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INCHIESTE Intervista a Donato Macchiarlo, sindaco di Sacco: "Salviamo un parco archeologico!"

Lucia Cariello • 07 giugno 2011 09:03

Continua da Degrado e abbandono nei siti archeologici del Cilento. Sacco: un sito sconosciuto (parte IV)

Nell’ambito dell’inchiesta sul sito archeologico di Sacco colpisce il grido d’aiuto di in sindaco innamorato del proprio paese ma impotente di fronte al disinteresse di alcune istituzioni che non puntano sulle potenzialità culturali, turistiche e economiche di uno dei siti più importanti del Cilento.

Ci incontriamo nel suo ufficio presso la sede comunale.

Iniziamo subito, è una questione che interessa entrambi per cui partiamo immediatamente con l’intervista che risulterà essere una chiacchierata fra due persone appassionate di archeologia e di quei luoghi che tanto raccontano.

D: Parliamo di Sacco, del sito archeologico di Sacco: quale è il suo rapporto con il passato del suo paese e la ricerca archeologica?
R: Si può dire che sono cresciuto a Sacco vecchio perché è qui che ho trascorso la maggior parte della mia gioventù. A partire dai quattordici anni, epoca in cui ho scoperto il sito, tutte le estati ma anche molti inverni li trascorrevo in quei luoghi incantati. Mi ricordo, in particolare il 25 aprile del ’67, mi trovavo nella zona del castello chiamiamolo di “Saccia” qui ho iniziato a scavare una stanza togliendo un ingente numero di pietrame incuriosito da ciò che avrei potuto rinvenire. Il castello di Saccia è sicuramente uno dei ruderi più affascinanti che abbiamo nel nostro Cilento. Ognuno di noi, ogni sacchese lo custodisce nel suo nel cuore anche se lontano da casa. Siamo riusciti a fare alcune cose per il sito tra cui un percorso turistico, volevamo di più, come il recupero della chiesa di S. Nicola di Myra con la sua apertura al culto, sarebbe a mio parere qualcosa di unico ma non siamo certi di riuscirvi.

D: Quale è a suo parere lo stato attuale del sito?
R: Il sito è senza custodia. Reperti interessanti che possano suscitare interesse per eventuali saccheggiatori non penso ve ne siano perché la maggior parte di essi sono interessanti solo per gli addetti ai lavori, come cocciaglia, tutto ciò che c’è di minuto etc. A mio parere andrebbero stabilizzate almeno le parti delle murature che ancora resistono perché tra poco le perderemo. Tra breve ad esempio andrà persa la porta con il ponte elevatoio e la parete sud. Quando avevo 14 anni la parete era a tutto spessore, ora è metà. Sono giunto alla conclusione che 45 anni dovrebbero essere i tempi di usura del sito, ritengo, quindi, che fra 50 anni la parete sud della torre andrà persa.

D: Cosa impedisce l’apertura di un cantiere archeologico?
R: La mancanza di fondi. Noi avevamo trovato con l’ingegnere Zuccaro un fondo ministeriale bloccato; era pronto un progetto di consolidamento delle mura e l’apertura della chiesa di S. Nicola al culto popolare. L’idea era di unire nuovo e antico, evidenziare il vecchio senza creare disturbo al nuovo, ma il terremoto dell’aquila ha di fatto causato la perdita di quei fondi che sono stati spostati in Abruzzo altrimenti li avremmo avuti già due anni fa.

D: È un fallimento della politica?
R: In assoluto la politica dedica pochissimo spazio e soldi ai beni culturali, non c’è nulla. La Soprintendenza ad esempio l’abbiamo sollecitata più e più volte ma non si interessa più di tanto.

D: Quali sono, secondo lei, i punti strategici su cui l’attuale giunta deve assolutamente intervenire in tempi brevi?
R: Consolidare le parti delle murature pericolanti con interventi mirati. Ma la questione è sempre la mancanza di danaro, noi come comune quest’anno riusciamo a malapena a fare il bilancio. Della questione si è interessato in modo particolare Franco Latempa vicesindaco. Con l’8 per mille, forse, riusciremo ad avere qualcosa, aspettiamo un rendiconto di progettazione e vediamo, forse, qualcosa si riuscirà ad ottenere. Il problema, voglio ribadirlo, è determinato dal grave stato in cui versa il sito medievale, le evidenze preistoriche sono ben conservate.

D: In quale modo le istituzioni possono operarsi affinché non accada qualcosa di irreparabile?
R: Loro sono assenti totalmente, anche se bussiamo alla porta della Soprintendenza è inutile, andarci non serve a nulla, assistiamo impotenti all’usura e al degrado dei nostri beni ma non avendo mezzi non possiamo fare nulla. Spesso, non lo nascondo, pur di non farti il “fegato amaro” non vai proprio a chiedere, tanto ti rispondono che non ci sono fondi. Forse ciò è determinato dalla vastità del patrimonio cilentano però a mio avviso andrebbe fatta una scaletta con delle priorità.

D: Intende instaurare con le istituzioni territoriali (Regione, Provincia,  Soprintendenza, Ente parco) una nuova tipologia di rapporti?
R: Il parco potrebbe fare molto. Il problema è che richiede la nostra presenza rare, anzi, rarissime volte, dovrebbe creare dei tavoli tecnici perché si può dire molto anche in merito, ad esempio, alla mappatura degli ulivi secolari attualmente in corso, ma anche per quanto concerne i beni archeologici perché una carta di presentazione del parco è un biglietto potente da proporre alla Soprintendenza, alla Provincia, alla Regione.

D: Secondo lei come promuovere e far conoscere il territorio sacchese ed il patrimonio che contiene creando consapevolezza nella gente che lo vive e curiosità nel visitatore?
R: L’idea della mappatura degli ulivi secolari è un’ottimo strumento di promozione, con essa riusciamo ad instaurare un contatto con il sito archeologico di Sacco in quanto tutte le piante che hanno tra i 1400 – 1500 anni sono piante che erano presenti quando il sito era in vita, quando era abitato. Vi sono oltre 4000 piante posizionate in luoghi di antichi casali, come Santa Barbara, S. Elia i cui altari erano presenti nell’antica chiesa di S. Nicola si Myra a Sacco vecchio. Tengo a dire, infine, che Sacco possiede un altro importante sito archeologico, si tratta di un sito neolitico dove personalmente ho rinvenuto cuspidi di lance in basalto o, più probabilmente, in porfido.

D: Ne descriva le caratteristiche.
R: Il sito si trova ad un altezza di circa 930 metri. Camminando per la via maestra che conduce alla montagna ad un certo punto la si abbandona per un altro sentiero, qui si notano due pilastroni distanti circa 30 metri l’uno dall’altra. Da un pilastrone prende il via una parete dove si notano 13 grotte, poi segue un pianoro per una lunghezza di più di 50 metri terminante in un precipizio di 30 – 40 metri di profondità. Si tratta di un area sicura, protetta a nord dalle grotte e a sud dal precipizio mentre tra i due pilastroni si insinuano i terrazzamenti qui vi sono un infinità di reperti facilmente rinvenibili. Anche la località detta Scalella custodisce importanti evidenze archeologiche. Essa ha una stratificazione forse di 2000 anni. L’ultima evidenza è riconducibile al 1943 seguono giacimenti medievali, romani per giungere sino alla fase preistorica.

D: Ma allora Sacco è un vero parco archeologico.
R: Sacco a mio parere ha almeno 6 siti archeologici: Sacco vecchio, Grotta di Jacovo, il sito neolitico, la scalella, la zona di S. Nicola luogo in cui si trovano tombe lucane e Sacco nuovo. Si Sacco è un vero parco archeologico.

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