Parte il processo sullo scandalo Forestale, ministero Politiche Agricole chiederà 1 milione di euro di risarcimento

Parte giovedì presso il Tribunale di Salerno il processo a carico di Marta Santoro ex sovrintendente della Forestale di Foce Sele e del marito Antonio Petillo. Parliamo di un processo che si prennuncia ricco di costituzioni di parte civile e richieste di risarcimento da parte delle numerose presunte vittime di estorsioni, molte delle quali presenti in aula con i propri avvocati.

Anche il ministero delle Politiche Agricole e Forestali si costituirà in tal senso assistito dal legale Rossella Sibilia dell’avvocatura dello Stato di Salerno per il danno d’immagine arrecato al Corpo Forestale dello Stato. «Lesa gravemente l’immagine dello Stato» questa la motivazione – prassi per far si che la Presidenza del Consiglio dei Ministri dia il suo benestare all’autorizzazione di costituzione parte civile del Ministero. Secondo indiscrezioni la richiesta di risercimento potrebbe superare anche il milione di euro.

Il processo Marta Santoro e  Antonio Petillo in caso di condanna incorreranno nell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e nell’espulsione dal Corpo Forestale dello Stato. Lungo anzi lunghissimo l’elenco di richieste di risarcimento sia per le tangenti versate che per i danni morali. Si parte dalla famiglia Chiacchiaro, proprietaria del noto ristorante ‘Le Trabe’ di Capodifiume che chiederà 500mila euro, poi le famiglie Iuliano – Matrone titolari del fabbricato sequestrato per quasi 6 anni che chiederanno circa 250mila euro. Ci sarà la famiglia di Luigi Mainardi che farà richiesta di 60mila euro e l’imprenditore Claudio Tambasco 5mila euro. Gli avvocati dei concussi si presenteranno con: ricevute di prelievi bancomat, conti corrente, registrazioni telefoniche e copie di assegni bancari. Non è certa, invece, la presenza in aula dei due ex comandanti della Forestale di Foce Sele e Capaccio Capoluogo, entrambi agli arresti domiciliari rispettivamente a Giungano e Salerno.

Nel merito del processo si procederà con il rito abbreviato: niente dibattimento aperto al pubblico né audizione di nuovi testimoni (l’accusa ne aveva citati ben 52). Dinanzi al gup Donatella Mancini compariranno solo il pm Cardea, titolare dell’inchiesta, e i legali del collegio difensivo (Antonio Zecca, Antonello Natale ed Angela Nigro). Il processo si baserà sulle risultanze delle indagini degli inquirenti e sulle dichiarazioni rese dalla Santoro nel corso degli interrogatori.

Se sarà condanna, la pena verrà ridotta di un terzo: per i 7 reati e i 16 capi d’accusa contestati il pm Cardea parrebbe voler chiedere dagli 8 ai 10 anni di carcere per la Santoro, che rischierebbe in tal caso una condanna di 6 – 7 anni dai quali vanno sottratte le attenuanti, mentre per Petillo il gup si pronuncerà sulla richiesta di rito abbreviato condizionato però alla richiesta di ascolto di due testi, presentata dai legali Antonello Natale e Domenico Guazzo e già respinta dal pm.

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