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VULCANO MARSILI Da minaccia maremoto a risorsa energetica. Un'alternativa alle centrali nucleari

Biagio Cafaro • 13 aprile 2011 15:18

Più volte è stato scritto del vulcano sottomarino Marsili come minaccia per le coste dell’Italia meridionale che affacciano sul Tirreno. Infatti una sua eruzione potrebbe scatenare un maremoto. Ma c’è chi ha pensato al vulcano al largo delle coste cilentane come possibile risorsa energetica. Infatti la società Eurobuilding SpA, tramite il lavoro di esperti nazionali e internazionali nel campo della geotermia e della geologia marina (afferenti all’università di Chieti ed ai più prestigiosi centri di ricerca nazionali: INGV, CNR), da 5 anni conduce una serie di ricerche per la definizione delle caratteristiche del campo geotermico del vulcano Marsili. Le ricerche condotte testimoniano la presenza di circolazione di enormi volumi di fluidi ad alta temperatura; l’obiettivo strategico per i prossimi anni è la captazione di tali fluidi per la produzione di energia elettrica geotermica tramite piattaforme multifunzionali offshore. Entro quest’anno è prevista la definizione di una campagna oceanografica in vista del primo pozzo geotermico offshore mai realizzato, che dovrà essere costruito entro il 2012. La produzione di energia, secondo il programma, sarà avviata entro il 2015. Se ciò andrà in porto sarà la prima centrale elettrica a sfruttare energia geotermica sottomarina. Tramite lo sfruttamento di un sistema di circolazione di acque surriscaldate per opera di una sorgente di calore in profondità, nella fattispecie corpi magmatici, si può ricavare energia elettrica sfruttando la circolazione dei fluidi in un sistema di generazione composto da turbina, generatore, sistema di raffreddamento e trasformatore. In questo contesto va inserito il più grande vulcano sottomarino d’Europa, il Marsili, il quale offre il campo geotermico con le migliori opportunità di sfruttamento per le sue caratteristiche geologiche e vulcanologiche.

Nel piano economico si legge che: “Tale obiettivo sarà perseguito attraverso la definizione di una campagna oceanografica, da realizzarsi entro il 2011, propedeutica alla realizzazione del primo pozzo geotermico offshore mari realizzato, previsto per il 2012. La produzione di energia elettrica, con il supporto di una piattaforma multifunzionale offshore, dotata di tutte le strutture necessarie alla perforazione e alle unità di produzione di energia elettrica, sarà possibile entro il 2015. In una struttura delle dimensioni del vulcano Marsili si attendono decine di milioni di m3 di fluidi geotermici da avviare a produzione elettrica, con una ricarica praticamente continua (questo elemento è molto importante perché permette di sfruttare tutte le potenzialità del campo geotermico senza problemi di abbassamento del livello dei fluidi che, invece, si incontrano nei campi onshore). In questo modo sarà possibile installare una capacità produttiva di almeno 800 MWe, tale da raddoppiare l’attuale potenza elettrica nazionale proveniente da fonte geotermica. L’investimento complessivo per opere e infrastrutture connesse a tale obiettivo è stimato in circa 2 miliardi di euro. L’incidenza maggiore sui costi è quella delle piattaforme di sostegno agli impianti di produzione (41%), che dovranno essere appositamente progettate. Le soluzioni tecnologiche percorribili sono diverse (assenza della torre di raffreddamento, posizionamento in acqua del condensatore, possibilità di utilizzo di un fluido scambiatore, …) e possono comportare variazioni dei costi di investimento: proprio per tale ragione si sta già operando con esperti e compagnie specialiste del settore per trovare la migliore soluzione in termini di tecnologie e costi economici. Le infrastrutture di trasporto dell’energia elettrica saranno gli usuali cavi sottomarini per il trasporto dell’elettricità in alta tensione e avranno un costo complessivo di circa 300 milioni di euro – per supportare gli 800 MWe dell’obiettivo strategico – per un collegamento con la terraferma di circa 150 Km. Il primo obiettivo a breve/medio termine è l’installazione di una prima unità produttiva entro il 2015, con una potenza di almeno 200 MWe. In questa prima fase si prevede un investimento di 400 milioni di euro, di cui 100 milioni per i pozzi geotermici e l’impianto di produzione e 300 milioni per la piattaforma”.

Ottima fonte di energia, considerando che in Italia, contrariamente al resto del mondo, sta tornando di moda l’energia nucleare. Lo sfruttamento di energia alternativa è possibile e l’esempio del progetto “Marsili” lo dimostra. Sfruttare l’enorme energia proveniente dall’attività del vulcano sottomarino “Marsili” comporterebbe una produzione di circa 1.300.000 MWh/anno (1,3 TWh/anno). 

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