Desaparecidos, un processo in Italia per il “torturatore” Jorge Troccoli. La difesa: «No, le vittime non sono italiane»

Jorge Troccoli, noto in Italia e nei Paesi del cono sud dell’America latina, come il «torturatore», durante il periodo delle dittature militari, nella vicenda dei desaparecidos, è ritornato alla ribalta dopo la notizia di una sua segnalazione a Battipaglia, dove risiede a seguito della lunga permanenza nel Cilento, a Marina di Camerota.

La sua vicenda giudiziaria in Italia risale al 2008-2009 quando fu arrestato a Marina di Camerota, dopo che si era consegnato alla locale caserma dei carabinieri, e poi detenuto a Roma. Su di lui pendeva un mandato internazionale e le gravi accuse di torture e omicidio tra l’Uruguai e l’Argentina, nei confronti degli oppositori dei regimi militari. E’ la nota vicenda dei desaparecidos, di attivisti politici o presunti tali che venivano presi dai militari, costretti a parlare attraverso atroci torture e poi sterminati o fatti sparire nel nulla. Jorge Troccoli, che era un dirigente della Marina militare uruguaiana, a capo del Fusna (servizi segreti della marina militare), avrebbe dovuto rispondere di questi atroci delitti, ma il processo in Italia si risolse con la sua scarcerazione il 14 gennaio del 2009, attraverso una sentenza del tribunale del Riesame di Roma.

La vicenda giudiziaria ha avuto anche un risvolto internazionale a causa della richiesta di estradizione da parte dell’Uruguay. Insomma il paese latino americano che sta facendo i conti con la storia voleva processare quel «torturatore» che ora risiede in Italia, prima a Marina di Camerota nel Cilento e adesso a Battipaglia. Il 19 settembre del 2009 la Cassazione rigettò la richiesta di estradizione. Le novità, sul caso Troccoli, riguardano una ordinanza per fare processare Jorge Troccoli in Italia, avanzata dalla procura romana, giunta nelle mani dell’avvocato che ha difeso Jorge Troccoli, Adolfo Scarano, a fine luglio, per accuse di omicidi e torture nei confronti di cittadini italiani allora residenti in Uruguay.

Raggiunto al telefono dal giornaledelcilento Scarano dice: «Ho già presentato richiesta di proscioglimento per Jorge Troccoli. Non si può fare nessun processo in Italia contro Troccoli perchè le presunte vittime nessuno è riuscito a provare che siano italiane». Insomma da quanto emerge, la questione è sempre più legata a cavilli giudiziari. Un uomo con accuse così gravi – si desume da quanto spiegato dall’avvocato Scarano – non può essere processato in Uruguay perchè è cittadino italiano e non può essere processato in Italia perchè, le presunte vittime, non ci sarebbe prova che siano italiane.

«L’assuno è molto semplice – dice Scarano – se queste presunte vittime di Jorge Troccoli, a cui va il mio totale rispetto umano per la tragedia vissuta, erano attivisti politici in quei paesi e non c’è prova che siano cittadini italiani, allora il processo non può essere celebrato in Italia. Viene difficile immaginare che italiani, in tempi della storia così sanguinari, si mettevano a fare politica attiva in quei paesi. E’ facilmente deducibile invece che fossero nati e cresciuti lì, che con l’Italia avevano poco a che fare se non qualche lontano antenato e che non hanno avvertito l’esigenza di rivendicare la cittadinanza italiana perchè si sentivano uruguaiani a tutti gli effetti fino al punto di impegnarsi politicamente per quel paese. Non possono essere quindi dichiarati cittadini italiani dopo che sono morti. Se si ritiene fossero italiani vuol dire che ci sono le prove del fatto che, in vita, abbiano fatto richiesta di essere cittadini italiani, conseguendone la cittadinanza. Troccoli è cittadino italiano proprio per questo motivo. E’ riuscito a motivare, in vita, di avere i presupposti per essere cittadino italiano, dimostrando che il suo capostipite, il noto Pietro Troccoli, (condottiero tra l’altro della prima imbarcazione da diporto nella storia ad avere attraversato l’oceano atlantico, passando alla storia ndr.), non fece mai richiesta di cittadinanza uruguaiana nonostante visse lì molti anni e tantomeno esercitò il diritto di voto, rimanendo quindi italiano a tutti gli effetti. Premessa per la quale anche il suo discendente, il nipote Jorge Troccoli, è riuscito ad avere la cittadinanza italiana». Insomma «Jorge Troccoli – sostiene Scarano – è un libero cittadino in Italia», mentre in Uruguay è un ricercato al quale il paese vuole riservare un processo.

«Sull’aspetto internazionale – aggiunge Scarano . quello di Troccoli è stato il secondo caso emblematico per quanto riguarda l’estradizione, dopo quello di Abdullah Ocalan. Entrambi le richieste di estradinzione, la prima dalla Germania per le presunte vittime tedesche del perseguito curdo, la seconda dall’Uruguay per le presunte vittime dell’italiano Troccoli, furono sostenute dall’ex senatore Guido Calvi. La Cassazione non consegnò Ocalan ai tedeschi perchè lui era curdo. Lo consegnerà ai turchi grazie ad accordi bilaterali con quel paese. Nei confronti di Troccoli, Calvi affermava che poteva essere estradato in Uruguay poichè era il suo paese di nascita, mentre io ho sostenuto che in quanto cittadino italiano non poteva essere estradato, avendo ragione»