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ARCHEOLOGIA Degrado siti archeologici cilentani: la voce di chi lavora sul campo. Intervista a Peppino Morra, geologo e guida ufficiale del Parco

Lucia Cariello • 21 settembre 2011 11:10

Degrado siti archeologici cilentani: la voce di chi lavora sul campo. Intervista a Peppino Morra, geologo e guida ufficiale del ParcoNell’ambito della nostra inchiesta in continua evoluzione sullo stato di crisi dei siti archeologici del comprensorio (vedi Sacco, Roscigno e Roccagloriosa) dopo l'intervista ad Alfonso Andria ora passiamo a chiedere a chi lavora a stretto contatto con le realtà archeologiche cilentane di farci un po' il quadro della situazione.

Abbiamo intervistato Peppino Morra, geologo e guida ufficiale del Parco.

D: Per cominciare si presenti ai lettori di Giornale del Cilento precisando le sue competenze.
R: Sono Giuseppe o Peppino Morra, abito a Vallo della Lucania e sono Guida ufficiale del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

D: Giuseppe Morra perché ha scelto di diventare guida del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano?
R: L’ho scelto nel 1998 quando l’Ente Parco organizzò un concorso per titoli, stage ed esame finale per la selezione di 50 figure a cui assegnare il titolo di Guida ufficiale ed esclusiva del Parco Nazionale. In quel periodo, partendo da una base culturale quale quella di Scienze Geologiche e da una buona conoscenza del territorio acquisita già durante gli anni universitari, nonché mosso dall’entusiasmo verso il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, istituito pochi anni prima, cominciai a dedicarmi anche a questa attività, rivolgendomi a scolaresche e gruppi di turisti.

D: Cosa le piace di più del suo lavoro?
R: In primis la possibilità di trasmettere curiosità, interesse e passione verso quell’enorme “scrigno” di natura, arte e archeologia contenuto nella nostra area protetta, quindi anche la possibilità di stare a contatto con tanta gente che si conosce proprio in tale occasione.

D: Quali sono i siti che maggiormente “accendono” l’interesse del turista?
R: Per quanto riguarda quelli naturalistici l’oasi del fiume Bussento a Morigerati, l’area costiera di Marina di Camerota e Palinuro e le gole del fiume Calore tra Felitto e Magliano Nuovo. Riguardo ai siti archeologici Paestum e Velia, ma anche alcuni interessanti centri storici e la Certosa di Padula. 

D: Nell’inchiesta sui siti archeologici del Cilento che sto conducendo ho rilevato un evidente stato di degrado. A questo punto il parere di un addetto ai lavorim che per di più ha un costante contatto con il pubblico–turista, mi appare quanto mai opportuno.
R: Lo stato di degrado è ben evidente. Su tutti preferisco citare gli scavi archeologici di Velia, dove ogni anno, soprattutto nel periodo primaverile, quando è molto frequentato dalle scolaresche, si permette all’erba di invadere tutta la zona impedendo anche la visione di strutture di una certa importanza. La via di accesso a “Porta Rosa”, uno dei monumenti più importanti della “Magna Grecia”, tenuta chiusa per tantissimi anni prima che si provvedesse alla messa in sicurezza dell’adiacente costone. Servizi igienici all’ingresso agli scavi tenuti in cattive condizioni.

D: Ricorda un aneddoto in particolare legato allo stato di abbandono dei siti?
R: Uno su tutti dai soli contorni particolarmente negativi: “La cultura non porta economia”.

D: Soprintendenza, Ente Parco, Istituzioni governative: a chi, secondo lei, addebitare le maggiori responsabilità?
R: A tutti, ma soprattutto agli enti del territorio, comunali e non, che sebbene non abbiano particolari competenze dovrebbero spingere maggiormente su quelli competenti a prendere opportuni provvedimenti.

D: Si lamenta una grave carenza di erogazione fondi, motivo principe di una mancata ed adeguata manutenzione e valorizzazione: la ritiene una scusante plausibile?
R: No, perché anche in anni addietro quando c’erano più fondi a disposizione la situazione è stata sempre carente nell’ambito della manutenzione e valorizzazione dei siti archeologici e non solo di quelli archeologici.

D: A suo giudizio il sito archeologico in peggior stato.
R: L’ho già citato prima, secondo me Velia.

D: E quello in stato più degno?
R: Non saprei individuarne uno.

D: A questo punto, per concludere l’intervista, le chiedo "geologo e guida del Parco: quale è la sua vera vocazione?".
R: Bella domanda! Direi quest’ultima utilizzando come “fondamenta” la cultura ambientale e l’approccio metodologico propri del geologo.

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