Plastiche biodegradabili, presidente FareAmbiente: «Tutta l’Italia segua esempio di Paestum»

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Sarà Paestum a dare l’esempio al resto d’Italia con l’apertura della campagna nazionale per liberare le aree turistiche dai rifiuti di plastica. Nell’antica città cilentana, l’ordinanza comunale che vieta l’uso di plastiche non biodegradabili, entrerà in vigore a primavera. E l’idea è stata subito ripresa dall’associazione FareAmbiente per estenderla a tutti i comuni a vocazione turistica dello Stivale. «Lanciamo un appello a tutti i comuni d’Italia affinché seguano l’esempio del comune di Paestum e vietino sui loro territori la vendita di oggetti monouso non biodegradabili e non compostabili e bisogna responsabilizzare i produttori anche per quanto riguarda lo smaltimento», ha dichiarato Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente intervenuto a Roma nel corso del convegno ‘Plastica e ambiente. Le nuove frontiere del biodegradabile’.

Alla discussione si è parlato di come avviare una grande campagna di comunicazione nazionale sulla raccolta differenziata e sull’utilizzo di plastiche biodegradabili, razionalizzare la conoscenza di esperienze e interventi innovativi con l’obiettivo di proporre un piano di formazione e riconversione alle industrie che trasformano materie plastiche fornendo loro sostegno e facilitazioni economiche, rendere obbligatoria la raccolta differenziata in tutto il Paese, premiare i cittadini virtuosi con sgravi fiscali (meno Tarsu), rendere obbligatori gli “acquisti verdi” in alcuni segmenti, superando il concetto del massimo ribasso nelle gare d’appalto per orientarsi verso i prodotti riciclabili.

Al dibattito è intervenuto anche Marco Flavio Cirillo, sottosegretario all’Ambiente, che ha invitato a «non demonizzare la tecnologia e l’uso della plastica, ma piuttosto a cercare soluzioni ecosostenibili». «Dipendesse da me – ha detto – istituirei un nuovo ministero, quello dello sviluppo sostenibile, proprio per superare la vecchia concezione di ambientalismo concepito come cieca salvaguardia dell’ambiente senza pensare alle ricadute sul sistema Paese».

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«Il problema è piuttosto la regolamentazione di materie tanto delicate, soprattutto in campo ambientale. L’Italia è il paese dei micropoteri – ha continuato l’esponente di governo – uno di questi poteri è la burocrazia che spesso sfugge anche al controllo della politica». Al convegno, organizzato da FareAmbiente, erano presenti anche Armido Marana, vicepresidente di Assobioplastiche e Alessandro Miani, responsabile nazionale salute e qualità della vita di FareAmbiente.

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