Clima e mosca, annata nera per l’olio: Iteo fa fronte comune per la difesa degli ulivi in Cilento (FOTO)

È stato un anno nero per l’extra vergine d’oliva. Colpa del clima pazzo, del concatenarsi di eventi negativi e della mosca. Una tragedia per i produttori e per i coltivatori. La crisi, il clima, i cambiamenti climatici. Che cosa sta succedendo? «Questa annata, quest’inverno mite e questa estate tropicale ha consentito al più straordinario organismo che ha interesse per l’ulivo, di avere condizioni particolarmente favorevoli. – ha spiegato Raffaele Sacchi, professore ordinario alla facoltà di Agraria dell’università Federico II di Napoli, durante un convegno che si è tenuto sabato a Camerota.

La mosca «La mosca è un insetto che è frenato dal freddo dell’inverno, depone l’uovo nella drupa dell’oliva, – ha spiegato durante il convegno – fa più generazioni all’anno, in genere 2 o 3 generazioni in condizioni normali, quest’anno ne ha fatte 20-30. Ogni mosca depone intorno alle mille uova, considerato che la metà circa sono maschi e l’altra metà sono femmine, da ogni femmina in 25 giorni di ciclo biologico abbiamo altre 500 femmine pronte a deporre altrettanto, in pochi mesi abbiamo milioni di individui che sono stati originati da una sola mosca». Le colpe non sono però tutte della natura e dei cambiamenti climatici. «La colpa è anche nostra, – ha detto Sacchi – di passi ne abbiamo fatti molti negli ultimi anni ma ci sono regole fondamentali che ogni produttore di olio dovrebbe conoscere: prima di tutto raccogliere le olive sane e portarle quanto prima al frantoio». 

Iteo «Da quando abbiamo avviato il progetto Iteo nel gennaio scorso ci siamo dati degli obiettivi: uno di questi è come si può controllare la mosca olearia. – ha spiegato il professore –  Abbiamo chiamato nel nostro staff il prof. Guerrieri entomologo specializzato su queste tematiche e abbiamo cominciato a monitorare le attività sul campo di questo insetto nei territori di Camerota, Morigerati ed abbiamo rilevato una vera e propria esplosione del fenomeno soprattutto nel mese di agosto, già a luglio avevamo un’incidenza straordinaria».

Che cosa fa la mosca al frutto e in quale maniera lo danneggia Utilizza le zampette anteriori per strofinare la superficie con un movimento che ricorda l’atto di lavarsi le mani (washing hands), cioè strofina la parte anteriore, i “polpastrelli” delle sue zampe sulla superficie dell’oliva. Perchè lo fa? Perchè su questi “polpastrelli” ha dei “sensilli” olfattivi (come avere il naso sulla punta delle dita) quindi strofina e sente l’odore che l’oliva emette e dall’odore capisce se è il momento di ovodeporre, capisce se la buccia è morbida, se quella polpa è sufficiente ad alimentare la larva che verrà fuori dall’ovodeposizione. Solitamente quando depone l’uovo lascia un segnale odoroso che serve ad avvertire le altre mosche della presenza dell’uovo deposto quindi abbiamo una sola larva per oliva, in linea di massima. Quest’anno si è arrivati anche a 20 uova per oliva ed alcune mosche hanno punto anche le melanzane, questo a testimonianza dell’eccezionale diffusione del parassita.

Come prevenire? Le linee di prevenzione prevedono azioni che possano limitare la presenza della mosca e sono di varia natura: una di queste prevede la raccolta totale delle olive cadute perchè succede che le pupe presenti nelle drupe sui terreni passano dormienti tutto il periodo invernale e quando si risvegliano ricominciano l’attività di infestazione nel mese di aprile. L’altra alternativa è lavorare sul terreno per interrare le drupe rimaste e neutralizzare in questa maniera l’azione della prima generazione di mosca olearia nella primavera successiva. Quindi l’azione di distruzione delle pupe svernanti è la prima cosa da fare, poi bisogna sperare in un inverno freddo, organizzarsi per una lotta integrata che utilizzi tutti i mezzi agronomici, fisici, chimici e biologici per controllare l’insetto e dobbiamo sperare che ci sia un’estate calda e, quindi, una differente condizione climatica rispetto all’anno precedente.

Quali le strategie? «Si potrebbe pensare a una strategia territoriale anche grazie alle associazioni dei produttori, dei singoli, delle aziende, dei frantoiani, delle amministrazioni comunali – ha detto poi Sacchi –  prendendo online una cartografia tematica con sistema Gis che ci dice dove sono ubicati gli uliveti, prevedere quali sono le aree che più dobbiamo controllare come focolaio di infestazione e sviluppare un piano di intervento per controllare la mosca. Assieme al frantoio Marsicani di Morigerati stiamo realizzando una serie di prove sperimentali sulla pisciottana e non solo, per ottimizzare le condizioni di processo e esaltare al massimo i profumi di questo alimento funzionale: variare di poco una condizione di processo, un numero di giri del frangitore, una temperatura della gramola, un funzionamento della centrifuga. Il frantoio ha la stessa importanza dell’ulivo – ha concluso  – in frantoio noi possiamo lavorare per esaltare le proprieta benefiche del frutto ma possiamo anche distruggere un prodotto che era buono quando è arrivato. Su questo aspetto nei primi mesi del prossimo anno abbiamo intenzione di fare una serie di incontri di formazione dove si parlerà nel dettaglio di questi aspetti».

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