Parcheggi nel Porto di Agropoli: dopo tanto parlare hanno …..partorito un rospo

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Parcheggi nel Porto di Agropoli: dopo tanto parlare hanno …..partorito un rospo

Generalmente si dice: “partorire un topolino”, ma questa volta è proprio un rospo!
Dopo Ordinanza del comandante del Porto, costosi lavori comunali di istallazione di automatismi di parcheggio con sbarre e strisce blu/gialle, voci di banchina, smentite e rinvii,  venerdì 8 luglio dovrebbero andare  a regime le  nuove regole stabilite da Circomare/Comune di Agropoli, che governeranno l’accesso e la sosta nell’ambito portuale.
La sosta nelle strisce blu è consentita a tutti, contro pagamento, di volta in volta, di un ticket orario del costo di un euro per ogni ora, che permette, anche, l’accesso nell’ambito portuale, limitatamente alla zona palazzina Capitaneria-inizio molo di sopraflutto (settore B1 dell’Ordinanza Ufficio Circondariale Marittimo di Agropoli n. 11/2011).
Diportisti, con barca ormeggiata nello specchio del porto, e operatori portuali possono richiedere il rilascio di una scheda magnetica, con validità per un anno solare (quest’anno, quindi, fino al 31.12.2011) al costo di 50,00 euro. Il rilascio dovrebbe avvenire previa sottoscrizione di una istanza prestampata, da completare con i dati anagrafici del richiedente, il codice fiscale e, obbligatoriamente, il numero del cellulare. Tale prestampato – in testata, affiancati, il logo del Comune e di una nota ditta produttrice di automatismi per cancelli, in calce la ragione sociale, recapito telefonico e indirizzo  dell’installatore – intitolato: “Porto di Agropoli. Richiesta attivazione scheda prepagata per il parcheggio”.
Mi domando. Per l’acquisto di una scheda prepagata per il parcheggio era, proprio, indispensabile schedare diportisti e operatori portuali, alla faccia del giusto diritto alla privacy personale, o era bastante, per avere titolo, l’assenso scritto dei Concessionari – dei pontili – dell’ormeggio di un’imbarcazione nel loro specchio d’acqua? Esiste una spiegazione logica perché nome della ditta produttrice degli automatismi e del suo installatore compaiono sull’istanza e sulla scheda magnetica, in affiancamento al quello del Comune? E’ da intendersi un vincolo per il rilascio della scheda o per una forma di pubblicità occulta o che altro?
E adesso il rospo, anzi i rospi perché è stato un parto plurimo.
In aprile, il comandante del Porto di Agropoli (già ricordata Ordinanza n. 11/02011) giustamente disciplinava accesso circolazione e sosta veicolare, segmentando l’ambito portuale in vari settori, ciascuno con divieti e consensi. Ordinava che l’accesso è consentito soltanto a operatori Portuali e proprietari di unità ormeggiate nel porto, titolari di permesso rilasciato dall’Autorità Marittima (art. 5). E aggiungeva: “Limitatamente all’area B1, laddove l’accesso sia finalizzato alla sosta, il possesso e l’esposizione di valido titolo di pagamento se richiesto – potrà essere considerato sostitutivo del citato permesso di accesso” (art. 4).
Da questo, è interpretazione, da comune mortale, considerare, come un atto delegato dall’Autorità Marittima, la sostituzione del  permesso di accesso al porto con la ricevuta di pagamento di parcheggio (grattì o scheda)?
E alla luce di quanto, come è possibile assicurare il “mantenimento dei massimi standard di sicurezza e security nell’ambito portuale” – giusti e condivisibili principi ricordati nella premessa della citata Ordinanza – quando con un euro chiunque ha libero accesso, senza alcuna preventiva convalida?
Poi, non è discriminatorio per coloro che, come ogni anno, hanno prodotto istanza e ottenuto permesso, dimostrando di avere titolo all’accesso, vedere che, con un solo euro, chiunque può  accedere?
Il secondo rospo è più articolato. Presunta trasgressione a dottrina e giurisprudenza.
Il Codice della Strada (D.Lgs. 285/92) recita chiaramente all’art. 7 comma 8: “Qualora il Comune assuma l’esercizio diretto del parcheggio……. disponga l’installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta …, su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta”. Norma richiamata e confermata, anche, con sentenza della Cassazione (Sezioni Unite Civili Suprema Corte n. 116/2007).
E’ da considerarsi “una adeguata area nelle immediate vicinanze” il parcheggio a strisce bianche di via Selecaro – circa il 10% verso il totale di quello a strisce blu – o era migliore la scelta dello scorso anno che riservava a parcheggio libero anche il lato destro della corsia in uscita dal Porto?
In aggiunta, le aree destinate al parcheggio non dovrebbero essere “ubicate fuori della carreggiata e comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico” (D.Lgs. 285/92 art. 7 comma 6)?  Non sembra che le varie tratte di parcheggio siano ubicate fuori della carreggiata, anzi è stata ridotta, dalla costituzione a spina di pesce dei siti. E la loro limitata profondità, con l’eventuale fuoriuscita delle auto, la può ridurre ulteriormente. Quindi non è a rischio quel principio di sicurezza nell’ambito portuale?
Un ultima riflessione da fare. “Ne vale la candela” il ritorno in termini economici, rispetto al costoso investimento – istallazione di sbarre, automatismi elettronici, contamacchine, display digitali – e alla future spese di manutenzione e esercizio?
E ancora. Non sarebbe stato più logico riservare unicamente a operatori e diportisti, che sono la linfa vitale dell’attività economica portuale, il parcheggio all’interno della cosiddetta zona B1?
Se il dubbio degli Amministratori Comunale era quello di non saturare tutti posti auto disponibili, la considerazione che questi sono circa il 30% degli ormeggi del porto avrebbe dovuto fugare ogni esitazione. In più, considerando che la maggior parte dei dipartisti non sono residenti, ci avrebbe preservato da un ritorno negativo d’immagine, nella probabile ipotesi che alcuni di essi non possano accedere alla propria imbarcazione ormeggiata, per non sapere ove parcheggiare l’auto, sia dentro che fuori l’ambito del porto.
Del resto, da una scelta che limita l’accesso carrabile e alla sosta – norma di prassi nei porti pubblici – gli altri visitatori non sarebbero stati penalizzati. Infatti se lo scopo è di fare una passeggiata a piedi per diletto per godere della vista del porto, come osserviamo che avviene, in modo ripetitivo, nei giorni festivi e feriali, non sarebbe stato un problema usufruire dei numerosi parcheggi a pagamento e liberi esistenti nei tratti di viabilità urbana da via Antonicelli alla via Selecaro.

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