Blocco impianto a biomassa, circolo Peppino Impastato: «Sventato sfregio alla nostra terra»

Il Circolo Peppino Impastato di Capaccio, del partito di Rifondazione comunista, con una nota ha espresso soddisfazione per la bocciatura del progetto di centrale a biomassa nel territorio di Capaccio. «Attendiamo di poter visionare, nelle prossime ore, la documentazione risultante dalla conferenza di servizi che si è svolta in Regione Campania – scrivono – per poter meglio valutare la tenuta delle soluzioni adottate anche sotto un profilo tecnico-amministrativo. In ogni caso, è stato sventato uno sfregio alla nostra terra». In conferenza dei servizi non è stato dato l’ok per la realizzazione a Capaccio di una centrale per la produzione di energia elettrica alimentata con biomassa, ovvero prodotti vegetali ( cippato di legno, sanse di olive, scarti vegetali) da un megawatt di potenza. Un’impianto che sarebbe dovuto sorgere nei pressi dell’area archeolofica di Paestum e in  un’area  caratterizzata dalla presenza di numerose colture come quelle del carciofo Igp.

«Ci auguriamo – continuano – che da questa vicenda possa nascere una rinnovata coscienza ambientale: nuovi pericoli, infatti, si profilano all’orizzonte. Da quanto emerge dalle anticipazioni giornalistiche, il decreto “Sblocca Italia”, che il governo Renzi ed il Pd si apprestano a varare, prevede la riapertura di ben 17 opere, pubbliche e private, legate al ciclo dei rifiuti nella Campania: in particolare cinque discariche (Napoli-Chiaiano, Pozzuoli, Caserta-Ferrandelle, Battipaglia e Serra Arenosa nel Salernitano), quattro termovalorizzatori (a Salerno, a Oliveto Citra, a Napoli nel quartiere Ponticelli e nel Casertano a Pignataro Maggiore), una serie di centrali per la produzione di energia: le termoelettriche di Presenzano e Ponte Valentino, gli impianti eolici di Buonalbergo e San Giorgio del Sannio; una centrale a biomassa a Eboli e un elettrodotto tra Torre Annunziata e l’isola di Capri».

«La considerazione secondo cui la realizzazione di simili impianti ha un impatto ambientale e socio-economico che va oltre il singolo territorio interessato rimane vera e incontestabile. – scrivono ancora nella nota – Tanto più se si considera che la centrale a biomassa di Eboli è oggettivamente vicina al nostro territorio e che l’inceneritore di Oliveto Citra e la discarica di Serra Arenosa riguardano da vicino il bacino idrografico del fiume Sele. Non deve essere allentata la guardia! La posta in gioca è e rimane la nostra salute e l’economia del nostro territorio».

«Ancora più urgente diviene, quindi, porre l’attenzione e mettere in discussione tutta la filosofia di fondo con cui viene trattato il problema dei rifiuti in Campania, il piano regionale dei rifiuti che, legato alla logica Discarica-Inceneritore-Discarica, nasce già vecchio e diventa un nuovo ed ulteriore strumento di colonizzazione del meridione. È necessario – conclude il circolo – perseguire la riduzione a monte dei rifiuti, il riuso, il riciclo, una raccolta differenziata spinta: l’obiettivo è e deve essere rifiuti zero. Inoltre va messa in discussione la filosofia che muove questo provvedimento del governo nazionale, legata allo sperpero di risorse per opere di cui non viene in alcun modo considerata la reale utilità e di cui non vengono in alcun modo valutati i costi sociali».

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