Il sommergibile Velella. Castellabate 7 settembre 1943, latitudine 40°15’N, longitudine 14°30’E. Nessun superstite

L’ultima missione del sommergibile Velella comincia il 7 settembre, quando insieme ad altri dieci battelli, si avvia a costituire uno sbarramento di sommergibili nel Basso Tirreno, per contrastare l’imminente sbarco alleato a Salerno. Dopo la partenza da Napoli non si hanno più sue notizie. Dalla documentazione inglese, nel dopoguerra si è potuto stabilire che il Velella è stato silurato dal sommergibile inglese Shakespeare verso le 20.00 dello stesso giorno 7, al largo di Punta Licosa, a sud di Salerno.
Abbiamo intervistato la dr.ssa Maria Guglielmina Felici, Storico dell’arte, direttore coordinatore e funzionario di zona Alto Calore Basso Alento, il giorno del suo saluto alla Soprintendenza BSAE, Istituzione in cui, per tanti anni  ha lavorato. 
D: Il sommergibile, varato ufficialmente nel 1937 è, come l’Associazione Marinai ha dichiarato, sepolcro di numerose vite e per un crudele scherzo del destino. L’armistizio, proclamato il giorno successivo, era già stato firmato fin dal giorno 3 settembre; ma all’insaputa della Marina. I resti del sommergibile dovevano essere parte del Museo dello Sbarco e di Salerno Capitale. A che punto è questo progetto?
R: La Soprintendenza, dopo aver registrato l’impossibilità da parte del Museo dello Sbarco di San Cipriano, fermo per carenza di fondi, a prendersi in carico il reperto, ha avviato in accordo con il comune di Castellabate il complesso iter per sollevare il Gruppo Subacquei di Castellabate dall’onere di conservazione del relitto e si è resa disponibile a prendersi carico del bene. Diverrebbe cioè parte del Demanio comunale in quanto bene comune appartenente alla memoria dei luoghi. Il relitto, per la  memoria storica che riveste, è sottoposto all’art. 10 del Codice per i Beni Culturali  – d. legislativo 42/2004 – ed in quanto proveniente da rinvenimento nei fondali marini – è sottoposto al dettato dell’art. 91  che ne fissa l’appartenenza allo Stato. Pertanto dovrà essere prevista una collocazione che ne garantisca la conservazione. La Soprintendenza ha così posto le premesse, – ed è stato l’ultimo atto della mia opera nella Soprintendenza scientemente scelto – ora che il relitto è stato dissequestrato, per far sì che un progetto condiviso renda la memoria collettiva partecipe degli avvenimenti che si svolsero nel mare di Castellabate, coinvolgendo proprie specifiche professionalità, Enti territoriali ed Associazioni, affinché nessuno dimentichi il tributo di vite umane speso, da una parte e dall’altra, e la storia torni a divenire maestra di vita.