La vera utilità dei comitati nel Cilento

di Massimo Calise

Nel Cilento vi è un fiorire di comitati che affrontano problemi diversi riguardanti: sanità, trasporti, lavoro, rifiuti. Questioni importanti che dovrebbero essere gestite dalle istituzioni pubbliche. In assenza, o a causa dei ritardi di quest’ultime, nascono specifici comitati. Essi sono destinati ad avere una vita effimera giacché il problema sollevato o si risolve o, in caso contrario, sono condannati a un avvilente senso d’impotenza.

Mi chiedo: la creazione di comitati ad hoc è la via maestra per risolvere problemi che continueranno a presentarsi? Come mai l’iniziativa di denuncia e pressione non è promossa dai corpi intermedi (partiti, sindacati)? La loro funzione è ignorata dalle sfiduciate popolazioni locali; a testimonianza del loro fallimento o, quanto meno della loro grave difficoltà.

La sfiducia nelle istituzioni, nei partiti e nei sindacati è ad un livello allarmante. Dobbiamo chiederci: sono essenziali per la democrazia, per la funzionalità del nostro Paese? Se la risposta, come spero, è affermativa, ciascun cittadino dovrebbe contribuire a risollevare tali istituzioni. L’esperienza dimostra che l’espressione della propria volontà attraverso il voto non basta. A prescindere dai casi di voto inquinato dobbiamo considerare che esso, oggi più che mai, è influenzato da fattori che con la ragione centrano poco. Mi riferisco all’influenza dei mass media che, spesso, con messaggi semplificati parlano alla pancia dell’elettorato, ai potentati locali che ancora pesano soprattutto nel meridione.

Allora come promuovere un voto di opinione, ragionato, che condizioni positivamente la classe politica? Come stimolare e controllare politici e amministratori durante il loro mandato? I cittadini devono divenire consapevoli del loro ‘potere’ spesso solo formale, essi organizzati e informati possono far sentire la loro voce. Il primo passo è l’aggregazione spontanea, devono riunirsi e riappropriarsi della capacità di discutere e decidere insieme. La costituzione di comitati civici ‘guardiani’ delle istituzioni, capaci di proporre e controllare, potrebbe essere una risposta durevole ai problemi ricorrenti .

Quindi si ai comitati civici ma non (solo) per risolvere un problema specifico, non contro qualcosa o qualcuno ma pro una società migliore a ogni livello, iniziando dalle realtà locali. Se si agisce sugli effetti e non si attaccano le cause del malessere e dei malfunzionamenti, le battaglie non avranno mai fine. Le vittorie conseguite saranno ‘toppe’ a emergenze che si ripresenteranno. È ovvio che nuove questioni si porranno e sarà necessario agire ma per andare avanti e non per riprendere problemi annosi che puntualmente si ripetono.

La promozione di una cittadinanza attiva è un compito difficile e di lunga durata. Si dovranno superare antiche inerzie ed ostacoli posti, anche, da chi, a parole, nei convegni e nei comizi, predica partecipazione. È un obiettivo ambizioso e necessario che non impedisce vertenze su problemi specifici; un progetto può prevedere tappe intermedie e varianti tenendo ferme le finalità. Partecipazione vera significa poter incidere sulle decisioni. Per fare ciò occorrono cittadini organizzati, informati e responsabili. Sarebbe una grande conquista il fatto che tanti volenterosi ‘sparpagliati’ si uniscano e, attraverso la partecipazione civica, tutelino gli interessi della collettività istaurando, anche, un rapporto maturo con le istituzioni locali.

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