Processo Mastrogiovanni, procura impugna sentenza di assoluzione

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La Procura di Vallo della Lucania ha impugnato la sentenza di primo grado del processo Mastrogiovanni, pronunciata lo scorso 30 ottobre dal giudice Elisabetta Garzo. Attraverso il pm Renato Martuscelli e il procuratore Giancarlo Grippo, la Procura ha deciso di impugnare la sentenza sull’assoluzione dei 12 infermieri accusati, durante il processo, della morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento avvenuta il 4 agosto 2009 dopo 83 ore di contenzione ininterrotta all’ospedale San Luca di Vallo della Lucania.

I motivi dell’impugnazione Nello specifico, secondo l Procura, «gli infermieri sono tenuti a portarsi costantemente al capezzale del malato, a sorvegliarne e controllarne i parametri vitali e riferire al medico tutte le sia più minime variazioni del quadro generale». «Dalle telecamere di videosorveglianza – si legge – che i controlli degli infermieri sono stati sporadici e isolati» e che sia Mastrogiovanni che Mancoletti (altro paziente, ndr) «sono stati per lungo tempo abbandonati a se stessi senza acqua nè cibo» e in tutto ciò «Mastrogiovanni aveva manifestato dolori già dalla mattina del 3 agosto». Ma ad aggarvare il quadro sono «le condizioni di degrado e la insufficiente igiene nella quale era tenuto» che «sono prove concrete della inesistente assistenza e sorveglianza da parte degli infermieri di turno».

Sentenza di primo grado Per la morte di Franco Mastrogiovanni il giudice Elisabetta Garzo ha condannato i medici Di Genio, Barone, Basso, Della Pepa, Mazza e Ruberto a pene che vanno da un minimo di 2 ad un massimo di 4 anni. Tutti assolti dai reati, invece, i 12 infermieri del nosocomio vallese. A giocare un ruolo significativo nella vicenda giudiziaria sono state, probabilmente, le immagini del video di sorveglianza che hanno ripercorso le 83 lunghe ore di agonia di Mastrogiovanni. Nello specifico, il primario del reparto di psichiatria, Di Genio, è stato condannato per tutti i capi di imputazione, sequestro di persona, omicidio colposo e falso in cartella, come per gli altri medici, a 3 anni e 6 mesi. Barone condannato a 4 anni, così come Basso, mentre Mazza e Ruberto condannati a 3 anni. Pena più lieve per Michele Della Pepa, condannato a 2 anni di reclusione.

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