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Palinuro, i tesori archeologici dimenticati nei cassetti della burocrazia

Redazione • 21 febbraio 2018 09:25

Novant’anni fa, nell’estate del 1928, le ricerche archeologiche, effettuate nel Cilento, portavano alla luce degli insediamenti arcaici, del VI e IV secolo a.C., nelle contrade di San Paolo e Saline a Palinuro. Una scoperta che destò grande interesse tra la comunità dei ricercatori di antichi insediamenti umani. Per dieci anni, le indagini successive, riportarono alla luce numerosi oggetti di straordinario pregio artistico, come vasi e tazze, destinate, in seguito, al museo provinciale di Salerno dove sono ancora conservati. Un insediamento arcaico, quello scoperto nella località che prende il nome dal biondo nocchiero di Enea, che dopo appena un decenniodi ricerche, ritornò nell’oblio del tempo. Successivamente, il Ministero dei beni e delle attività culturali manifestò un forte interesse ponendovi il vincolo archeologico e concludendo un accordo di partenariato con il Comune di Centola.

Ma le procedure di esproprio, rientranti in quell’accordo, non vennero mai state portate a termine. Sarà nel luglio del 1996 che i  riflettori si riaccenderanno su questo sito, ubicato a sud della provincia di Salerno, grazie ad una mostra archeologica, che venne allestita nell’Antiquarium di Palinuro, e realizzata grazie all’impegno del presidente della provincia Alfonso Andria. A curarne l’allestimento furono l’allora direttore dei musei provinciali del salernitano, Matilde Romito, e il presidente del centro studi “Virgilio Marone” Antonio Rinaldi. Nelle intenzioni avrebbe dovuto rappresentare il primo passo verso un’apertura permanente della stessa mostra.

Ma il disinteresse, di chi ricopre cariche istituzionali, ancora una volta ebbe la meglio. E così ritornarono nel dimenticatoio quei resti che erano riemersi dal passato. Il tutto, nonostante l’interesse particolare espresso, per quest’area, da tanti studiosi. A cominciare dal prof. Elio De Magistris, docente presso l’Università degli Studi Salerno, che sostenne, in una sua pubblicazione,l’esistenza del luogo sacro (Locus Palinuri) riportato nell’Eneide, proprio nella zona oggetto di indagine archeologica. E durante questi anni, tra le iniziative intraprese, per non far cadere l’attenzione sulle rovine del sito archeologico di Palinuro, quella avviatadall’assessore alla cultura del comune di Centola, Giuseppe Natale, merita certamente di essere ricordata. Volle realizzare un calendario con le immagini dell’area stessa, nel 2008, portando la sua storia all’attenzione e all’ammirazione del pubblico nazionale e non solo. Una lezione di sensibilità culturale, quella voluta dal dott. Natale che svolgeva la professione di medico nella stessa cittadina di Palinuro, affinché non venisse giù il sipario su questo luogo e incoraggiava le istituzioni a dare rilievo e dignità a questa scoperta. Perché, come ripeteva spesso, senza la conoscenza del passato, unitamente alla valorizzazione e preservazione dell’immenso patrimonio culturale e archeologico che ci deriva da esso, non troveremo posto nel futuro.

Un luogo magico Palinuro, dove il tempo sembra essersi fermato. E il mito, del biondo nocchiero di Enea, lonarra il vento. Mentre le onde, che si infrangono sugli scogli, rendono reale, come in un film, la sua vicendaraccontata nell’Eneide. Un posto dove Giuseppe Ungaretti rimase colpito dalla magia che vi si sprigionava e, vedendo un forte fremito del mare prodotto da un branco d’anatre marzaiole che d’improvviso si levarono in volo all’imbrunire, scrisse: «Così fuggì quel Dio Sonno sceso a tradire Palinuro mandandolo in malora col timone spezzato. E le onde, ora repentinamente infuriate, le muove forse il nuoto disperato del fedele nocchiero di Enea?». Ma Palinuro è anche una località dove un sito archeologico, che riemerge dal passato con tutte le sue ricchezze e testimonianze, viene abbandonato al suo destino.

©Foto JulieNews

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