Guerino Galzerano, l’artista folle che disegnava e sognava un paese da fiaba

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La sua arte si sporge dai muri cilentani e si affaccia sulle stradine del centro storico di Castelnuovo Cilento. L’abitazione di via Roma, il giardino vicino al castello medievale, il borgo di Santa Caterina e la tomba monumentale nel cimitero, sono state le «tele» che hanno raccolto il suo tratto. Guerino Galzerano, contadino, classe 1922, era un artista ma non sapeva di esserlo. Ha esposto naturalmente le sue opere per strada, a Castelnuovo, paese d’origine, e in Germania, dove ha vissuto per diversi anni, prima di ritornare nel Cilento.

Paese da favola Ciottoli piccoli, tondeggianti e allungati diventano opere d’arte disponendole una accanto all’altra fino a coprire le pareti esterne e interne della propria casa, formando un suggestivo mosaico monocromatico. Ma anche archi, giardini, tavoli e sedie. Ha iniziato a sperimentare le sue architetture negli spazi antistanti il manicomio criminale, prima ad Aversa poi in Germania, dov’era finito per una condanna di omicidio. Quando nel 1977 riesce ad uscire dal manicomio ritorna a Castelnuovo e comincia a costruire la sua casa, il suo giardino, alcuni spazi intorno al castello e infine realizza nel cimitero la dimora per la sua morte. Sognava e disegnava un paese da fiaba forse per i tormenti vissuti fin dalla giovane età.

Un passo indietro L’esperienza nell’esercito italiano nella Seconda Guerra Mondiale, durante la quale vive gli orrori di uno dei campi di battaglia più cruenti di tutta la guerra, lo segneranno profondamente. Si ammala di tifo, subisce le maldicenze e accuse dei compaesani, tant’è che nel 1949 ha un primo problema con la giustizia: viene imputato dell’omicidio di un compaesano, accusa mai provata. Ma verrà condannato a tre anni di carcere. Nel ’56, uscito dalla prigione, sposa sua moglie Teresa, che rimarrà in paese mentre lui partirà per la Germania in cerca di fortuna. Nel 1970 dal paese gli scrivono che la moglie lo sta tradendo con un altro uomo. Un’accusa forse priva di fondamento, e magari dettata dalla gelosia, che però porta alla tragedia. Guerino rientra in paese, si procura un fucile, ferisce la madre del presunto amante e uccide un’amica della moglie che lui considera responsabile della storia dell’adulterio.

L’esperienza in manicomio Verrà recluso nel manicomio criminale di Aversa. Qui realizza le prime opere per arredare il giardino del carcere, ottenendo così licenze premio che lo aiuteranno a sopravvivere alla vita in prigione. Resterà rinchiuso fino al ’77, poi il ritorno a casa, a lavorare la terra della sua famiglia e a decorare il paese di mosaici con i ciottoli, una tecnica che disse di aver appreso in Germania. Intorno agli anni ’90 ha iniziato il suo ultimo grande progetto: la costruzione di un castello ma senza alcun piano prestabilito. Costruì un edificio enorme, con mura, archi e torri, tutte arricchite di ciottoli. L’architetto contadino è morto nel 2002 e il suo castello da fiaba oggi non esiste quasi più, si è deteriorato al punto quasi di scomparire, così come le altre opere, ma ci piace pensare che qualcuno vorrà preservare quell’atmosfera fiabesca che si è un po’ sbiadita con la sua morte. 

Sfoglia la gallery (foto Maria del Carmen Loffredo)

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Fonti foto www.costruttoridibabele.net

 

 

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