Cilento e Vallo di Diano bocciate alla candidatura a città europea della cultura. Il Cidac prende le distanze da Curcio

Dopo le dichiarazioni di Giacinto Curcio sulla candidatura a capitale europea della Cultura “Città-diffusa Vallo di Diano e Cilento con la Regione Campania e il Mezzogiorno d’Italia”, in cui scriveva che «anche l’associazione delle Città d’Arte e Cultura ha sposata la nostra stessa idea e chiede un’assegnazione del Titolo a tutte le città candidate», il segretario generale del Cidac puntualizza.

«A proposito delle dichiarazioni di Giacinto Curcio apparse oggi sul quotidiano “Il giornale del Cilento”, a commento della esclusione della candidatura “Città-diffusa Vallo di Diano e Cilento con la Regione Campania e il Mezzogiorno d’Italia”, in cui si fa riferimento alla posizione di CIDAC (Associazione delle Città d’Arte e Cultura), si precisa quanto segue: ‘La nostra Associazione, che riunisce la maggior parte delle Città candidate a Capitale Europea della Cultura 2019, ha predisposto il Programma Italia 2019. Tale Programma ha lo scopo di valorizzare il patrimonio progettuale predisposto dalle Città che hanno presentato il dossier di candidatura secondo i termini previsti dal regolamento ECoC. Pertanto, fermo restando le regole che presiedono alla competizione, per cui una sarà quindi la Città Capitale Europea della Cultura 2019 per il nostro Paese, l’obiettivo è cogliere questa opportunità per incoraggiare e sostenere un processo di trasformazione delle Città e fare del 2019 un appuntamento importante per l’Italia intera. E’ infatti nostra convinzione che la maggior parte delle Città candidate abbiano svolto un lungo e complesso lavoro per la predisposizione dei dossier di candidatura, coinvolgendo ampie fasce della popolazione, enti ed organismi culturali e formativi, operatori economici, con una sapiente regia delle istituzioni locali che hanno saputo costruire un percorso virtuoso di democrazia partecipativa. Ed è proprio questo patrimonio che non va disperso e che giustifica il Programma 2019 da realizzare utilizzando il nuovo ciclo di programmazione europea 2014/2020. Questo non vuol dire allineare tutte le Città candidate sino a ridimensionare la Città Capitale. Al contrario, attraverso una ulteriore selezione dei progetti contenuti nei dossier – secondo criteri da definire – si tratta di realizzare un programma che testimoni all’Europa, forse per la prima volta, che l’Italia ha saputo dare una dimensione virtuosa alla competizione ECoC. Abbiamo tre appuntamenti nei prossimi anni: nel 2014 il Forum Universale delle Culture a Napoli, nel 2015 l’Expo’ a Milano e il 2019 la Capitale Europea della Cultura. Se lavoriamo bene si può aprire un ciclo nel Paese capace di contribuire alla ripresa economica e sociale. In altri termini possiamo arrivare bene al 2019 e dimostrare che è l’Italia la Capitale Europea della Cultura’».

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