«Soldi, Iphone e catene d’oro: la gang di stranieri nel Cilento sul treno senza biglietto»

«Giovedì viaggiavo su un treno direzione Napoli. Dal Cilento, dove vivo io, è un tragitto di circa due ore. Alla fermata dopo la mia, salgono dei rumorosi ragazzi di colore (nella foto uno di loro). Otto, per la precisione. E affollano il mio vagone. Cappellini da baseball, catene d’oro pesanti, zaini Invicta, cuffie enormi appoggiate al collo e iPhone in mano. Tutti. Il controllore passa a chiedere i biglietti. A tutti noi. A loro no, non chiede nulla. Poco dopo, sale un altro controllore. Chiede anche a loro, che ridevano e parlavano una lingua rumorosa e gutturale, il biglietto. Solo uno glielo mostra. Era evidentemente vecchio e usato e strausato. Il controllore gli chiede, visto l’importo minimo sul titolo di viaggio: “Scendete a Salerno?”, loro annuiscono. Ovviamente a Salerno non scendono. Proseguono dritti verso Napoli. Risate, pacche sulla spalla, occhiate alla ragazze che passano. Nessuno di loro era più basso del metro e ottanta, ed erano tutti in carne. Poveri profughi che fuggono dalle guerre. Davvero, poverini. Come soffrono, è evidente ai più». A riportare questa storia è un blogger cilentano, che sul suo profilo Facebook ha raccontato di un viaggio in treno dal Cilento a Napoli, di un gruppo di extracomunitari «vestiti di tutto punto, con catenine d’oro e Iphone costosi, ma senza biglietti». Non perché non avessero soldi e non certo perché fossero dei disperati migranti. Da questa storia, sul profilo della blogger ma anche su altri gruppi on line, si è scatenato un dibattito che ha coinvolto centinaia di persone. Il post ha collezionato in poco tempo migliaia di mi piace e condivisioni. E questa è la prosecuzione della storia.

Otto senza biglietto
«Poco prima di giungere a Napoli, ripassa il controllore – continua il racconto della blogger – chiede il biglietto a una signora anziana. La poverina, ancora col fiatone, si affretta a spiegare che ha preso il treno al volo, e non ha fatto in tempo ad obliterare. Chiede la cortesia a lui di scrivere a penna la convalida, e lui che fa? Le fa la multa. La multa. Poi ripassa vicino agli otto di colore senza biglietto e fa finta di non vederli, anche se sa benissimo che non sono scesi dove avevano detto e che non erano in regola. “Due pesi e due misure”, penso. E ne resto tanto colpita da parlarne poi con un mio amico poche ore dopo. E poi, strano caso, davvero, in serata scopro che due sbandati della pericolosa gang dei Latinos (ovviamente profughi che fuggono dalla guerra pure loro, eh, capiamoli), a Milano, staccano un braccio a colpi di machete a un controllore di soli trent’anni perché aveva “osato” chiedergli il biglietto. E allora ripenso all’episodio capitato a me. La vecchietta non andava multata, il controllore doveva chiedere i biglietti ai ricchi ragazzotti di colore, e ci doveva essere la polizia ferroviaria sul treno, con le armi ben in vista. Non hai il biglietto? Scendi e mi dai i documenti. Non hai i documenti? Vai in caserma fino all’identificazione. Non è possibile identificarti? Ti fai un bel po’ di galera oppure ti rimpatrio. Punto. Come accade in tutti gli altri Stati del mondo. Mi hanno detto che io scrivo post dalla deriva razzista e fascista. Beh, sapete che c’è? Me ne fotto. Stiamo subendo un’invasone senza precedenti e io lo vedo. Voi no?».

Nota della redazione
La redazione ha provveduto a rimuovere ogni riferimento che rende riconoscibile l’autore del post per motivi di sicurezza visto che da quanto appreso dal giornale del Cilento, il blogger sarebbe stato raggiunto da minacce. La testimonianza cresce nella rete e sui social media continua a fare polemiche che, a tratti, assumono contorni anche atroci verbalmente. Ci sono altri blog che avrebbero attaccato il posto del blogger con commenti molto spinti.