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Turista irlandese canta «'O sole mio» nella grotta Azzurra di Palinuro: il video è magia

Luigi Martino • 10 ottobre 2018 18:43

Vincenzo Cariello accompagna i turisti di tutto il mondo alla scoperta dei paradisi nascosti di Capo Palinuro. Lo fa da troppi anni ormai e, rigorosamente in piedi, fissa l’orizzonte e traccia la rotta che ormai conosce meglio di qualsiasi altra cosa. Con un inglese maccheronico ammalia i visitatori. I suoi racconti valgono tesori. Racconti che, se proprio vogliamo dirla tutta, sono «solo» cornice di uno scenario mozzafiato, patrimonio del Cilento. Quando il suo gozzo bianco e blu, come il mare che s’inchina ai piedi del Faro, vira a sinistra salutando il braccio lungo del porto, la catapulta si azione e lancia gli ospiti in un fantastico mondo dal retrogusto salmastro. I gabbiani conoscono Vincenzo e garriscono per dargli il benvenuto. Lui alza lo sguardo e prosegue.

La baia del Buondormire, la grotta delle Ossa, cala Fetente e la sua acqua piena zeppa di zolfo, la Finestrella, lo scoglio del Coniglio, l’arco Naturale. Una delle coste più belle e suggestive d’Italia s’apre al suo massimo splendore quando la prua della compagna di viaggio di Vincenzo fende in due la roccia e s’affaccia dentro la grotta Azzurra. Lungo il tacco e la punta del nostro Stivale ce ne sono di anfratti così, dove il sole filtra da una cavità secondaria e colora il mare d’ogni sfumatura. Ma questa è la più bella. E tutto d’un tratto diventa unica al mondo. Succede quando una turista irlandese che ha superato i 65 anni d’età, scalda la voce e intona «’O sole mio», una delle canzoni in lingua napoletana tra le più famose al mondo, pubblicata per la prima volta nel 1898. Lo fa in inglese. Nella sua lingua madre. Basso, baritono, tenore. E poi le note che s’abbracciano e fanno l’amore. Il mare culla la barca ed emette un sottofondo che pare fatto apposta, si incastra alla perfezione. Il tempo si ferma. I colori esplodono. L’anima trova la pace.

E allora Vincenzo può aggiungere un’altra storia fantastica al suo libro d’emozioni che s’intitola «Le bellezze della costa dei miti e delle leggende». Certo, non servirà a far addormentare tutti quei bambini che di sognare proprio non ne vogliono sapere. Però lo lasciamo lì, in balia delle onde e del tempo. Ci penseranno loro a consegnarlo agli almanacchi dell’infinito.

Questo è il Cilento. E’ Palinuro. E’ magia.

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