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Camerota: «Da 60 mila euro prestati a 200mila restituiti, ma non bastava». La spirale «dell'usura», nel racconto del testimone

Luigi Martino • 22 maggio 2012 07:03

I prestiti, gli assegni, le cambiali, i familiari, i parenti che avrebbero incassato, e ancora: le ipoteche sugli immobili e il presunto accanimento fino a «togliermi la casa», il caso usura prende forma nel racconto di un testimone, arricchendosi di particolari che restituiscono la cifra della disperazione. Edoardo, il testimone a cui è stato dato un nome di fantasia a sua tutela è uno dei testimoni che avrebbe confessato - secondo quanto da lui riportato - l'intera vicenda ai finanzieri.  A loro, dice di essersi rivolto, quando la sua vicenda ha raggiunto «il culmine», quando in mezzo a «quella storia non ci sono più soltanto gli assegni, i prestiti, i raggiri - racconta - ma addirittura la casa». Le indagini sul caso usura scoppiato a Camerota sono ancora in corso: il maggior indagato del presunto giro è Domingo Troccoli, definito dagli inquirenti come il «capo». Dalle dichirazioni pubblicate nella prima parte dell'inchiesta e dal materiale d'indagine, si evince che in circa 4 anni Edoardo avrebbe «versato nelle casse di Troccoli circa 300mila euro, a fronte dei 45'605,35 euro prestati da Domingo Troccoli alla presunta vittima».

Assegni e contanti Le bobine del registratore continuano a girare ed Edoardo a raccontare: «Sono i primi mesi del 2008 – dice – e a me servono 120mila euro questa volta per sistemare una mia proprietà per poi poterci lavorare d’estate. Troccoli mi dice che ne avrebbe parlato con Domenico Siani. Così una domenica ne abbiamo parlato con un avvocato per trovare un accordo. L’accordo non c'è e Domenico Siani decide di affrontare la questione anche con mia moglie, nel mio ristorante. Le dice che avremmo dovuto ipotecare il terreno di mia proprietà in modo da saldare il debito precedente. La mia risposta è negativa e dopo una trattativa si arriva ad una soluzione: non mi presta i 120mila euro richiesti, ma la metà, 60mila euro». Questo accordo è negli incartamenti finiti nelle mani degli investigatori. E' da questi incartamenti che si legge: «il sig. Domenico Siani ha prestato euro 60mila e ha preteso di nominare come creditrice la figlia Siani Antonia sia in ordine all’atto di costituzione d’ipoteca che come beneficiaria degli effetti cambiari». Sfogliando è possibile desumere come siano arrivati nelle tasche di Edoardo tutti i 60mila euro: in data 9 giugno 2008 risultano prestati 40mila euro, consegnati in 8 assegni circolari di euro 5mila l'uno (documento 3 e 4) e sempre nel mese di giugno dello stesso anno sono stati versati 20mila euro in contanti (documento 2).

Edoardo sostiene che dopo il prestito ci sarebbe «l'imbroglio» perché «per saldare tutti i debiti che ammontano a circa 140mila euro - spiega -, mi fanno firmare 20 cambiali ipotecarie da 10mila euro ciascuna, per un totale di 200mila euro». Dalle carte si legge: «In data 13 giugno 2008 Edoardo ha iscritto ipoteca su un terreno di sua proprietà rilasciando numero 10 effetti di euro 20mila cadauno con scadenza mensile a partire dal 30 novembre 2008 e fino al 30 agosto 2009 per un totale di euro 200mila».A fare due conti a Edoardo sarebbero stati prestati 60mila euro e i presunti usurai avrebbero preteso come somma di restituzione un importo pari a euro 200mila, compresa l'iscrizione ipotecaria dei 3/4 del terreno di sua proprietà. Dal conteggio emerge che il tasso di interesse che sarebbe stato applicato al prestito sarebbe superiore al tasso massimo di soglia antiusura sancito dalla normativa (documento 1).

Ipoteche sugli immobili «Io mi trovo in una situazione molto brutta – continua Edoardo –  e Vincenzo Siani mi fa ipotecare l’appartamento in piazza San Domenico e 2 locali commerciali, che quindi diventano di sua proprietà. E' quello un momento di vera difficoltà per me e ringrazio una persona che decide di inviare una lettera alla guardia di finanza. E' il gennaio del 2010 quando attraverso questa lettera viene esposta la mia situazione. Da quella lettera inizia tutto e la finanza mi chiama per esporre tutti i fatti, un mese dopo, a febbraio. Io da quel giorno comincio a collaborare con i finanzieri, porto loro tutta la documentazione e le indagini andranno avanti fino al mese di marzo del 2012 quando poi scattano gli arresti» (documento 7).

«In paese – dice Edoardo – comincia a girare la voce di questa lettera giunta alla finanza e Troccoli più volte si reca nelle mie proprietà per parlare con me. Comincia ad aver paura e dice che non ha fatto niente e non è colpevole. Anche la moglie, Rita Marchese, parla più volte con il sottoscritto dichiarando la propria innocenza. Lui e la moglie ogni 6 mesi cambiavano la macchina, facevano il lusso con i soldi che gli davo io insieme ad almeno altre 3 persone».

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