Olio, professione frantoiani va regolamentata, serve patente. Per Aifo va riconosciuta figura professionale del Mastro Oleario

«Produrre l’olio extravergine significa produrre un alimento. E’ assurdo che non sia prevista una formazione specifica per chi lavora nei frantoi, così come avviene per l’enologo. Per esercitare questa professione ci vuole la patente». Lo ha detto il direttore dell’associazione Italiana Frantoiani Oleari (Aifo) Giampaolo Sodano in occasione della consegna del ventiquattresimo Premio ‘Leone d’oro’ dei Mastri Oleari e della presentazione dei volumi ‘Il valore dell’olio’ durante la fiera Tuttofood.

Dal 2010, ha ricordato Sodano, l’Aifo ha aperto da Salerno un confronto sulla figura del Mastro Oleario, nella convinzione della necessità di definire l’identità e la funzione di questa professione, anche a garanzia del consumatore. Per l’associazione Italiana Frantoiani Oleari, «va riconosciuta la figura professionale del Mastro Oleario come il responsabile della produzione dell’olio». Mentre ora, ha denunciato Sodano che è anche titolare del frantoio artigiano Tuscus, per fare l’olio non è prevista alcuna abilitazione professionale. La richiesta della patente per i frantoiani è uno dei punti dell’approvazione del ‘Manifesto dell’olio artigianale’ approvato dalle 600 aziende associate in Aifo nel 2013 per rivendicare una riforma delle normative, nazionali e comunitarie che regolano il comparto partendo dal riconoscimento del frantoio oleario come unico vero produttore dell’olio dalle olive, della funzione sociale dell’impresa artigiana e della professionalita’ del Mastro Oleario. A colmare per prima questa lacuna, il Consiglio della Regione Puglia che nel 2014 ha definito l’impresa artigiana olearia e ha istituito l’Albo dei Mastri Oleari.

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