Ragazzo morto dopo notte in discoteca, don Gianni attacca ancora ‘Il Ciclope’: «La gioia non si paga, chi la vende è criminale»

«Riguardo a un giovane morto, io devo parlare». Comincia così il post pubblicato sulla pagina Facebook del Meeting del Mare firmato da don Gianni Citro. Il prete di Camerota continua a tenere banco, a rispondere con interviste sulla stampa locale e sulle tv cilentane e, ora, a commentare anche tramite i social network su quanto accaduto il 31 agosto a Marina di Camerota quando Simone Pandolfi, un giovane turista di 21 anni, è morto dopo aver trascorso una serata in discoteca. Il decesso, a detta del medico legale e dell’esame autoptico, è avvenuto per un edema polmonare. L’edema, invece, non si sa da cosa è stato causato. 

La vicenda La prima ipotesi presa in considerazione dagli inquirenti è stata quella di una overdose di droga e alcol, non accertata ancora dagli esami tossicologici. Al vaglio dei medici anche la possibilità di uno sforzo eccessivo effettuato dal ragazzo all’uscita della discoteca quando ha camminato per circa 6 chilometri sotto al sole per raggiungere il porto di Marina di Camerota in compagnia di un amico. Durante il percorso, però, Simone non ce l’ha fatta e si è accasciato al suolo. Da quel momento la dinamica non è chiara nemmeno a chi indaga. I carabinieri stanno cercando di capire se eventuali responsabilità sono da attribuire alla macchina dei soccorsi, probabilmente scattata in ritardo, oppure no. La prima ambulanza che ha soccorso il giovane, non sarebbe stata medicalizzata e quindi senza medico curante a bordo. La seconda, medicalizzata invece, ha preso in consegna Simone lungo il litorale della spiaggia del Mingardo dove è morto dopo pochi minuti. Sotto la lente di ingrandimento della procura sono finiti due medici, attualmente indagati per la morte del 21enne. 

Il primo attacco Intanto don Gianni Citro, prete-rock cilentano, ha puntato il dito contro la proprietà del Ciclope rilasciando varie interviste ai quotidiani locali. A detta del parroco pare che all’interno del locale «non ci sia vigilanza e attenzione rispetto ad un dato eclatante e storicamente certo che in quella discoteca c’è un abuso di sostanze spaventosissimo». Don Gianni attacca anche le nuove generazioni: «Ci siamo mai accorti di quello che succede nel Ciclope, ci siamo accorti che quelli che escono di li sono dei morti viventi? Non voglio puntare il dito contro una fitta rete di popolazione che vuole divertirsi e va lì per passare una serata con gli amici. Purtroppo c’è una fetta molto nutrita di clienti delle discoteche che appartengono ad una generazione con delle patologie gravi a livello di disagio sociale e a livello di dipendenza con queste sostanze, riportando danni gravi alla psiche. Posso fare un elenco infinito di ragazzi che ho conosciuto». 

La risposta di Sacco La risposta di Raffaele Sacco, titolare della discoteca ‘Il Ciclope’ dove si presume che Simone abbia trascorso le ultime ore della sua vita, si è fatta attendere. L’attesa è stata voluta, come dichiara Sacco, «per rispetto verso la famiglia e perchè avrei preferito tacere al cospetto della morte di un ragazzo così giovane». Ma le dichiarazioni di don Gianni, del partito Democratico e dell’opposizione di Camerota, hanno quasi «costretto» Lello a scrivere una lettera inviata alle redazioni dei vari quotidiani. «Sino a questo momento non ho ritenuto giusto ed opportuno dover alimentare le tante, tristi e, talvolta, inutili polemiche da te pubblicamente sollevate all’indomani della morte del giovane Simone Pandolfi – scrive Sacco nella lettera rivolgendosi a don Gianni. Poi continua – quando denunci l’esistenza di attività criminose commesse all’interno del Ciclope, tu non accusi me, ma rivolgi le tue parole a chi è preposto all’attività di tutela dell’ordine pubblico ed alla repressione dei reati». Il resto della lettera è riportato nell’articolo ‘Ragazzo morto dopo notte in discoteca, ‘Il Ciclope’ a don Gianni: «Ti sei fatto manipolare e usare per altri fini»’. 

Prete – social Il parroco di Camerota torna all’attacco. Questa volta lo fa tramite social network. Sul profilo Facebook del Meeting del Mare, una delle manifestazioni di arte, musica e culturale gratuite più grandi del sud Italia che si svolge da 18 anni a Marina di Camerota ed è organizzata dal sacerdote, don Gianni risponde alla proprietà della discoteca e attacca i giornalisti. Ecco il post pubblicato integralmente: 

Non frequento i social network, mio malgrado, solo per un eccesso di realtà che abita la mia vita e che non mi consente di vagare per i sentieri del virtuale, ove troppe volte si raccontano cose che esistono solo nella mente e nell’immaginazione di chi le narra e, cosa sciagurata, non corrispondono a nulla di ciò che forma il mondo della vita. Tuttavia spesso, la mia fitta rete di amicizie mi informa di pensieri, sentimenti e parole messi in rete con stravagante disinvoltura da soggetti che si sono calati in una sorta di coscienza oracolare… Ognuno parla per un motivo. Chi per diletto, chi per passione, chi per dovere di cronaca, chi per soldi, chi per plausi, chi per infangare, chi per costruire, chi per odio e chi per amore e per fede. Io sono un sacerdote cattolico, servo di un Dio della parola ed evangelizzatore del popolo. Se non parlo, il mio Dio e’ scontento e se non dico la verità che mi raggiunge, il mio Dio e’ adirato e se non indico il pericolo che vedo, il mio Dio da’la colpa a me… Io devo parlare perché questa e’ l’umile e unica ragione della mia vita, della mia missione, del mio sacerdozio. Se muore un ragazzo di vent’anni a cento metri dalla mia Chiesa, al centro della mia comunità , sotto gli sguardi smarriti dei passanti, io devo parlare. Non devo darmi pace finché gli artefici di questo delitto non vengano scovati… nella macchina perversa dell’industria del divertimento, dove gli adolescenti si precipitano a comprare, a caro prezzo , ciò che dovrebbero avere per grazia e per amore. La vera gioia non si paga e chi si propone per venderla, sotto qualsiasi forma, e’ un criminale. 

Mi riferiscono di giovanissimi, già impiegati a vario titolo in questa industria, che inneggiano ai luoghi e alle notti nella grotta come a un nuovo grembo materno… Eppure Simone ha iniziato a morire li dentro. Ognuno la racconti come vuole, nel volgare tentativo di coprire responsabilità, ma l’unica verità accertata e’ che la tragica e dolorosa morte di un ventenne e’ partita da quella discoteca. Altri associano meeting del mare e discoteca… Mai cosa più assurda. Al meeting non varchi una porta, non paghi un biglietto, non hai un gestore, non sei nell’industria ma solo nella meravigliosa libertà che Dio ti ha donato, che la tua famiglia ti ha insegnato e che tu devi imparare a vivere perché la vera gioia può venire solo da li…non da chi ti spreme fino all’ultima goccia di sangue con la promessa di renderti felice. Eppure al Meeting esistono presidi medici, ambulanze, volontari pronti a scattare in soccorso anche di un minimo malessere, in un clima di grande attenzione e premura. In mezzo a una così grande folla capitano giovani che usano male la loro libertà…e vanno aiutati più di chiunque, anche se non passano per una biglietteria, in entrata e in uscita, dove forse le facce e gli occhi svuotati dei ragazzi non si incontrano, perché contano solo le tasche. Ai presunti addetti alla comunicazione , poi, che per una manciata di bevute gratis sposano cause di altissima statura, dico, dal profondo del cuore: imparate a crescere e a capire. Vale più di ogni altra cosa al mondo. Circa lo spirito intimidatorio dei messaggi di imprenditori feriti nell’onore e negli interessi… Dico, e non per spavalderia: io non ho paura. Di niente e di nessuno. Tranne che del giudizio di Dio. 

Se Simone, prima di avventurarsi a piedi per 5km, solo con un suo spaventatissimo compagno, in un pellegrinaggio lacerante e disperato verso un luogo di morte, avesse avuto la gioia di un aiuto, di un conforto e un’anima umana ancora capace di chiedere a un altro essere cosa gli stesse capitando , lontano e al di sopra dei suoni assordanti e dalle luci accecanti, per non farti più vedere , ne’ sentire e renderti una creatura aliena, egli sarebbe ancora qui. Sono sicuro e chiedo perdono per tanta certezza…. Me la impone la mia speranza cristiana. L’aiuto porta salvezza. Soffro terribilmente per non esserci stato. Dove c’è bisogno di aiuto dobbiamo esserci e soprattutto chi è genitore, anziché assurgere a paladino di interessi privati, dovrebbe comprendere in profondità la ragione di questo messaggio. Mi minacciano anche di rivendicare giustizia, in seguito a certe mie dichiarazioni. Bene. Sono io che la chiedo. La invoco. La inseguirò. Siamo solo all’inizio. La Giustizia e’ un mio chiodo fisso. Quella celeste e’ nelle mani di Dio, ma quella terrena e’ in mano a noi, allo Stato, alla Legge che in molti vorrebbero seppellire sotto il fango della calunnia, dei depistaggi, delle menzogne, tentando di incutere paura a un prete cilentano che ha il sacro dovere di parlare, per amore della sua gente e della sua terra, troppe volte barbaramente saccheggiate,nel nome della luce che vince le tenebre e di nessuna politica, se non quella del bene di tutti. Simone ci renderà più forti e,dalla pace eterna, aiuterà quelli che ancora sono nella guerra che lo ha ucciso. Tutta la comunità di Camerota lo ha pianto , lo pensa, prega per lui e per la sua cara famiglia e lo raccomanda a Dio. 

Con tutto il cuore. Don Gianni

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