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Agropoli: monte Tresino recintato, Fareambiente propone un ecovillaggio

di Biagio Cafaro

Con una lettera aperta inviata agli uffici competenti, il coordinatore Fareambiente dei comuni del Cilento, Giuseppe Colopi, chiede lo sblocco della situazione per monte Tresino e chiede di adottare la chiesa ed il complesso di San Giovanni al Tresino al fine di realizzare un ecovillaggio.

La lettera aperta:

Siamo alle porte di una nuova primavera – estate, un altro anno è trascorso. 

Nonostante le segnalazioni presentate dal coordinamento Fareambiente Cilento presso il corpo forestale di Vallo, la guardia costiera, la polizia municipale, il Parco nazionale del Cilento, i comuni di Agropoli e Castellabate, i cancelli ed i chilometri di recinzioni che inibiscono il transito lungo gli antichi sentieri che percorrono tutto il Monte Tresino sono sempre presenti. E’ completamente inibito dal filo spinato l’accesso al mare (‘caletta del Vallone’), agli insediamenti etrusco-romani (zona Savuco di Agropoli) al millenario Villaggio di San Giovanni (Castellabate). 

Non è terminato né il taglio abusivo di alberi, né lo scarico indiscriminato di materiali di risulta, né l’illecita deviazione dei corsi d’acqua, tantomeno lo stato di abbandono in cui versano i reperti storici ed archeologici. Il manto della non curanza tutto copre e tutto soffoca. 

Ci si scontra con un disinteresse generale e diffuso riguardo luoghi come il Tresino, aree che altri Paesi europei avrebbero trasformato in santuari del turismo di eccellenza, scuole di educazione all’ecosostenibilità, riserve di crescita economico-ricreativa. A niente sono valsi gli inviti che Fareambiente ha rivolto a tutti gli enti preposti affinchè esercitassero le azioni legali del caso, azionassero procedimenti di verifica del merito e del modus di esercizio dei diritti vantati dai privati. Alcun effetto ad oggi hanno sortito le passeggiate di protesta ed in girotondi organizzati da Fareambiente Cilento, i manifesti ed i comunicati a mezzo stampa. 

La cronistoria Troppo spesso dimentichiamo quanto e quale sia il valore di aree come il Tresino. Una cronistoria non può che fare bene a tutti. L’area di ‘Trentova-Tresino’ nel Cilento a sud di Salerno è una zona ad alto valore storico-archeologico-naturalistico dichiarata dall’ Unione Europea Sito di Interesse Comunitario, inclusa tra le aree a riserva integrale del Parco Nazionale del Cilento. A partire dagli anni 50 il promontorio del Tresino è stato oggetto di esplorazioni archeologiche e di studi da parte del prof. Pellegrino Sestieri, del prof. Piero Cantalupo, dalla Ecole Francaise de Rome, della sopraintendenza di Salerno. Segnatamente in località Savuco di Agropoli gli studiosi individuarono un muro del III sec. A.C. identificato come muro di terrazzamento romano del tempio dedicato a Poseidone, una tomba bisoma, vasellame e monete imperiali. Alcuni ritrovamenti subacquei confermano che l’insenatura del Vallone era utilizzata dalle navi greco-romane come approdo e che il monte Tresino era luogo di dimora estiva dei patrizi romani.

 

Nel Cuore del Tresino c’è la chiesa ed il villaggio’abbandonato’ di San Giovanni. Dopo la caduta dell’impero romano e le incursioni barbare che tutto distrussero, la vita si spostò dalle coste al promontorio. Il vescovo di Capaccio, Giovanni, al fine di veder ripopolati i territori nel 957 vendette tutta l’area del Tresino ad un tale Ligorio, mercante di Atrani. Il mercante fece ricostruire dalle fondamenta la vecchia chiesa di San Giovanni ed intorno ad essa sorse un villaggio. Nel 1069 il Tresino diede i natali a San Costabile Gentilcore, abate della Badia di Cava dé Tirreni venerato come santo dalla Chiesa Cattolica.        

Successivamente la chiesa di san Giovanni divenne monastero benedettino ed il villaggio attorno si fece più grande. Il feudo restò in possesso della badia di cava fino al 1412 poi passò di feudatario in feudatario. Tutti i padroni utilizzarono il Monte Tresino per la produzione di prodotti alimentari destinati ad essere esportati e venduti. Dal porto che fu creato nella sottostante rada partivano le navi dei mercanti, dei monaci, dei marchesi per i porti di Vietri, di Amalfi, dei paesi orientali, cariche di prodotti locali. 

Ad oggi l’area, fatta eccezione per pochissimi insediamenti privati, qualche pastore e raro escursionista è abbandonata a se stessa. Dopo anni di trafugamenti ed atti vandalici, nel 2011 il sito di San Giovanni è stato messo in vendita attraverso il sito ‘subito.it’, era prevista una ristrutturazione per la realizzazione di dieci appartamenti destinati a casa vacanze. Per la serie: tutto si risolve con il cemento. Ci auguriamo che rammentare serva a ridestare le coscienze sopite, a provocare un moto dell’animo che si traduca in rinnovato interesse in azioni concrete volte alla tutela di aree dall’enorme pregio e meritevoli di partecipazione ‘vissuta’ da parte delle istituzioni.

 

La proposta Nel caso l’incuria dovesse proseguire, il movimento ecologista Fareambiente si candida ad adottare la chiesa ed il complesso di San Giovanni al Tresino al fine di realizzare un ecovillaggio e donargli nuova dignità.

Forse è proprio lì dove le istituzioni latitano, che è necessario che intervenga l’associazionismo ed i cittadini. Tutti dovremmo adottare un palazzo, una piazza, una fontana, un monumento, un villaggio bisognosi di tutela. I luoghi vissuti finiscono sempre inevitabilmente per essere riacquisiti al patrimonio comune, in questo modo non hanno più la necessità di essere protetti ma si difendono da sè.

Questa lettera è un form aperto che speriamo ogni cittadino condivida e commenti.

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