Sicignano-Lagonegro, Comitato pro ferrovia: «Dopo inchiesta de ‘Il fatto quotidiano’ ora vogliamo risposte»

Infante viaggi

«Il passaggio a livello di Polla resta asfaltato, mentre a Fermignano si installano le controrotaie lungo la linea Fano-Urbino, sospesa dal 1987, perché il sindaco vuole essere attivo nella battaglia per la riattivazione». Insomma, se da una parte c’è chi si batte per restituire i servizi al proprio territorio, dall’altra si tenta di cancellarne le tracce. Il comitato pro ferrovia Sicignano-Lagonegro ancora una volta chiede chiarimenti. Questa volta forte di una tirata di capelli de ‘Il fatto quotidiano’. Sì, perché la stampa nazionale, con un’inchiesta a firma del giornalista Antonello Caporale, ha dedicato ben due pagine alla mancata riattivazione della ferrovia Sicignano – Lagonegro che avrebbe dovuto coprire l’intero territorio del Vallo di Diano. «L’Italia non ha una sua metà – scrive Caporale – Tutte le città, i paesi, i villaggi interni sono invece scavalcati, come annullati. Se stai in mezzo, tra le vallate del salernitano – scrive il giornalista – ti fermi e attendi il bus, quando passa». Secondo l’inchiesta di Caporale dal momento della chiusura della linea ferroviaria ad oggi, «si è rivelato un business eccellente – si legge nell’inchiesta pubblicata facendo riferimento alle società di autolinee – un centro lobbistico che ha piegato le resistenze degli amministratori locali, usurpando dalle regioni il diritto imperituro alla concessione, spesso in nome del contributo a fondo perduto, di sicuro all’assistenza eterna».

Un duro affondo, insomma. «Il Comitato pro ferrovia – fa sapere con una nota stampa – intende chiedere pubblicamente dei chiarimenti sulla questione a chi è stato tirato in ballo nell’articolo». E rilancia l’appello per il ripristino della legalità, «in quanto è storia nota che non è legale asfaltare il passaggio a livello di una linea non dismessa. Non si tratta di essere contro o a favore della riattivazione, ma di rispettare le leggi e avere un po’ di senso civico. Il progetto originario – secondo la convenzione tra il Comune di Polla e Ferservizi (società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane ) – prevede all’articolo tecnico della medesima convenzione, la realizzazione di un salvagente spartitraffico tale da formare due arterie di transito ognuna di esse controllata da un passaggio a livello, il posizionamento di controrotaie, pari alla luce delle due arterie, la realizzazione di cunicoli sotto il livello stradale, occorrenti alla futura posa di cavi, da realizzare con tubi in ferro del diametro minimo di 40 cm, che al loro interno dovranno contenere tubi in pvc duro. Il tutto senza alcun rischio per pedoni e ciclisti, la cui incolumità resta la priorità assoluta».

«Se nel Vallo di Diano sembra essere un’assurdità richiedere il rispetto degli accordi e il rispetto della legge riguardo al PL – continua il Comitato riportando una serie di casi nazionali – va molto meglio in provincia di Pesaro-Urbino, lungo un’altra tratta sospesa dal 1987 e addirittura in via di dismissione. Nel comune di Fermignano, all’altezza di via Polidoro Virgili, il sindaco neo-eletto ha pensato bene di dare un segnale forte alla comunità installando le contro rotaie nella nuova rotatoria allestita per migliorare la viabilità. Un gesto concreto nella battaglia della riattivazione, l’unico che il primo cittadino di Fermignano avrebbe potuto fare. Mentre in Val Metauro si continua la lotta per riavere la Fano-Urbino, nel Vallo di Diano continuano gli abusi e i soprusi nei confronti di una ferrovia totalmente cancellata dalla civiltà e continuamente colpita, in un processo che finirà fisiologicamente per disilludere e far disabituare al treno i 90.000 abitanti della zona».

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«Portando alla luce l’esempio virtuoso di Fermignano – continua il Comitato pro ferrovia – intendiamo rivolgerci direttamente al sindaco Rocco Giuliano affinchè ripristini la legalità, rispetti gli accordi dell’articolo tecnico e dia un segnale forte pro riattivazione a partire da Polla, che in pochi metri vive contemporaneamente un esempio di civiltà/modello da seguire, la stazione, e poco più avanti vede le rotaie soffocare nell’asfalto, mostrando concretamente la scelta, scellerata, a favore del trasporto su gomma, privato (autobus) contro quello su ferro, pubblico (treno), al contrario di quanto avviene nel resto d’Italia e d’Europa».

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