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Sulla storia locale: Cicerone, l'Alento e il Cilento nelle lettere ai familiari

Giuseppe Conte • 15 ottobre 2011 16:29

Cicerone, lAlento e il Cilento nelle lettere ai familiariIl Cilento, culla di antiche civiltà, ha da sempre mostrato con fierezza le sue origini, e spesso ha lasciato il segno in chi ha avuto modo di accostarsi ad esso.

E d'importanza indiscutibile, è stato il fiume che solca questo territorio, tanto da essere spesso apparso come riferimento negli scritti anche più antichi.

Che l’Alento sia stato importante per la storia del territorio, è cosa certa.

Per la prima volta, viene menzionato da Cicerone, in una sua lettera datata 20 luglio 44 a.C. in seguito all’uccisione di Cesare (marzo del 44 a.C.).

Cicerone decise di recarsi in Grecia. Fece tappa a Velia, probabilmente ospitato da amici, poiché, per raggiungere la meta, seguì l’antica via marittima Velia-Reggio.

E il metter in gioco il fiume, non è una pura riesumazione di dati sul luogo ove la città di Elea si trovava, e la citazione credo vada interpretata secondo la volontà di Cicerone, di esaltare l’importanza del fiume Heletem per la città (e forse per l’intera Lucania), tanto da non limitarsi a classificarlo come corso d'acqua, ma definendolo addirittura “nobile”.

La lettera, da cui si evincono tali deduzioni, non è ovviamente di carattere storico-geografico, ne tanto meno è atta ad esortare questa terra, bensì, riassumendo, si tratta dei saluti che Cicerone porge all'amico Trebazio, parlando delle sue vicissitudini.

Del resto, però, è affascinante trarre storia dalle parole di chi in passato ha avuto gloria.

“Amabilior mihi Velia fuit, quod te ab ea sensi amari.  sed quid ego dicam 'te', quem quis non amat? Rufio, me dius fidius tuus ita desiderabatur ut si esset unus e nobis. sed te ego non reprehendo qui illum ad aedificationem tuam traduxeris. quamquam enim Velia non est vilior quam Lupercal, tamen istuc malo quam haec omnia. tu, si me audies quem soles, has paternas possessiones tenebis (nescio quid enim Velienses verebantur), neque Heletem, nobilem amnem, relinques nec Papirianam domum deseres. quamquam illa quidem habet lotum, a quo etiam advenae teneri solent; quem tamen si excideris, multum prospexeris. sed in primis opportunum videtur, his praesertim temporibus, habere perfugium primum eorum urbem quibus carus sis, deinde tuam domum tuosque agros, eaque remoto, salubri, amoeno loco; idque etiam mea interesse, mi Trebati, arbitror. sed valebis meaque negotia videbis meque dis iuvantibus ante brumam exspectabis.

Ego a Sex. Fadio, Niconis discipulo, librum abstuli Nicvuoz peoi Poluyagiaz. o medicum suavem meque docilem ad hanc disciplinam! sed Bassus noster me de hoc libro celavit, te quidem non videtur.”

Ventus increbrescit. cura, ut valeas.

XIII. Kal. Sext. Velia.

Ho amato Velia ancora di più vedendo quanto essa ti ama. Ma che dico “ti ama”, quando non c'è chi non ti ami? Il tuo Rufione ci manca, te lo giuro, come se fosse uno di noi. Ma io non ti biasimo per averlo condotto là dove intendi costruire. Perché, anche se Velia non vale meno del Lupercale, io tuttavia preferisco il posto dove stai ora a quanto vedo qui intorno. Ma se tu continuerai a darmi ascolto come al solito, ti terrai questi possedimenti paterni (gli abitanti di Velia sono un po' preoccupati), e non abbandonerai il nobile fiume Hales né lascerai vuota la casa di Papirio. Per quanto, al suo interno essa ha una pianta di loto e questa è solita tenere avvinti perfino i forestieri. Se però tu la reciderai, avrai la possibilità di vedere molto lontano.

Ma insomma, pare soprattutto opportuno, specie di questi tempi, avere un rifugio: una città piena di gente che ti voglia bene, e poi una casa tua e campi tuoi; e tutto questo in una località remota, salubre e amena; lo penso anche nel mio interesse, caro Trebazio. Tuttavia, tu devi riguardarti, e attendere ai miei affari e, a dio piacendo, aspettarmi prima del solstizio d'inverno.

Dall'allievo di Nicone Sesto Fadio ho preso il libro Sulla Voracità del suo maestro. Che medico meraviglioso, e quale docile paziente troverebbe in me! Senonché il nostro Basso non mi ha detto nulla di quel libro; quanto a te, sembra che non ce ne sia bisogno.

Il vento va aumentando di intensità. Stammi bene.

Velia, 20 luglio.

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