Spiagge bene comune, Fare verde Cilento: «Servono meno lidi balneari e con strutture amovibili»

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Riceviamo e pubblichiamo dall’associazione ambientalista Fare verde Cilento. Uno studio del Wwf dice che nel 2001 gli stabilimenti erano circa 5368, oggi risultano 12 mila. Occupano 900 chilometri di costa, vale a dire un quarto di quella adatta alla balneazione costituita da ottomila chilometri. Questa occupazione determina la progressiva scomparsa delle dune di sabbia – con le sue fasi cespugliose e arbustive –  formatesi per l’azione del vento  in molte decine di anni. Ombrelloni, sedie a sdraio, campetti di calcio e pallavolo, chioschi più o meno grandi le hanno invase, con danni gravi all’ecosistema dunale,  protetto da norme nazionali e internazionali.

Le spiagge sono un bene comune – continua l’associazione nella sua nota – appartengono infatti allo Stato e quindi a tutti i cittadini, ma costituiscono ormai un affare privato. Questa occupazione determina la progressiva scomparsa delle dune di sabbia – con le sue fasi cespugliose e arbustive –  formatesi per l’azione del vento  in molte decine di anni. Ombrelloni, sedie a sdraio, campetti di calcio e pallavolo, chioschi più o meno grandi le hanno invase, con danni gravi all’ecosistema dunale,  protetto da norme nazionali e internazionali. Non parliamo poi del disagio dei cittadini di trovare un posto libero per piantare un ombrellone tra le strutture private, sempre più invadenti.

Nel Cilento esistono molte spiagge racchiuse in baie e cale caratteristiche, lunghe anche qualche chilometro, ormai occupate sempre più nella stagione estiva da aziende private. Pertanto Fare Verde Cilento ha promosso una campagna di sensibilizzazione con l’obiettivo di perseguire la tutela degli arenili, per il loro valore non solo naturale ma anche culturale e economico: naturale, perché su le spiagge si formano le dune, con la loro flora e fauna particolari, necessarie a contrastare l’erosione marina; culturale, perché costituiscono una caratteristica particolare ed essenziale del paesaggio costiero italiano; economico, perché strumento attrattivo fondamentale per il turismo balneare, naturalmente eco-compatibile.

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I lidi balneari, con i loro servizi sempre più invadenti, rappresentano ormai un ostacolo alla tutela di questi valori rappresentati dalle spiagge. Con questo Fare verde Cilento non vuole assolutamente che non debbano esistere servizi  privati  estivi sugli arenili. Occorre che siano amovibili e molto ridotti nel numero, nelle dimensioni, nelle funzioni. Fare Verde ribadisce l’esigenza della sostenibilità del turismo balneare , che secondo una nota definizione “deve integrare la gestione di tutte le risorse in modo tale che le esigenze economiche, sociali ed estetiche possano essere soddisfatte, mantenendo allo stesso tempo l’integrità culturale, i processi ecologici essenziali, la diversità biologica e i sistemi viventi”. E’ con questo obiettivo che l’associazione ha chiesto, con mille difficoltà bisogna dirlo, i piani spiaggia e le concessioni demaniali dei vari comuni rivieraschi dove esistono spiagge rinomate, meta di turismo balneare, quali ad esempio Marina di Camerota, Palinuro, Vibonati, Sapri. Non vorremmo che nel Cilento si arrivasse  a situazioni esistenti in altre regioni, dove la bandiera blu sventola. Il Cilento , con il suo blasonato parco nazionale, ha ben altri valori naturali e culturali da perseguire e difendere.

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