Morto dopo Tso, autopsia su 40enne del Cilento. Si indaga: aveva chiesto aiuto dell’avvocato

Montecorice si prepara ai funerali di Massimo Malzone, il 40enne di Agnone morto per arresto cardiaco nel reparto psichiatrico di Sant’Arsenio, dove era stato ricoverato a seguito di Tso. La magistratura vuole vederci chiaro. Stamattina è stata effettuata un’autopsia sul corpo dell’uomo per capure se si sia trattato di morte naturale o dovuta a cause esterne. Secondo quanto emerso negli ultimi giorni l’uomo non soffriva di problemi di cuore. All’ospedale di Sant’Arsenio ci è finito dopo una serie di peripezie. In pratica la mattina del 28 maggio appena aveva visto il personale medico che avrebbe dovuto sottoporlo al trattamento sanitario obbligatorio, era andato in escandescenza: oggetti contro i presenti, poi con una spranga di ferro aveva sfasciato la l’auto di servizio della polizia locale di Montecorice e infine, tentato di investire il medico del centro di igiene mentale di Agropoli. Una volta calmato era stato portato all’ospedale di Sant’Arsenio, dov’è morto lunedì.

Ma ora sono emersi dei particolari. Pare che Massimo qualche giorno prima avesse parlato con la sorella chiedendole di contattare l’avvocato per farlo uscire. Secondo quanto raccontato da fonti vicine alla famiglia del 40enne, alle 17:00 di lunedì al telefono avrebbero detto che Massimo stava bene. Poche ore più tardi, intorno alle 19:30 la notizia che invece Massimo era morto. Sempre secondo quanto emerso da fonti vicino alla famiglia, ai familiari mercoledì sarebbe stato negato di vedere Massimo «per non turbarlo». Una storia che, ricostruita così, riporta alla mente una vicenda del 2009, la storia del maestro Marstrogiovanni, di Castelnuovo Cilento, morto nel reparto psichiatrico di Vallo dopo 80 ore di contenzione. Ma sarà la magistratura a fare chiarezza sulla vicenda, anche grazie ai risultati dell’autopsia disposta dalla procura di Lagonegro. «E’ inaccettabile che il malessere e il disagio psichico e il tso che spesso ne consegue siano causa di morte. – spiega Giuseppe Tarallo, del Comitato verità e giustizia per Franco Mastrogiovanni – Continuerà l’impegno perché gli obiettivi che abbiamo posto dopo la morte di Franco Mastrogiovanni siano raggiunti ed attuati nei nostri ospedali e migliori l’approccio col sofferente psichiatrico già dall’esecuzione del Tso che sempre più spesso assomiglia a una cattura. Una sfida di civiltà ci è davanti anche in tuo nome, la tua morte anche richiede verità e, se necessario, giustizia».

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