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Trivelle in Basilicata e Vallo di Diano, Ortolani: «Ecco quali sono i rischi»

di Marianna Vallone

Le trivelle inseguono il petrolio perché l’Italia, sostengono, ne custodisce nel sottosuolo almeno cento milioni di tonnellate, senza contare che molte aree sono ancora tutte da esplorare. Ecco perché la parola d’ordine diventa trivellare. Cioè: abbiamo il petrolio, prendiamocelo.

In Basilicata c’è un grande centro produttivo. La Val d’Agri da sola produce l’82 per cento del petrolio italiano e possiede il più grande giacimento di petrolio dell’Europa continentale. La Lucania è al quarto posto fra i paesi europei produttori di petrolio. Ora l’Eni è pronta a scavare anche a Marsico Nuovo un nuovo pozzo, chiamato “Pergola 1”, per estrarre petrolio dal sottosuolo lucano. La località scelta è a pochi chilometri dal Vallo di Diano e si teme che attraverso perforazioni orizzontali si possano raggiungere anche i vicini paesi valdianesi.

Puntuale sull’argomento l’intervento del geologo Franco Ortolani, docente di Geologia all’università Federico II di Napoli. «Il pozzo Pergola 1 per l’estrazione di petrolio nel giacimento della Val d’Agri – ha spiegato – sarebbe realizzato in territorio della Basilicata ma nel bacino idrografico del Fiume Sele, in area di massima sismicità ed epicentro del sisma del 1857. Vale a dire che eventuali sversamenti di idrocarburi in superficie sarebbero trasportati dall’acqua, in alcune ore, fino alla traversa di Persano, Oasi Wwf e punto di prelievo dell’acqua per irrigare la Piana del Sele».

I danni nella piana del Sele «Dalla traversa di Persano – spiega l’esperto – si prelevano ogni anno circa 250 milioni di metri cubi di acqua per l’irrigazione; senza quest’acqua la piana cadrebbe in una irrecuperabile crisi socio-economica. Eventuali sversamenti di idrocarburi verrebbero trasportati nel fiume Melandro, poi nel fiume Bianco e poi ancora nel fiume Tanagro ed infine nel Sele e alla traversa di Persano inquinando l’area fluviale protetta Sele-Tanagro».

Ecco cosa accadrebbe «L’Eni definisce trascurabili gli eventuali impatti delle attività conseguenti alla perforazione di Pergola 1. Non prende nemmeno in considerazione – continua Ortolani – uno sversamento di idrocarburi in superficie, dal pozzo o dall’oleodotto. Incredibile. Quindi nessun intervento per scongiurare gli effetti di incidenti è preso in considerazione nella progettazione del pozzo Pergola 1 e del conseguente oleodotto. Ne consegue che, una volta che il pozzo entrerà in esercizio, se si dovesse verificare un incidente per cause normali o in seguito ad un sisma, gli idrocarburi che si sverserebbero sulla superficie del suolo, oltre ad inquinare suolo e falde, sarebbero trasportati in poche ore fino agli impianti di irrigazione della Piana del Sele».

«Sarebbe ancora più incredibile la vicenda – ha continuato il geologo – se sarà concesso parere favorevole ad Eni sulla base di uno studio Via “incredibile” nel senso che l’area sembra essere un deserto per cui qualsiasi problema derivante dal petrolio non arrecherebbe danni. Pur essendo ubicato in Basilicata – ha concluso Ortolani – il pozzo Pergola 1 potrebbe arrecare danni incalcolabili all’economia e all’ambiente della Campania. E di questi impatti non si dice una parola».

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A Cura di

Marianna Vallone

Giornalista per professione e comunicatrice per passione, sono alla continua ricerca di storie da raccontare e tramonti da immortalare. Nata sulla costa di Maratea ma morigeratese da sette generazioni. Vivo nel cuore verde del Cilento e sono felice. Faccio domande anche quando conosco le risposte, perché continuo a pensare che l’essere umano sia il viaggio più bello da fare.
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