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Completata mappa genoma grano duro, utile per i celiaci: nel team i ricercatori dell'Università di Salerno

Redazione • 15 luglio 2016 17:49

Il consorzio internazionale per il sequenziamento del genoma del frumento duro ha annunciato di aver completato la raccolta e l’assemblaggio dei dati di sequenza di questo genoma, quattro volte più grande di quello umano e particolarmente complesso da sequenziare in ambito botanico. Il progetto bandiera 'InterOmics', promosso dal ministero dell’Università e della Ricerca e diretto da Luciano Milanesi del Consiglio nazionale delle ricerche, ha varato da un paio di anni un’iniziativa volta a sequenziare e mappare l’intero genoma del frumento duro e studiare le malattie umane ad esso collegate, quali ad esempio la celiachia. A tal fine sono state finanziate diverse unità di ricerca sul territorio nazionale presso il Cnr e alcune Università, che hanno collaborato con il consorzio internazionale.

Il Progetto InterOmics ha interamente finanziato il sequenziamento del genoma della qualità SVEVO, tra le più coltivate in Italia. Il sequenziamento è stato completato in collaborazione con l’Unità di Ricerca presso il Laboratorio di Medicina Molecolare e Genomica dell’Università di Salerno e con i ricercatori di Genomix4Life, spin-off dell’Ateneo salernitano specializzato in genomica.  L’assemblaggio finale dei dati è stato realizzato grazie a metodologie messe a punto da NRGene, azienda di bioinformatica israeliana specializzata in genomi di piante, e la visualizzazione dei dati dell’intero genoma e delle relative annotazioni è stata predisposta dall’Unità di Ricerca del progetto InterOmics presso l’istituto di Tecnologie Biomediche del CNR di Milano. Questi dati, dopo la fase di completamento delle annotazioni dei geni, saranno resi pubblici e disponibili per tutti gli studi volto al miglioramento delle specie di interesse agro-alimentare e per studiare le relazioni esistenti tra cibi e salute.

Aver sequenziato il genoma del grano duro, un prodotto basilare della Dieta Mediterranea, consentirà di affrontare con strumenti nuovi, più efficaci e rispettosi della Natura, le sfide di un’agricoltura ecosostenibile, di preservare il prezioso patrimonio di biodiversità Italiano e di comprendere meglio i rapporti esistenti tra alimentazione e patologie umane.

 

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