Scoperti ad Agropoli villaggio protostorico e tempio greco. Apicella: «Subito un parco archeologico»

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Il Cilento sempre più scrigno di tesori archeologici. A confermarlo gli ultimi documenti emersi sul sito di Agropoli ritrovati dallo storico Ernesto Apicella che «riportano fedelmente lo scavo archeologico effettuato nel 1982 dall’archeologa Carla Antonella Fiammenghi». Lo storico sottolinea l’importanza del ritrovamento di portata internazionale: «Gli ultimi documenti che ho ritrovato – sottolinea Ernesto Apicella – confermano che, per ora, il più antico insediamento umano sul territorio agropolese si ebbe circa tremila anni fa (nell’XI sec. a.C.) nella cosiddetta età del Bronzo finale». «I documenti – continua lo storico – di notevole rilevanza archeologica indicano la presenza di un villaggio protostorico (XI-X sec. a.C.) sepolto a pochi metri di profondità e ubicato nei vigneti e uliveti della collina dove sorge il Castello di Agropoli. Nello stesso sito – sottolinea ancora – affioranti dal terreno i resti di un tempio greco (VII sec. a.C.), molto probabilmente, dedicato a Poseidon».

Il sito Lo storico, a ragione, lo definisce area archeologica. Il cui sottosuolo, probabilamente, è ancora tutto da esplorare. «Il fatto straordinario – ricorda Apicella – è che sull’intera collina del borgo antico di Agropoli è stato effettuato un solo, piccolo saggio archeologico di 48 mq. da dove sono riaffiorati due tesori. Immaginiamoci – continua – una più accurata ed estesa ricerca quale ricchezza archeologica potrebbe riservarci. Purtroppo i nostri due tesori di rilevanza internazionale, testimoni della gloriosa storia di Agropoli, dopo la loro scoperta nel 1982, furono abbandonati e dimenticati». E’ proprio in considerazione dell’importanza della scoperta e della rilevanza archeologica del sito che Apicella auspica non solo una visita del ministro dei Beni Culturali Massimo Bray ma la costituzione di un parco archeologico al fine di valorizzare e rendere ulteriormente fruibile al pubblico un sito di grande importanza storica «gli enti preposti stilando un protocollo d’intesa dovrebbero eleborare un progetto per l’istituzione di un parco archeologico che darebbe la possibilità di utilizzare il castello come museo e il borgo antico come polo culturale, sociale e turistico a livello internazionale».

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Apicella conclude, infine, sottolineando quanto la scoperta fosse inaspettata: «un semplice scavo, di pochi metri cubi, portò alla luce i resti di un tempio greco e, inaspettati, quelli di un villaggio protostorico. All’improvviso le lancette del tempo della storia agropolese tornavano indietro di XVI secoli (1600 anni circa). Infatti fino ad allora la ‘Genia’ agropolese si faceva risalire al VI sec. d.C. con l’edificazione del Castello da parte dei Bizantini». E con una foto d’epoca ci invita immaginare: «Vi chiedo di immaginare questa foto del 1850 senza il Castello e con sulla collina, un villaggio protostorico dell’XI sec, a.C. o dei templi greci del VII sec. a.C.». Questo e altro è Agropoli.

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