Quattro anni senza Angelo Vassallo: le interviste al fratello Dario, alla moglie Angelina e al sindaco Pisani

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Quattro anni di indagini. Quattro anni di silenzi, attese. Quattro anni senza Angelo Vassallo. Il killer è ancora in libertà. Un presunto conoscitore dei fatti è in attesa di essere estradato dalla Colombia in Italia. Bruno Humberto Damiani, conosciuto come il «brasiliano», è l’unica persona al momento che potrebbe svelare particolari importanti su quella notte del 5 settembre del 2010. Il sindaco pescatore di Pollica-Acciaroli stava rientrando a casa quando un sicario lo ha freddato con sette colpi di pistola. Da quel giorno Pollica non è più la stessa. Il Cilento non è più lo stesso. Orfano di uno dei suoi condottieri. Amava il mare Angelo. La natura, l’ambiente e gli animali. Amava le cose belle e amministrava con amore quel posto che aveva trasformato con l’aiuto della gente. Della sua gente. A quattro anni dalla sua scomparsa parla il fratello, Dario, che ha messo su la fondazione Angelo Vassallo. Al Corriere del Mezzogiorno parla anche l’attuale primo cittadino di Pollica, Stefano Pisani. Mentre Antonio Vuolo del Mattino di Salerno ha ascoltato la moglie Angelina. Ecco le interviste estrapolate dai quotidiani on-line:

L’intervista al fratello Dario e al sindaco di Pollica Pisani rilasciata al giornalista Gabriele Bojano del Corriere del Mezzogiorno:

Dario Vassallo, presidente della Fondazione Angelo Vassallo e fratello del compianto sindaco, perché domani ricorderà Angelo a Casal di Principe e non a Pollica?

«Perché la fondazione non ha nulla a che spartire con l’amministrazione comunale di Pollica. E poi perché Pollica non è più il paese di Angelo. Appartiene ad altri ed io personalmente non voglio avere più nessun contatto con Pollica».

Ma cosa le hanno fatto di male a Pollica? 

«Guardi, il discorso è lungo e complesso, la morte di mio fratello è una morte senza senso, inutile, non è servita a nulla. Domani tutti ricorderanno Angelo ma il 7, l’8 settembre, i mesi successivi? Nulla. La gente vuole dimenticare, come si dice giù: è successo. È l’apatia del Sud che a me non piace». 

Mi faccia un esempio. 

«Ha mai visto qualcuno che a Pollica abbassasse la saracinesca per ricordare Angelo?» 

Ma il ruolo di una fondazione non è quello di scuotere un territorio? 

«Il compito mio e di mio fratello Massimo è di rompere con questa politica che ha fatto di noi meridionali solo dei sudditi. Angelo doveva essere valorizzato quand’era vivo non dal 5 settembre 2010 in poi». 

È il senso della sua richiesta di indagine interna al Pd, partito in cui militava suo fratello? 

«Io parlo di indagine politica e mi vogliono querelare, ho già ricevuto cinque querele». 

Allude ad Antonio Valiante? 

«Non ho tempo per dare spazio a questi personaggi» 

Perché ha scelto Casal di Principe per il convegno su Angelo Vassallo e la bella politica del Sud?

«Perché l’esperienza del sindaco Renato Natale è significativa: appena vinte le elezioni, è stato subissato di telefonate e poi sono tutti scomparsi. Il mio compito è stare vicino a chi è come mio fratello. L’anno scorso non a caso il 5 settembre eravamo a Fregene, al villaggio dei pescatori». 

A che punto è il suo secondo libro dopo «Il sindaco pescatore»? 

«È pronto ma mia moglie dice che non devo pubblicarlo se no mi ammazzano». 

E perché? Cosa contiene?

«Sono tutti appunti che ho raccolto in questi quattro anni di una vita squallida».

Stefano Pisani, sindaco di Pollica, la fondazione Angelo Vassallo per il secondo anno consecutivo ricorda il suo predecessore lontano da Pollica.

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«Per me è una cosa positiva, Angelo lo deve ricordare tutt’Italia. E ognuno come meglio crede. Anzi propongo che domani alle ore 21.45, ora in cui presumibilmente venne ucciso, nel 2010, ognuno accenda una candela per ricordarlo».

Però la fondazione tramite Dario Vassallo fa sapere che non vuole avere più niente a che fare con il Comune. 

«Ed è giusto. Perché la fondazione è un soggetto di diritto privato ed io come Comune non devo avere niente da spartire con la fondazione». 

Sindaco però sono quattro anni ormai che è in corso una sottile guerra di nervi con la fondazione per l’eredità politica di Vassallo.

«Eredità politica per avere una poltrona? Ma per favore, qui c’è tanto lavoro, fare il sindaco è bello ma anche molto oneroso e impegnativo. Le posso dire una cosa che non ho detto a nessuno?» 

Prego, la dica. 

«Il programma elettorale con cui Vassallo vinse le ultime consultazioni glielo scrissi io ed è quello che oggi continuo a portare avanti. Questa si chiama continuità amministrativa». 

Perché ricordare Angelo Vassallo a Pollica con una partita di pallone?

«Cerchiamo di andare avanti e di fare cose concrete». 

Con una partita di pallone? 

«Non polemizzi anche lei come ha fatto qualcuno, noi domani restituiamo alla cittadinanza un’opera incredibile, il centro polifunzionale sportivo che intitoliamo ad Angelo, risistemato e allargato con una spesa di un milione e mezzo di euro, fondi del bilancio comunale». 

Cosa c’è dietro questo taglio del nastro? 

«Il fatto concreto è che continuiamo a pensare alle giovani generazioni, è il modo più giusto per ricordare Angelo. E poi con i soldi raccolti dalla partita cerchiamo di dare una speranza ad Emanuele Scifo, il giovane di Battipaglia che da nove anni combatte contro una malattia rara e che necessita di un costosissimo intervento negli Stati Uniti».

L’intervista della moglie Angelina rilasciata al giornalista Antonio Vuolo del quotidiano ‘Il Mattino’:

«Dal primo momento gli inquirenti ci hanno detto che sarebbe stata un’indagine difficile, ma non pensavo fino a questo punto. Sono passati quattro anni e non vorrei che ne passassero altri quattro o ancora di più per conoscere la verità».

Millequattrocentosessanta giorni senza Angelo. Cosa prova?

«Gli stessi sentimenti che si provano già dal primo giorno in cui ti manca una persona cara. Mi mancano le nostre risate, le nostre uscite, la voglia continua di stare insieme. Anche nei silenzi riuscivamo a comprenderci. Momenti solo nostri che oggi, purtroppo, non ci sono più. Non nascondo che ogni tanto c’è qualche momento di rassegnazione, ma il dolore è sempre lo stesso».

Diverse le piste seguite dagli inquirenti, tante le supposizioni. Secondo lei, chi e perchè ha ucciso suo marito?

«È una domanda che mi pongo ogni giorno. Ma non so dare una risposta. Se e quando si saprà la verità, se si saprà, potrò interpretare cosa è successo».

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