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Allarme C'è chi pensa al Cilento per una centrale nucleare. Nella mappa dei siti, la foce del Sele

Biagio Cafaro • 16 marzo 2011 13:52

La foce del Sele è uno dei siti dove potrebbe sorgere una centrale nucleare. Ciò è quello che emerge dalle dichiarazioni dei parlamentari del Pd. Infatti, durante l’interrogazione parlamentare di Realacci del 12 gennaio 2010, il governo non negò la validità della mappa del 1979 redatta dal CNEN (comitato nazionale per l’energia nucleare). “I vincoli per identificare i siti – secondo Realacci – sono dati a priori: devono essere località geologicamente stabili. Devono avere tanta acqua ed essere relativamente poco popolose. L’incrocio di questi tre fattori non produce mille siti, ma quelli elencati dal CNEN nel 1979” In tutto, la mappa del CNEN, mostra 44 siti. Tra questi. 2 sono stati individuati in Campania. Il primo in  prossimità della foce del Garigliano, in provincia di Caserta, il secondo dov’è la foce del fiume Sele, a poche decine di km dal Cilento. A ciò c’è da aggiungere che lo scorso settembre i senatori del Pd, Roberto della Seta e Francesco Ferrante, presentarono un interrogazione parlamentare. “Il ministero dello sviluppo economico – dichiararono allora i senatori – conferma che la Sogin, la società pubblica che ha il compito di controllare, smantellare, decontaminare e gestire i rifiuti radioattivi, ha predisposto e trasmesso al governo un elenco di 52 aree con caratteristiche adeguate per ospitare i siti per le scorie nucleari, e che questa lista non viene per ora divulgata. La lista viene formalmente classificata come una bozza dal ministero dello sviluppo economico che conferma tuttavia come sia un apprezzabile impegno sulla strada dell’individuazione del sito dove realizzare il deposito nazionale’”.

Queste rivelazioni diventano maggiormente preoccupanti se si considera la posizione della regione Campania. Il 3 marzo scorso si è tenuta la conferenza unificata stato-regioni che riguardava il decreto legislativo del governo che definisce i criteri di localizzazione degli impianti nucleari e dei deposti dei rifiuti radioattivi. In tale occasione, il presidente della regione Campania, Stefano Caldoro, ha espresso parere favorevole sulla eventuale costruzione di una centrale nucleare in Campania. Questa decisione ribalta la posizione che aveva preso la precedente giunta Bassolino, la quale aveva varato una norma che vietava la costruzione di centrali nucleari in Campania, dichiarata poi illecita dalla Corte Costituzionale. Ricordiamo che in campagna elettorale, l’allora candidato alla presidenza della regione Campania del Pd, Vincenzo De Luca, aveva manifestato la totale opposizione all’eventualità di una centrale nucleare, mentre Caldoro aveva taciuto a tal riguardo. Oltre a ciò c’è da aggiungere che la maggior parte delle regioni hanno negato il consenso alla costruzione di centrali nucleari, comprese alcune di centro-destra, come il Molise, la Sicilia e la Sardegna.

Alcune considerazioni.

In seguito all’incidente della centrale nucleare di Fukushima, provocato dal terremoto del 11 marzo scorso, alcuni paesi europei hanno iniziato a guardare al nucleare in maniera differente. In Germania, il cancelliere Angela Merkel, ha fermato l’attività delle 7 centrali più vechie e ha avviato controlli di sicurezza sulle altre 10 in funzione. In Francia, il governo ha deciso di controllare tutte le centrali nucleari. In Italia, invece, il governo, per differenziarsi dalle posizioni europee, ha fatto sapere che non ci saranno ripensamenti rispetto alla legge 99/2009 sul ritorno al nucleare, oggetto anche del prossimo referendum.

Per quanto riguarda le scorie radioattive, il problema dello stoccaggio è antico quanto le stesse centrali nucleari. Se consideriamo la gestione dei rifiuti in Campania e tutte le problematiche che ne sono seguite, ci chiediamo: la regione Campania è in grado di gestire le scorie radioattive? Oppure c’è il rischio che vengano sepolte dove capita, alla stregua di ciò che è avvenuto in passato con altri rifiuti, anche pericolosi? In un comunicato di VAS (Verdi Ambiente Società) leggiamo: “La realizzazione della centrale è la fine dell’agricoltura dell’intera area. Qualcuno comprerebbe mai una mozzarella DOC-NUC (Denominazione Origine Controllata – ovvero di origine Nucleare)?”.

Infine c’è da considerare un ultimo aspetto. Quando si parla di centrali nucleari si tende ad essere campanilisti: “dove vivo io no, magari in un altro posto”. Crediamo che il problema non riguardi solo la territorialità, nella fattispecie dei rischi che potrebbe correre il Cilento, ma l’opportunità di sfruttare una tecnologia che sta perdendo appeal in tutto il mondo a favore delle energie rinnovabili. A tal proposito Caldoro, avendo espresso parere favorevole per quanto riguarda la costruzione di centrali nucleari in Campania, non sarà certo d’accordo con Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente che ha dichiarato: “Risulta incomprensibile il comportamento del governo italiano, che vuole condannare alla chiusura centinaia di imprese delle rinnovabili, floride e produttive”.

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