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Camerota, la lettera: «Quanto è ingiusta la giustizia, io fuori dalla mia proprietà per ritardi processuali»

di Redazione

Riceviamo in redazione la lettera di Lorenzo Del Duca e la pubblichiamo integralmente:

Spettabile redazione del giornale del Cilento,
vi racconto una storia sperando che casi come questi siano capitati solo a me e che la fiducia dei cittadini verso la giustizia non va perduta nei singoli casi. Un caso banale, non è un crimine dove ci sono di mezzo morti, ma è qualcosa che può succedere in ogni famiglia. Questo è successo nella mia. Vivo in Germania. Mio padre, ormai defunto, ha diviso un terreno di sua proprietà cedendo in parti uguali il fondo ai figli. Nello strumento redatto dal notaio, c’è una clausola dove dice che «il passaggio pedonale è carrabile a coloro che ne hanno diritto». Ma come succede spesso in questi casi, c’è sempre colui che vuole impedire all’altro i diritti che gli spettano. Come ho già ribadito in precedenza, vivo in Germania, ma ogni anno cerco di scendere a Camerota per mantenere pulito questo lembo di terra e fare alcuni lavoretti. Nel 2013, esattamente nel mese di agosto, sono stato impedito da mio fratello di raggiungere la mia particella di terreno. Mio fratello ha installato un cancello che non mi fa accedere alla stradina che porta all’appezzamento. Ho cercato di farlo ragionare e di fargli rispettare la volontà di mio padre, ma purtroppo non ci sono riuscito e sono stato costretto a far intervenire i carabinieri della caserma di Marina di Camerota anche perchè mio fratello mi aveva rinchiuso con il cancello messo da lui e quel giorno insieme a me c’era un’altra persona, anche lui chiuso dentro questo fondo. Dopo la chiamata ai carabinieri sono stato costretto a contattare un avvocato e denunciare il fatto per direttissima. E’ giunto il 2014 e ancora non posso recarmi nel mio terreno per ritardi processuali. Ma la cosa più importante è che non possono mandare nemmeno una persona addetta alla manutenzione, come desideravano invece nostro padre. Certamente non avrebbe mai desiderato che uno di noi figli si comportasse come ci stiamo comportando. Sapendo che il 10 gennaio di quest’anno ci fosse la sentenza al tribunale di Vallo della Lucania, ho aspettato fiduciosamente, ma purtroppo senza esiti positivi. Il mio avvocato mi ha comunicato che la sentenza è rimandata ad un’altra data del 2014. Mi chiedo: un cittadino per far valere i propri diritti e accedere al proprio terreno cosa deve fare? E come deve comportarsi un cittadino per far valere i propri diritti in un tempo ragionevole? Veramente prima di scrivere questa lettera ho pensato un po’ perchè come si dice «i panni sporchi si lavano in casa», ma qui volevo sottolineare come funziona la giustizia in Italia e questi sono «panni che interessano a tutti».

Un caro saluto dal vostro affezionato lettore, Lorenzo Del Duca.

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