Le primarie nella provincia di Salerno, la sfida politico-organizzativa interna al Partito democratico

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Le primarie sono terminate con l’esito previsto. Ora il Partito Democratico, con un Segretario eletto, deve dimostrare di essere all’altezza dei difficili problemi del Paese. La positiva risposta a questa sfida deve essere l’auspicio di tutti i sinceri democratici.

Solo un anno fa, ricordo, le primarie hanno visto l’investitura di Bersani che, nella provincia di Salerno, ha ottenuto il 67% delle preferenze contro il 33% di Renzi. Oggi la situazione è: Renzi al 69%, Cuperlo al 22%, Civati al 9%. Rispetto ai dati nazionali si registra un miglior risultato di Cuperlo a scapito, sostanzialmente, di Civati. Renzi compie un balzo di 36 punti in un anno. Come è avvenuta questa rimonta? Probabilmente la voglia di discontinuità ha fatto sì che non fosse Cuperlo, cosa più plausibile politicamente, a raccogliere l’eredità dei consensi di Bersani.

Non possiamo dimenticare le polemiche della vigilia che denunciavano come numerosi  renziani siano fioriti a novembre, dopo che il sindaco di Salerno ha annunciato il suo appoggio a Renzi. Fatto che ha sorpreso i suoi stessi fedeli ma anche i renziani della provincia; ma si sa: voto non olet. Tutto ciò serve a ricordare che in questa democrazia malata esiste il pericolo, non nuovo specialmente nel Mezzogiorno, che il gruppo dirigente, impegnato a livello nazionale ed europeo, si affidi ai notabili locali. Come nel sistema feudale la periferia è lasciata ai vassalli, valvassori e valvassini; tutti legati da un patto: io ti porto X voti, tu agevoli le mie iniziative sul territorio.

Non sto parlando, e pure occorrerebbe, di corruzione e di malavita. Parlo di un sistema in cui le idee, i progetti e, tantomeno, i valori non valgono; servono gli “amici” e gli “amici degli amici”; il valore è la fedeltà al proprio notabile. È evidente che un sistema siffatto è bloccato: il ricambio, quando è indispensabile, è consentito solo ai fedeli (o meglio ai parenti). Nessun cambiamento, nessuna progettualità.

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Questo sistema, che accontentava molti quando i finanziamenti arrivavano e gli enti pubblici assorbivano dipendenti,  è divenuto insostenibile; ma è difficile, dopo decenni, sostituire allo spirito gregario lo spirito d’iniziativa, la partecipazione.

Quindi esiste una sfida politico/organizzativa interna al Partito Democratico. È necessario che l’organizzazione politica garantisca una “omogeneità democratica” al partito in tutte le sue articolazioni. Auspichiamo che Renzi, consapevole anche di questa sfida interna, l’affronti con coraggio e, opportunamente, rinunci alla sua carica di Sindaco.

A noi compete il riscatto del Mezzogiorno che ci deve vedere protagonisti, capaci di progettualità e di costante impegno. Dovremo metterci alla testa di un movimento di idee che coniugando Europa-Meridione-Mediterraneo garantisca pace e sviluppo a tutti i paesi rivieraschi. Solo con questa acquisita consapevolezza potremo inserire, credibilmente, il meridione nell’agenda dei Partiti, dell’Italia e dell’Europa.

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