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Stop pubblicità giochi: ma è legale? Di Maio rilancia e mira alle concessioni

Redazione • 11 luglio 2018 20:12

Tutta colpa del Decreto Dignità voluto fortemente dal Governo 5 Stelle guidato dal Ministro del Lavoro Luigi Di Maio tacitamente appoggiato da quello della Lega di Salvini. Un provvedimento, si legge su Giochidislots.com, che mina gravemente le società interessate e quelle che ottenevano introiti per milioni di euro dalle sponsorizzazioni, come le società sportive ed in particolar modo, quelle di calcio.

L’orientamento del Governo che indica un blocco della comunicazione pubblicitaria nell’area del gioco contenuto nel decreto Dignità sta suscitando clamore. Il provvedimento riporta l’attenzione verso un settore attraversato, soprattutto negli ultimi mesi, da istanze contraddittorie che producono diversi effetti. Tra questi l’evidente diminuzione del gettito erariale: 2,6 miliardi nel primo quadrimestre 2018 e, in proiezione, 8,5 miliardi su base annua a fronte dei 10,5 miliardi di euro del 2017. Bene, dunque, che il Governo metta mano al settore”, ha fatto presente in un comunicato il Comitato Scientifico dell’Osservatorio permanente sui giochi, legalità e patologie di “Italia in Gioco” dell'Eurispes.

Le conseguenze rischiano di diventare davvero pesanti, ponendo l’Italia un passo indietro rispetto alle concorrenti estere, Inghilterra su tutte che sul modello di fusione sport-scommesse-politica ha fondato un asset vincente sin dai tempi di Tony Blair nel 1997, per arrivare ai giorni nostri e all’attuale Ministro inglese Theresa May, anche nel dopo Brexit.

È vero anche che nel momento in cui si avanza sulla strada della limitazione della comunicazione pubblicitaria, risulterebbe ugualmente importante approfondire quella della ricerca, non solo per rispondere ai montanti allarmi sociali che fanno riferimento alla 'azzardopatia', ma anche per fornire al Legislatore ed alle autonomie locali una bussola in grado di orientare in chiave di concreta e organica una riforma un settore che attualmente risulta non governato”, conclude l’osservatorio.

Di Maio si mostra irremovibile sulla vicenda, anzi rilancia: “Non credo ci sia bisogno di mettere la fiducia sul decreto Dignità, bisognerà dare una stretta anche sulle concessioni, non solo sulla pubblicità del gioco d’azzardo. Il Parlamento deve avere la possibilità di discutere e migliorare il provvedimento. Migliorare significa aggiungere e non annacquare". 

Manca solamente la firma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per quella che appare a tutti gli effetti una rivoluzione, o involuzione, dipende dai punti di vista. Così ha concluso Di Maio in collegamento con Radio 1: “Il Decreto Dignità che presto arriverà in Parlamento continua ad essere attaccato da destra e da sinistra con le più fantasiose motivazioni possibili. Questo è il segnale che siamo sulla strada giusta".

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