Condividi

LIBRI"Chiudete Quelle Scuole! Per Dio": intervista a Luciano Castellano

Giuseppe Galato • 18 febbraio 2011 11:21

Il professore di "Filosofia Di Classe Per Tutti" ci racconta di come nasce l'idea di scrivere che tratta di filosofia ma in maniera ludica, di società e dello stato attuale della scuola italiana.

D: Come nasce il suo libro, “Filosofia di classe per tutti”? Da dove viene l’idea di trasportare le sue esperienze come docente in un libro?
R: Nasce dal desiderio di comunicare e d'insegnare. Vorrei continuare ad insegnare fino agli ultimi giorni della mia vita. Ricordo: da bambino, costringevo i miei fratellini a seguire le mie lezioni. Io in piedi sulla sedia, e i piccoli scolaretti impazienti imprigionati nelle sedioline, fino alla consumazione delle caramelle da me offerte per il loro sacrificio di ascoltarmi. (Platone sarebbe stato certo della mia scelta d'insegnante già nel mondo Iperuranio, prima di nascere. Il mio destino).

D: Dal suo libro si percepisce la sua voglia di comunicare concetti, non semplici nozioni accademiche: la scuola continua a preferire l’accademismo alla vera e propria comprensione di ciò che si studia? Perché, se sì, accade ciò?
R: La scuola ormai è malata terminale. In un mondo che nelle sue viscere sta mutando a ritmi frenetici, la scuola addormentata nel suo immobilismo proteiforme - nonostante le grida epocali - è sempre più lontana dalla realtà, soprattutto distante anni luce dalla mente e dal cuore dei giovani. Senza risorse economiche e umane. Ferma ancora, sostanzialmente alla lezione ex cattedra di tipo medievale, anacronistica. Una scuola autoreferenziale, con un groviglio di iniziative, che tutt'ora disdegna psicologi, sociologi ed "esperti" a differenza delle industrie, delle organizzazioni assistenziali,eccetera, ecc.. Istituzione, dove ogni professore è una monade senza relazioni con i colleghi, eccetto nelle riunioni di rito, per un lavoro che esige, invece, una finalità comune.

D: Nel suo libro traspare una forte critica socio-politica. Quali sono, secondo lei, i principali motivi dell’impoverimento culturale a cui stiamo assistendo?
R Siamo ormai una società nel pallone, intossicata dall'overdose del calcio, immersa nella sessomania. Quando la tivù, la società e la classe dirigente remano contro la cultura, quando per i politici la scuola è l'ultimo dei pensieri, allora siamo nella me...melma.

D: Lei abita ad Agropoli, a pochi km da Velia, patria della scuola Eleatica di Parmenide e Zenone: ha visitato ultimamente gli scavi? In che condizione li ha trovati? Cosa crede si dovrebbe fare per valorizzare uno dei posti più importanti al mondo sia dal punto di vista filosofico che archeologico (ricordiamo Porta Rosa, che è l’unico esempio al mondo di arco greco, e le strade di Velia, ancora con il manto greco il quale non venne smantellato, come accadeva di solito, durante epoca romana)?
R: Che peccato! Pensi che un mio amico tedesco m'invidia questo sito pregno di cultura. Tesoro, purtroppo, che non sappiamo valorizzare. Se fossimo al nord Italia o in una nazione che apprezza la sua storia avremmo segnaletica turistica a duecento chilometri da Velia. Valorizzazione che andrebbe amplificata nelle scuole, non solo della Campania, con la mulimedialità: da facebook alla televisione interattiva.

D: Nel suo libro affronta vari filosofi, per lo più di età moderna: sono curioso di sapere come avrebbe spiegato i paradossi sul movimento di Zenone, il “cogito ergo sum” cartesiano o il mito della caverna di Platone.
R: Li troverà nel prossimo libro.

D: Nel suo libro si lamenta della fatiscenza della struttura utilizzata come liceo scientifico ad Agropoli.
R: Avevo scommesso sulla testa del mio preside: andrò in pensione ma, io l’edificio nuovo non lo vedrò. Infatti. Dal 1978 sono passati ben 32 anni; aspettavo da allora il nuovo edificio. È passato più di un quarto di secolo.

D: Molto spesso nel suo libro si riferisce ai propri alunni con epiteti non proprio delicati: penso al “Giuseppe” che studia ed è volenteroso ma per laurearsi avrà bisogno della CEPU, detto questi con tono dispregiativo, al “misogino” che ha “qualche problema psicologico”, il “patetico” Costà con le sue “insulse battutine”, per non parlare dei tanti “zoccole” e “zoccolelle”. Come mai così tanti attacchi che, nonostante l’intento ironico, sembrano comunque a volte mossi da una sorta di rabbia da parte sua nei loro confronti?
R: Non mi pare. L'ho scritto chiaramente nel libro: io voglio bene ai miei alunni della classe VD “scarrubbata”, benché non apprezzino la filosofia. Perché abbandonati da una società, da un mondo politico che non scommette sul futuro, sull’avvenire dei giovani. Perché mi appaiono fragilini sotto l’aspetto emotivo, nonostante l’apparenza e il loro fisicaccio; già precari in tutto a diciotto/diciannove anni.

D: “La volontà vuole anche attraverso le pulsioni, gli  istinti vitali. Non solo sesso, noi vogliamo telefonini con più  funzioni, televisori sempre più grandi ad altissima definizione”: perché l’essere umano medio ha “bisogno” di tutti questi palliativi sociali? È insito nel suo essere o accade per qualche altro motivo?
R: La volontà di volere sempre fino alla morte è nel capitolo 'Schopenhauer a luci rosse'. Ho tentato di rendere attuale la filosofia schpenhaueriana mettendo in evidenza la ricerca ossessiva compulsiva da parte dei giovani, e non solo, di continui piaceri e bisogni da soddisfare.

D: In “Filosofia di classe per tutti” afferma che bisognerebbe usare anche a scuola le strategie di marketing: non crede sia contraddittoria, anche con quanto poi traspare dal suo libro, questa affermazione, considerando che le strategie di marketing arrivano, si, all’usufruente, ma tendenzialmente in maniera passiva senza che esso ne ricavi una vera e propria crescita nata da una riflessione?
R: Ho scritto nel libro che bisognerebbe utilizzare in classe, anche le tecniche degli studiosi di comunicazione, di counseling, di marketing, degli esperti pubblicitari che sono i nuovi conquistadores dei cervelli. Quelli che usando strategie manipolative in maniera molto soft e impercettibile in varie trasmissioni televisive, tg inclusi, dopo mesi di scrupoloso battage, sono capaci di catturare e far prigioniero il telespettatore. Sono così abili e competenti da essere capaci di trasformare il più allergico telespettatore alle trasmissioni tipo l'isolastra dei famosi o il Grande sfracello, in un inguaribile guardone.
Vede , per esempio, come da un mese e più, i suddetti esperti sono riusciti a focalizzare l'attenzione su Sanremo? Vedrà il successo. L’interesse non nasce dal niente. Ecco perchè la scuola oggi è una noia asfissiante per i giovani.

D: Nel suo libro fa molto leva su un aspetto importante della società, e cioè sugli slogan che di volta in volta vengono utilizzati per limitare il libero arbitrio delle masse. In “Filosofia di classe per tutti” individua la soluzione al problema nello studio e nella cultura. Però io mi chiedo come sia possibile che, da dopo il fascismo, la situazione sia così peggiorata nonostante le tante decantate vittorie del ’68, della cultura, ecc... Chi ha sbagliato e in cosa?
R: Nel capitolo 'Marx al makpì di Piersilvio' Carla dice: “Un cervello allenato con la cultura può salvarci,  dagli slogan partitici, dalla dittatura televisiva”. Il primato, la cosa più importante per uno Stato, come Le dicevo, è la scuola. I cittadini di oggi di domani, tutti, provengono dalle istituzioni scolastiche: dalla materna all'università. Se la scuola è malata avremo una società malata.

D: Fra le tematiche trattate parla anche di droga riferendosi a un suo alunno e definisce “falsi amici” i ragazzi con cui si frequentava per “farsi”: cosa le fa pensare non fossero effettivamente amici?
R: Un vero amico non passa la droga, non uccide il compagno.

D: Un’altra domanda sulla droga: lei afferma che la “polverina bianca” venga assunta per divertimento. Non crede che, a parte la ricerca di un divertimento “alternativo”, ci sia in chi l’assume anche e probabilmente soprattutto per un disagio sociale? E, se si, come si dovrebbero combattere la dipendenze?
R: È un discorso troppo complesso per una breve intervista. Comunque, al di là di facili moralismi, bisogna mettere al centro la ricerca neurobiologica, il cervello, non dimenticando, però, il cuore.

D: Leggeremo nuovi lavori di Luciano Castellano, magari nuovi ironici spunti sui filosofi che non è riuscito ad affrontare in “Filosofia di classe per tutti”?
R: Assolutamente sì. Su LaZanchelli.it e nelle librerie Zanichelli è possibile prenotare il testo: CHIUDETE quelle SCUOLE! Per Dio.

Condividi