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Il tecnico nazionale femminile di basket nel Cilento: «Genitori affidate i vostri figli a competenti»

Marianna Vallone • 18 maggio 2016 15:26

Lo sport tra gioie irrefrenabili e delusioni amare. E’ da sempre così. Appassionati e protagonisti costretti a convivere con stati d’animo che cambiano in base alle classifiche. Metabolizzare una sconfitta per cogliere le opportunità future tra desideri e sogni nel cassetto. Andrea Capobianco tutto questo lo sa. Lui per arrivare ad essere l'allenatore della nazionale italiana femminile di basket, di gioie, sacrifici e delusioni ne ha conosciute. Sabato scorso, al seminario dedicato alle attività motorie in età evolutiva, che rientra nella serie di eventi organizzati per la manifestazione della ‘Corsa del Mito’ di Marina di Camerota, ha ribadito insieme agli altri relatori che «è necessario affidare i bambini a persone competenti». Allenatori, formatori, insegnanti. Lo ha detto lui e lo ha ribadito anche l'atleta e artista Annalisa Minetti.

«Quello che mi ha colpito del convegno è che si è parlato molto di competenze e individui, non solo di progetti e programmi. - ha spiegato Capobianco al giornaledelcilento.it - Bisogna dare importanze a chi questi programmi li rende vivi. Ciò che i genitori devono tenere sempre in considerazione sono le competenze dell'allenatore istruttore, che io chiamo formatore, al di là dello sport e dell'attività scelta». Il tecnico, originario di Venafro, è stato premiato come miglior allenatore di Basket in Italia e dal 2015 allena la nazionale femminile italiana, ma è anche responsabile del settore squadre nazionali giovanili, assistant coach part-time della Nazionale maggiore e ha allenato i più grandi campioni della pallacanestro. «Tutti gli sport hanno un valore educativo di alto livello. Lo sport ci insegna la voglia di fare un sacrificio, il coraggio, il rispetto di se e degli altri, la capacità di assumerci le responsabilità, la capacità di essere collaborativi anche negli sport individuali», dice il tecnico. 

Come si diventa campioni? «Penso che si sceglie di diventare bravi. Insisto molto su questo con i miei ragazzi, nelle scuole e ai seminari. - ha spiegato  -  Scegliere di diventare bravi significa provare a sudare ogni giorno per migliorarsi. Leggo spesso che basta il talento per arrivare a livelli importanti. E' sicuramente un grande aiuto ma non basta, ma il sudore è fondamentale nella formazione e nulla ci viene regalato, nello sport e nella vita, tutto è frutto di grande lavoro», aggiunge Capobianco, che nella vita ha allenato i campioni della nazionale maschile. 

Il tempo passato alla guida dell'Italia è sempre attraente e intrigante: «Ogni volta che indosso la maglia della nazionale o sento l'Inno ho i brividi come il primo giorno. Sono onorato e orgoglioso, ha un valore indescrivibile», dice parlando della sua esperienza alla guida della Nazionale. Tornando al seminario l'allenatore confessa, facendo il punto della mattinata al cinema Bolivar. «Venivo da giorni in giro per l'Italia, tra allenamenti e altri incontri ma sono rimasto positivamente sorpreso dal livello del convegno. Davvero un seminario importante. Le parole dei relatori e della Minetti mi hanno fatto tornare a casa carico di entusiasmo ed emozioni, ringrazio Mimmo Infranca e l'organizzazione per aver reso possibile tutto questo».

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Foto Molisedoc

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