Il Vallo di Diano in protesta contro la chiusura del tribunale di Sala Consilina

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La vera rivoluzione dei tribunali italiani sta per partire soffocata dal clamore delle polemiche di avvocati, sindaci e cittadinanza. Alla mezzanotte del 13 settembre scatterà il d-day, dalla cartina geografica spariranno formalmente 947 uffici giudiziari, quasi uno su due. Ben trenta tribunali non esisteranno più e con loro 30 procure, 220 sezioni distaccate e quasi 700 sedi di giudice di pace. Insomma, vorrebbero farla passare in sordina ma nel Vallo di Diano le polemiche non sono mancate.

Presidio permanente Da mercoledì mattina, infatti, gli avvocati del foro salese hanno reso noto a mezzo stampa l’avvio di un’assemblea permanente, con la partecipazione di tutte le associazioni professionali e di categoria, culturali, sportive, ricreative, religiose, gli ordini professionali e la cittadinanza, ed è stata stabilita in segno di protesta l’istituzione di presidi presso ogni Comune che ricade nella circoscrizione del tribunale di Sala Consilina per la consegna delle tessere elettorali. Inoltre, giovedì sera si darà vita a una “notte di veglia” davanti al tribunale di Sala Consilina in compagnia di artisti e operatori culturali locali.

Nessun passo indietro Il ministro Anna Maria Cancellieri, dal canto suo, è decisa ad andare avanti senza cedere ad alcuno slittamento nell’avvio della riforma. Tra l’altro a rafforzare ancora di più la decisione di andare avanti è stato anche il verdetto della corte costituzionale che ha respinto i ricorsi contro il taglio ai tribunali minori, a parte la sede di Urbino. Insomma, i giudici della consulta sono stati categorici: «La nuova geografia non comporta alcun impedimento. Anzi, garantirà una giustizia complessivamente più efficace». Cosa sarà dei palazzi di giustizia che chiuderanno le porte il 13 settembre resta un mistero e comunque danno il via a nuove polemiche. Potranno essere riconvertiti in scuole, alloggi per le forze dell’ordine o comunque in strutture per uso pubblico.

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Le conseguenze Il Vallo di Diano non ha ancora sollevato questo problema anche perché alla cittadinanza sta a cuore che il presidio non venga cancellato. Diversamente tutte le attività giudiziarie dovranno essere trasferite in un’altra regione, la Basilicata, con tutte le conseguenze prevedibili, sia in termini di spese che di disservizio. Il tribunale di Sala Consilina, infatti, ha competenza su di un vasto territorio a sud di Salerno che comprende 25 comuni, tra il Vallo di Diano, il Golfo di Policastro e il Tanagro, con una popolazione di oltre centomila residenti. Ecco perché è stata inoltrata una richiesta di dimissioni dei sindaci e dei consiglieri comunali dei Comuni coinvolti oltre all’avvio di una raccolta di firme. Tra i promotori del presidio di protesta, c’è il sindaco di Sala Consilina, Gaetano Ferrari.

I commenti Sull’argomento si è espresso ancora una volta anche il Codacons del Vallo di Diano. «Il Vallo di Diano, preso nella morsa di due grandi potenze “mondiali” confinanti, Vallo della Lucania e la Basilicata, dovrà cedere il proprio tribunale (una struttura dedicata e costruita con tutti i requisiti previsti dalle attuali norme) per via di una decisione “romana” (D.Lgs n.155/2012) che rivede la geografia giudiziaria per tagliare la spesa pubblica».A renderlo noto, a mezzo stampa, è Roberto De Luca, responsabile della sede valdianese. «Come già ribadito altre volte, il trasferimento del Tribunale in un’altra Regione comporterà un irreversibile impoverimento dell’intero comprensorio, non solo dal punto di vista economico, ma anche sotto l’aspetto sociale e culturale. Il rischio di un arretramento, anche sul piano della legalità, porrebbe non pochi interrogativi, infine, ai giovani che volessero rimanere a lavoro in questo territorio, per un futuro più prospero per tutti». «Abbiamo presentato alla Procura della Repubblica del Tribunale di Sala Consilina adesione all’esposto presentato dal presidente della sezione di Sala Consilina dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, avvocato Angelo Paladino. Ci si aspetta che le legittime richieste di “uomini” possano essere ascoltate da altri “uomini” e che presto, molto presto, qualcuno da Roma (e non solo!) si svegli, affinché ci sia finalmente Giustizia in queste terre».

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