piattaforma OpenCoesione con aggiornamenti a cadenza bimestrale. Gli ultimi dati disponibili sul portale sono aggiornati al 30 Giugno 2015 e sono stati pubblicati nello scorso mese di settembre.

Se si mettono insieme le risorse derivanti dai fondi strutturali 2007/2013, dal Piano di Azione e Coesione, dai Fondi per lo Sviluppo e Coesione 2007/2013 e dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2000/2006 si arriva ad in totale di oltre 12 miliardi di euro, di cui risultano erogati poco più di 2 miliardi e 826 milioni. Il dato più interessante resta comunque il rapporto percentuale tra spesa erogata e fondi disponibili, un rapporto che solo nel caso della provincia di Salerno supera il 30% (34,7%: € 633.266.837 erogati al 30 giugno). Nelle altre province non si è superato il 23%: Avellino 22,9% (€ 216.025.176); Benevento 20% (€ 281.229.709); Caserta 13,2% (€ 234.797.574); Napoli 20,1% (€ 1.490.337.149).

Balza subito agli occhi la sproporzione tra l’area napoletana ed il resto del territorio regionale. La somma di tutti i fondi erogati nelle altre 4 province (€ 1.365.319.296) è inferiore a 1,5 miliardi circa spesi in provincia di Napoli.

Va comunque aggiunto che il rapporto percentuale tra la spesa erogata e i finanziamenti disponibili in Campania è cresciuta tra il 31 dicembre 2014 e giugno 2015 di circa 3 punti percentuali passando dal 20,3% al 23% (€ 532.142.942).

Se si scende nella specificità dei dati provinciali è l’area salernitana ad aver registrato il maggior incremento sia in termini percentuali (29,2%/34,7%), che dal punto di vista dei valori assoluti: € 175.884.339. Seguono le province di: Avellino 17,3%/22,9% (€ 78.654.919); Napoli 19,6%/20,1% (€ 125.283.301); Benevento 15,1%/20,0% (€ 82.222.655); Caserta 10,4%/13,2% (€ 57.804.277).

I progetti infrastrutturali in provincia di Salerno Nel territorio salernitano risultano disponibili per trasporti e infrastrutture a rete € 752.572.511 per un spesa erogata al 30 giugno di € 141.260.870, che fa riferimento a 27 progetti monitorati. La percentuale dell’erogato sulla disponibilità finanziaria è pari al 19% e non ha subito variazione rispetto al 31.12.2014. Per il rinnovamento urbano e rurale si fa riferimento ad 81 progetti con una spesa erogata di € 145.865.865 per un importo complessivo disponibile di € 230.742.849. In questo caso è aumentata la percentuale di spesa rispetto ai finanziamenti: 59%/63%. Nell’ambito dell’ambiente e delle prevenzione dei rischi (146 progetti) la spesa erogata è di € 122.792.319 rispetto a fondi disponibili pari a € 335.750.884. La percentuale di spesa sale dal 26% al 37%.

Per i 115 progetti della directory “energia ed efficienza energetica” la spesa erogata è di € 31.824.243 a valere sull’importo complessivo di € 69.064.669, con un aumento percentuale dal 43% al 46%. A conti fatti la percentuale più bassa (19%) riferita al rapporto spesa erogata/importo complessivo è quella che fa riferimento a trasporti ed infrastrutture a rete. Una percentuale che, tra l’altro, non risulta in crescita neanche attraverso i percorsi di accelerazione della spesa (31.12.2014/30.06.2015).

«Siamo di fronte ad uno scenario – dichiara il presidente di Ance Salerno Antonio Lombardi – che dimostra per intero la difficoltà della Regione Campania ad impiegare in maniera tempestiva ed efficace la massa di fondi che negli anni sono stati indirizzati verso le aree meridionali. Non si tratta di incamminarsi sul terreno di una polemica politica, ANCE Salerno non ha mai fatto questo tipo di scelta, ma semplicemente di evidenziare come nel corso degli anni e delle varie Amministrazioni regionali non sia stato raggiunto uno standard in grado di conseguire obiettivi di crescita e di sviluppo attraverso l’impiego degli unici finanziamenti nel tempo disponibili. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: da un lato il patrimonio infrastrutturale della regione e delle cinque province non risulta adeguato alle esigenze del sistema economico e produttivo locale; dall’altro sono state sprecate le numerose occasioni per immettere liquidità nei territori contrastando in questo modo le conseguenze di una crisi che ha ridisegnato il panorama delle imprese spazzando via anche quelle aziende assolutamente valide dal punto di vista produttivo, ma in temporanea difficoltà finanziaria».

«È davvero incredibile – continua Lombardi – che proprio nel momento peggiore per le aziende, pur avendo a disposizione un bacino così imponente di risorse, la filiera istituzionale non sia stata in grado di assicurare un gettito consistente di risorse che, soprattutto nel comparto delle costruzioni, avrebbe evitato notevoli perdite in termini di ricchezza e di posti di lavoro. Naturalmente ora diventa ancora più difficile recuperare il tempo perduto, ma soprattutto non conforta il ritardo con il quale si appresta a partire il nuovo ciclo di fondi UE 2014/2020. La semplificazione delle procedure di spesa resta il nodo centrale da sciogliere per evitare il ripetersi di quanto, purtroppo, accaduto negli anni e nei mesi scorsi. Proprio negli ultimi giorni è emerso il problema delle opere che i Comuni potevano realizzare attraverso l’accelerazione della spesa ed anche su questo versante è indispensabile assicurare una tempestiva risposta. ANCE Salerno, come già più volte fatto in passato, è pienamente disponibile a mettere in campo ogni forma di collaborazione ritenuta concretamente esplicabile. Se si attueranno procedure più snelle e, contemporaneamente, si affiancheranno soprattutto le piccole Amministrazioni locali non dotate delle professionalità necessarie all’accompagnamento dei progetti UE, diventerà meno complesso e difficile attivare le ingenti risorse ancora non spese e rimettere in moto un segmento così strategico e rilevante come l’edilizia».

«È in questo scenario - conclude Lombardi – che emerge con chiarezza il carico aggiuntivo di difficoltà che le imprese della Campania e del Mezzogiorno si trovano costrette ad affrontare, mentre nelle regioni del Centro e del Nord tutti gli indicatori sembrano confermare un più che probabile aggancio delle dinamiche della ripresa economica. Insomma anche questa volta le aziende dovranno fare da sole, come già, del resto, hanno dimostrato di saper fare nei mesi scorsi rimodulando le proprie competenze e specializzazioni per inserirsi nel nuovo mercato delle recupero del patrimonio edilizio esistente, dell’efficientamento energetico e delle piccole ristrutturazioni».

Condividi