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Ascea, spreco di soldi pubblici: infopoint costruito a metà e poi abbandonato | FOTO

Francesco Chirico • 28 settembre 2016 11:55

Un cubo di mattoni e cemento in uno stato di quasi totale abbandono a pochi passi dal parco archeologico di Velia. Una costruzione che per la soprintendenza di Salerno, che si occupa di tutela del paesaggio non si doveva fare, come si evince dalla lettera (protocollo 26132 del 23 agosto 2006) inviata al Comune in cui si legge testualmente che «non si consente la realizzazione dell’edificio da destinare ad infopoint». Lo racconta anche il giornalista Antonello Caporale in un suo articolo apparso su Repubblica e in un suo libro dal titolo ‘Impuniti’. Il cubo, che si trova in via Mario Napoli ad Ascea Marina, doveva infatti essere destinato inizialmente a fornire informazioni ai turisti stranieri che venivano dal mare ma dopo anni e anni ecco le condizioni in cui versa.

Mattoni rotti e pieni di graffiti dall’esterno, affacciandosi all’interno si possono notate diversi elettrodomestici, frigoriferi e congelatori, attaccati all’impianto elettrico (probabilmente resti degli eventi organizzati in estate). C’è poi un’altra parte dello stabile difficilmente accessibile e con finestre alte tanto che per affacciarcisi occorre l’uso di una scaletta. Accumuli di rifiuti di ogni tipo, calcinacci, materiale in legno, bottiglie di plastica lattine e mattoni pericolanti. Senza contare poi l’enorme sciame di insetti che spesso esce fuori e infesta le abitazioni vicine con i rischi per la salute che ne conseguono. «Qua stiamo pieni di zanzare» lamenta un’anziana del posto. La spiegazione che viene data dai residenti, poi confermata dalla presenza di un bagno chimico che in estate viene direttamente collegato alla rete fognaria, è il diretto contatto con la fognatura che aiuta la prolificazione delle zanzare.

«Nessuno dice niente, son ambigui» racconta un cittadino indignato in cerca di spiegazioni. «Ultimamente qualcosa è cambiato perché hanno pulito un pochettino ma fino allo scorso anno lì dentro non si poteva proprio entrare – denuncia un altro cittadino che da tempo segue gli sviluppi della storia -. Assorbenti, siringhe per insulina, preservativi anche topi prima che andassi a buttare un po’ di veleno, ora per fortuna sono diminuiti». Il cubo, ribattezzato dai vicini ‘Muro di Berlino’, viene usato a delle volte come rifugio per extracomunitari e ragazzi, sia per ripararsi dal sole che per consumare droga. «Comunque ci sta la droga, io l’ho denunciato sia ai carabinieri che ai vigili urbani» afferma un vicino che passa poi a denunciare lo spreco di energia elettrica, secondo lui la piazzetta la notte viene illuminata a mezzogiorno «ma non ci sta nessuno».

Il giornale del Cilento ha tentato di contattare il sindaco Pietro D’angiolillo e l’ex sindaco Mario Rizzo ma al telefono nessuna risposta. I giornalisti di questa testata proveranno ancora a contattare i politici per cercare di fare ulteriormente chiarezza sulla vicenda. Qualora D’Angiolillo e Rizzo volessero contattare questo giornale, la redazione è sempre disponibile ad accogliere qualsiasi tipo di precisazione.

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