Cilento, strada provinciale 56 devastata dai cinghiali |FOTO

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Non si arresta, nel Cilento, ‘l’emergenza cinghiali’. I cittadini di gran parte dei paesi cilentani chiedono al più presto una soluzione per evitare, come oramai si verifica da anni, di ritrovarsi campagne devastate, coltivazioni distrutte e, in maggior luogo, di ritrovarsi dei cinghiali sulla carreggiata mentre si è alla guida della propria automobile o motocicletta. Non sono pochi, infatti, gli incidenti che negli ultimi periodi si sono verificati propria a causa dei cinghiali. Un esempio di come queste bestie possano essere un pericolo oltre che un disagio lo mostrano le foto allegate scattate sulla strada provinciale 56, nel tratto che collega il Comune di Orria al Comune di Perito. Scavando e creandosi dei passaggi i cinghiali causano delle piccole frane ai lati della carreggiata. Oltre ad un deturpamento della strada, numerosi sassi di piccola e media grandezza assieme a terra e sterpaglie finiscono sull’asfalto creando, nel peggiore dei casi, dei notevoli cumoli di terra e pietre. La strada, stretta e tortuosa diventa così particolarmente pericolosa, specialmente per i motocicli. Inoltre, nelle ore notturne, in molti si sono spesso imbattuti in cinghiali che all’improvviso sbucano dalla vegetazione attraversando la strada.

Lo scorso febbraio, l’ente Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha stilato un elenco di 80 Comuni della provincia di Salerno nei quali i cittadini potranno presentare domanda di sostegno alla regione. Ma purtroppo un lavoro di ripristino non basta, è necessaria, più che altro, una strategia di prevenzione. E’ su questo che punta il presidente del Parco, Tommaso Pellegrino, il quale ha disposto l’installazione in diverse zone del Parco particolarmente interessate di ben 250 selecontrolli, oltre a questi Pellegrino ha puntato anche sull’attivazione di centri di cattura. Per questo obiettivo il Parco ha pubblicato un decreto per istituire l’albo dei cacciatori che verranno abilitati a questo tipo di ‘caccia’ con scadenza al 30 aprile. I corsi, ai quali seguirà un esame, sono finalizzati alla formazione di cacciatori di ungulati con metodi selettivi, coadiutori al controllo del cinghiale, coadiutori faunistici addetti al controllo e monitoraggio della fauna selvatica, conduttori cane limiere e conduttori cane da traccia. Ci potrebbero essere, da parte del Parco, degli accordi per mettere in vendita la carne cacciata. Lo scorso novembre il sindaco di Gioi, Andrea Salati, affermava che «bisogna far ricorso alle deroghe delle leggi che regolano l’attività venatoria nelle aree protette. Deroghe – spiegava Salati –  che nel caso non vi siano altre soluzioni soddisfacenti, e non ve ne sono si applicano in casi di estrema gravità quali la tutela della salute e della sicurezza pubblica, la prevenzione di gravi danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque. Tutte condizioni queste – concludeva – che sono presenti nel nostro territorio attualmente»

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