“Il mio ricordo di Angelo Vassallo”, di Giancarla Pisani

“Io sono solo. Sai, quando si fa politica si impara presto ad essere soli e a convivere con un perenne mal di stomaco da nervosismo. Certo, io faccio il Sindaco con grande piacere, è un impegno importante e sono soddisfatto quando vedo che i risultati sono stati raggiunti però da qualche anno tante cose sono cambiate. Qui tutti hanno conosciuto la ricchezza e nessuno se la sente più di rimboccarsi le maniche e di dare un contributo spontaneo. Stanno iniziando a credere che chiunque possa mettersi giacca e cravatta ed andare negli uffici della Provincia oppure in quelli della Regione per ottenere ciò che si vuole. Non capiscono che io mi sveglio quando il giorno sta per iniziare e alle 6,00 sono sul Porto e poi al depuratore a controllare che tutto funzioni e poi corro dappertutto per risolvere mille problemi. Credono tutti che debba lavorare solo io, ma non hanno capito che quando si parla di una comunità ognuno dovrebbe dire “facciamo” e non “fai”. E poi, dopo tanti anni,  capisci che tanto lavoro e tanti premi conquistati possono anche dare fastidio. Più fai e più non vai bene. Non continuerò a fare questo lavoro per molto tempo ancora,sono stanco. Adesso voglio trovare  del tempo per me, per la mia famiglia, voglio ricominciare ad “andare a mare” e poi mi piace tanto anche la campagna, qualche giorno fa sono andato a spaccare legna con mio figlio Antonio, ci fanno ancora male le braccia! E tu, sai perché quando hai tempo mi aiuti? Perché hai fatto sacrifici e perché guadagni in un mese quello che in tanti, in questo Comune, guadagnano in un giorno. Tu sai scrivere e ti piace, e allora vai sul Comune se hai bisogno di telefoni e fax, e scrivi! Ma non mi telefonare, scrivi quello che vuoi, parla di noi, tutti ci devono conoscere. Dimenticavo, io parlo spesso utilizzando antichi proverbi, lo consci quello dell’albero di quercia? Ora te lo spiego. Quando una vecchia quercia cade tutti corrono per tagliarla in tanti pezzi, è legna di ottima qualità per accendere il fuoco,e ognuno se ne prende una parte. Hai capito cosa voglio dire? Quando io cadrò in tanti correranno per prendersi quello che ho costruito cercando di accaparrarsi il pezzo migliore. Andrà così!. Adesso vai a scrivere e fai sapere a tutti che esistiamo anche noi. Io per queste cose non sono bravo e poi sono un uomo del “fare”, le parole giuste le affido a te, cara Giancarla”.

Questo era Angelo Vassallo due anni fa quando sembrava che il Comune di Pollica non dovesse chiedere ed invidiare niente a nessuno.

Eppure quel mare tanto premiato perché così blu e la campagna pulita, senza cemento dove sorgono Cannicchio, Pollica, Celso e Galdo, piccoli borghi con le stradine in pietra, i palazzi storici recuperati e una vita serena e senza paure, non facevano altro che preoccupare Angelo.

Quelle parole di allora non lo capii, né volli approfondire, anzi lo presi in giro dicendogli che anche io ero arrabbiata con lui perché volevo allestire una vetrina del Comune al centro di Parigi e non trovava mai il tempo per ascoltarmi.

Col senno del poi quel discorso forse l’ho capito a metà perché ancora nessuno sa cosa ci riserverà il futuro.

Una cosa però è certa, quella solitudine di Angelo Vassallo è diventata la solitudine di tanti, anche la mia.

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