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I Terremoti di Vallo della Lucania: «L’Africa e l’Europa continuano a muoversi»

di Franco Ortolani

Alle ore 1:48 (2:48 italiane) del 1 marzo 2014 nei pressi di Vallo della Lucania è stato registrato un sisma di magnitudo 2,9 con ipocentro a 8 km di profondità; l’evento non ha procurato alcun danno anche se è stato avvertito dai cittadini.
Alle ore 10:06 (ore 11:06 itaiane) l’Ingv ha registrato un altro sisma di magnitudo 2,1 Profondità 10km, a breve distanza dal precedente, verso est.
Alle ore 11:51 (ore 12:51 italiane) si è verificato un altro evento con magnitudo 2,7, profondità 8km, poco ad est del precedente.
Gli eventi evidenziano una migrazione di circa 7 km da ovest verso est, lungo faglie crostali preesistenti, probabilmente lungo l’allineamento che interessa il margine meridionale del Monte Cervati prolungandosi fino nella val d’Agri in corrispondenza dell’invaso del Pertusillo.

Si ricorda che gli eventi sono da attribuire ad una instabilità tettonica residua del sottosuolo che, come tutta la catena appenninica, è stato interessato da notevoli spostamenti verticali nelle ultime centinaia di migliaia di anni.

Si tratta di una sismicità di bassa magnitudo, che possiamo definire indotta dalle deformazioni attive che attualmente interessano la parte centrale della catena, che testimonia la complessiva stabilità tettonica del Cilento.
Quest’area, infatti, non è caratterizzata da faglie crostali attive in grado di causare sismi di elevata magnitudo. 

Le faglie attive sismogenetiche in grado di generare violenti sismi (dal X al XI grado MCS) si trovano più ad est, Tra Balvano e Lioni (sisma del 1980), nei pressi di Caggiano (sisma del 1561), tra il Vallo di Diano e l’alta val d’Agri (sisma del 1857) e da Lagonegro alla Valle del Crati e la Sila. 
Eventi sismici di elevata magnitudo come quello del 1857 potrebbero causare sollecitazioni ai manufatti più preoccupanti di quelle indotte dai sismi che si possono originare nella crosta al di sotto del Cilento.

Concludendo, nella fascia costiera al di sotto del Cilento e del Golfo di Policastro non si possono generare sismi in grado di arrecare danni significativi all’ambiente ed ai manufatti.

Viene spontanea la domanda: come mai questi eventi di bassa magnitudo nel Cilento?
Come già detto, la zona crostale molto instabile tettonicamente, dove gli spostamenti relativi tra Africa ed Europa causano i principali accumuli di ‘energia tettonica’ che periodicamente provocano sismi anche di elevata magnitudo come quelli del 1857, 1561 e 1980, si trova alcune decine di chilometri ad ovest del Cilento tra Lagonegro, l’alta val d’Agri e la valle del torrente Pergola dove da anni stanno avvenendo le estrazioni di idrocarburi e anche reiniezione di fluidi di scarto ad alta pressione nel sottosuolo.
La fascia costiera della catena cilentana confina verso est con la crosta maggiormente sollecitata tettonicamente dove non sono registrati eventi sismici di bassa magnitudo.
Cosa può significare questo?
Certamente è da escludere che le deformazioni crostali siano terminate in quanto Africa ed Europa continuano a muoversi relativamente. 
Sono circa 150 anni che non si verificano forti sismi nell’area degli epicentri del 1561 e 1857, quindi nella crosta instabile ci sarà “energia tettonica” già accumulata.
La modesta “agitazione” crostale del Cilento può rappresentare la ricerca di una maggiore stabilità locale che causa eventi di bassa magnitudo, indipendentemente dalla zona centrale appenninica ad elevato rischio sismico.
Oppure la contenuta “agitazione” della crosta del Cilento può essere connessa alla più spinta deformazione, fino ad ora quasi asismica, della zona centrale appenninica ad elevato rischio sismico. 
In quest’ultima ipotesi va attentamente monitorato il territorio già epicentro di disastrosi eventi sismici. 

Schema macrostrutturale
a: sismi del 1 marzo 2014 nei pressi di Vallo della Lucania. I tre sismi evidenziano la migrazione verso est degli ipocentri alla profondità di 8-10 km, probabilmente lungo faglie crostali preesistenti orientate all’incirca ovest-est, correlabili con le faglie e1. a1 e a2: sismi avvenuti recentemente alle estremità nordoccidentale e sudoccidentale del Cilento. b: fascia nel cui sottosuolo si trovano le faglie sismogenetiche che hanno causato eventi disastrosi del X-XI° MCS (c: evento del 1857; d: evento del 1561). e: principali faglie quaternarie con spostamenti prevalentemente verticali che hanno condizionato l’assetto morfostrutturale della fascia costiera. f: area nella quale sono in corso attività petrolifere con estrazione e anche pompaggio di fluidi di scarto nel sottosuolo ad alta pressione.

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