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Il treno dell’eroe, le testimonianze della Grande Guerra ed i monumenti ai caduti come comune denominatore per tutti i paesi europei: il caso di Torchiara

di Laura Del Verme

La Grande Guerra ha segnato la fine di un’epoca e determinato cambiamenti sociali destinati a durare per sempre; in particolare, per le regioni meridionali, ha rappresentato il primo momento di partecipazione collettiva alle vicende dello stato unitario che si è attuato nel dolore e nel lutto per perdite umane ingentissime. Il numero di giovanissimi caduti al fronte ed in contesti territoriali spesso molto distanti dai loro territori di origine, ha commosso generazioni di italiane e di italiani e spiega la grande mobilitazione per la commemorazione del loro sacrificio. Molti dei ragazzi mandati al fronte erano assolutamente impreparati a combattere, spesso non ne comprendevano la ragione e non erano sicuramente adeguatamente equipaggiati. In Campania, il conflitto, il fronte, le trincee, gli eventi bellici devastanti, venivano percepiti come un mondo lontano, distante, che inghiottiva per sempre tante giovani vite, con conseguenze devastanti nella vita delle famiglie e delle comunità locali.
Negli anni compresi tra l’immediata conclusione del conflitto e fino al pieno trentennio fascista tanti italiano hanno contribuito alla realizzazione di monumenti ai caduti della Nazione che, affidati ai più grandi scultori dell’epoca, servono oggi a noi per riconoscere luoghi e beni legati alla nostra più dolorosa e recente memoria. Servono a comprendere il senso di una Italia che, ancora giovane nazione, si ricompone in unità intorno al sacrificio di tanti. E’ una forte emozione  ritrovare tra le carte legate alla realizzazione dei monumenti, le tracce delle tantissime donazioni – soprattutto nel salernitano – di tanti emigranti che non dimenticarono mai gli oltre seicentomila morti, solo in Italia, in guerra. Nel complesso i monumenti del Salernitano mostrano una ricca varietà di sculture in marmo e soprattutto, in bronzo, tra cui spiccano per bellezza ed imponenza quelle realizzate dalle grandi fonderie napoletane Chiurazzi e Laganà. In questo quadro, un gruppo scultoreo, in marmo, ha attirato l’attenzione di Maria Rosaria Nappi, storico dell’arte della direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania che da anni studia questi monumenti. Si tratta del monumento ai caduti della cittadina cilentana di Torchiara. Esso rappresenta la madrepatria che stringe un giovane soldato morente, che incarna il figlio di tutte quelle madri che non hanno mai potuto riabbracciare il loro. In un panorama iconografico fortemente standardizzato il nostro monumento rappresenta una preziosa eccezione. La felice intuizione di un artista che invece di raffigurare l’idealizzazione della Patria secondo i canoni più comuni: una sorta di divinità androgina dall’espressività impersonale e che quindi si presta ad una serialità duttile e conforme, la raffigura come una giovane donna, dall’aria sofferente e, fatto eccezionale, in lacrime. Stando ai risultati di una recente ricerca condotta su una campionatura enorme di documenti, esso, che rimane ancora opera di anonimo, è un unicum. Oggi, nella giornata che a 90 anni dal viaggio della salma di un giovane militare da Aquileia a Roma, l’Italia torna a celebrare e accogliere il treno di un eroe sconosciuto e silenzioso, quel ”Milite Ignoto” che riposa nell’Altare della Patria come simbolo di una generazione sacrificatasi per l’Italia nel primo conflitto mondiale, sembra doveroso ricordare la forza espressiva di quelle lacrime.

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