Cilento, da figlio di mezzadro a imprenditore agricolo. Il racconto di Lamberti in un viaggio nell’agricoltura italiana

«L’Italia non esporta né frutta e né verdura e i nostri prodotti non li vendiamo nemmeno nei supermercati. Caporalato? Sono la penultima ruota di un meccanismo perverso nato da chi, sul settore agricolo, ha creato un vasto impero di clientelismo. Oggi fare l’imprenditore agricolo è dura, molti finiscono per lavorare, a strozzo, per le cooperative che speculano sulle nostre vite. Nei mercati poi, vige la legge del cartello. I prezzi li fanno i broker. 25 anni fa quando furono concessi i primi contributi europei iniziarono anche le truffe e le frodi nel settore agroalimentare». 

A dirlo è Lamberti, un omone di 75 anni, che da figlio di mezzadro è diventato un noto imprenditore agricolo nel Cilento. «Quando eravamo coloni e questa terra era del marchese si lavorava per lui, ci si rispettava a vicenda, quando è subentrato lo Stato la terra si è fatta arida, i suoi frutti lasciati marcire a terra perchè non hanno né mercato e né valore. La semina, il raccolto, pretendono di farci lavorare sottopagati». Si alza ogni giorno alle 4 per andare a prendere i suoi lavoratori e insieme vanno nei campi, «la mia azienda ha tutte le certificazioni, superiamo tutti i controlli, produciamo frutta e verdura di qualità ma, nei supermercati non abbiamo canali per la vendita e non siamo liberi nemmeno di stabilire i prezzi». Mentre – denuncia – gli ipermercati vendono prodotti agricoli provenienti da coop quasi mai controllate. 

Vaste porzioni di terra che si perdono all’orizzonte, dove lo sfruttamento si nasconde alla perfezione. La globalizzazione ha aperto i confini a merci di ogni tipo, anche provenienti da Paesi dove non vigono le nostre severe leggi, i nostri costi e controlli. «E’ normale che abbiano prezzi più bassi: la politica non ci tutela in nessun modo e non tutela il consumatore. – dice – Tutti i giorni nei porti è un scaricare di frutta e verdura».

Quando leggiamo provenienza italiana spesso hanno solo transitato o attraccato sulle nostre strade o porti: basta entrare in Italia che sulla bolla appare la nostra certificazione, prodotto italiano. «Si chiama concorrenza sleale, ma chi controlla?. L’agricoltura è finita nelle mani di una gang che vede coinvolti politici, aziende farmaceutiche, interi asset finanziari: poggiano le loro basi marce sulle nostre terre. I caporalati poi sono uno strano fenomeno, per chi lavorano? Di chi è la terra su cui seviziano i lavoratori?».

L’azienda agricola di Lamberti ha provato la strada dei mercati ma, «i prezzi li stabilisce una specie di broker, una figura ch acquista per le grandi catene e tu non hai scelta, devi sottostare ai loro prezzi e non sono mai vantaggiosi per noi». Lamberti non è solo vittima di una epoca che ha deciso di abbandonare l’agricoltura, ma anche di una banca che ha abusato della bontà d’animo di quest’uomo che così ha deciso di farsi aiutare dalla Federcontibuenti. «L’agricoltura, – fa sapere la vicepresidente della Federcontibuenti, Roberta Lemma -, è stata fatta oggetto di abusi indicibili e politiche aggressive che hanno portato al collasso un settore che è stato un nostro vanto e una nostra miniera d’oro. Sul caso Lamberti è stata attivata la nostra squadra di legali per approfondire il trattamento bancario che gli è stato propinato e abbiamo attivato la Federscudo, unione tra Scudo Carabinieri e Federcontibuenti per avviare indagini specifiche sul caso. Sono stata in visita all’azienda Lamberti, ho visto i rapporti tra lui e i suoi lavoratori mentre, nelle terre confinanti brulicavano braccianti stranieri arsi dal sole». 

Venticinque anni fa il comando generale istituì il comando politiche agricole che doveva combattere queste frodi e soprattutto seguire la tracciabilità dei prodotti agricoli. «Il governo accettò la proposta del comando generale, ma invece di dare mezzi e uomini adeguati per fronteggiare fenomeni così imponenti, concesse solo un organico di 80 uomini, che operavano su 3 nuclei, Salerno, Roma e Parma. La nostra proposta è quella di istituire dei nuclei regionali con la stretta collaborazione della Forestale, per seguire il percorso di tutti gli alimenti, per controllare i supermercati per verificare da dove proviene il cibo che poi mangeremo, per garantire soprattutto ai cittadini di mangiare cibo non adulterato che porta spesso a malattie tumorali, che sono in forte aumento. Tutti sanno che il cibo incide per il 30% nelle malattie tumorali». Conclude il presidente della Federcontibuenti, Marco Paccagnella: «Indirizziamo questa situazione al ministro Martina, invitandola a disinteressarsi della vetrina internazionale delle multinazionali (Expò) per dedicarsi full time alla situazione dei nostri agricoltori, ai contadini veri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA