Dall’associazione Mariarosa l’sos per il Cervati: «Non è legname la risorsa. Ma territorio e cultura»

Infante viaggi

Giunge alla redazione del Giornale del Cilento la lettera di Alfonso Esposito. Al centro della sua riflessione il monte Cervati. La pubblichiamo in modo integrale 

«Sono Alfonso Esposito, per questa occasione nella veste di presidente dell’associazione di promozione sociale Mariarosa, (non vuol dire niente, ma a volte dire sono, per esempio, il primo direttore di questo o di quello o il presidente del tutto o del niente, a volte sembra stranamente aumentare la credibilità) prima di questo, e credo conti di più, sono uno di quelli che vive un amore viscerale per la natura ed il territorio, sono un figlio adottivo del Cilento, dal mare ai monti. Navigo a remi tra cale, grotte e spiagge cilentane e giro a piedi per il Cilento montano, la mia unica meta è il cammino stesso. Sono in contatto con il Get Vallo di Diano, di cui ammiro l’operato, ho avuto poche occasioni per conoscere Giancarlo Priore ma mi lega a lui una forte stima empatica, la sincerità d’animo di certi uomini si sente in una stretta di mano. Sul Cervati ho trascorso le mie ultime tre vacanze, il Cervati non è solo una montagna, è un’entità maestosa e saggia, un’ immensa biblioteca, un compendio di odori, colori, vita e cultura, un Mahatma ovvero una grande anima, di cui fanno parte le anime di tutti gli abitanti dei villaggi cilentani. All’incirca un mese fa la consueta e-mail del Get non parla di una qualche bella escursione, parla di abbattimenti di faggi, in una delle zone più belle della grande montagna, parla di una ferita sanguinante inflitta da delle persone a se stesse, le anime dei villaggi di cui parlavo sopra che affondano le lame dei motosega nel futuro dei loro figli.

Un cantiere aperto lungo il sentiero Italia, a valle e a monte della spettacolare zona dei Gravettoni, strade aperte con i cingolati nel bel mezzo dei boschi, alberi enormi abbattuti, la Grande Montagna violata con la forza, tutto questo sono andato a vederlo con i miei occhi. Rispondendo all’appello del Get, io, alcuni volontari di Mariarosa e un drappello di colorati e grintosi murgheri della Murga Los Espantapajaros, il primo novembre 2013, con vero piacere siamo andati a trovare la montagna, sicuri che l’appello di Giancarlo fosse motivato da informazioni certe. Non ho intenzione di entrare nel merito della questione tecnica e giuridica, mi basta sapere che ora la guardia forestale ha sequestrato il cantiere. Voglio però approfondire la questione morale, la questione economica, si economica, perché il misero guadagno ottenuto con il taglio non è altro che un cattivissimo investimento nel tempo.

In molte culture tribali è estremamente presente il culto degli antenati, un rispetto assoluto per chi ci  ha preceduto. Secondo gli indiani d’america la terra di cui usufruiamo non è la nostra ma l’abbiamo avuta in prestito dai nostri figli, gli antenati venerati perchè hanno lasciato il suolo a chi glielo aveva prestato, nel migliore dei modi o anche meglio. Cosa diranno le prossime generazioni di cilentani dei loro antenati? Avranno un valido motivo per onorare la loro memoria? Ma che centra tutto questo con l’economia? E bene il nesso è semplicissimo, nel parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni quale è la risorsa? Il legname? No! No che non è il legname, quello è solo una parte piccolissima e marginale, la risorsa è il territorio e la cultura, ed è una risorsa rinnovabile! L’estrema qualità di ogni cosa prodotta in quei luoghi incantati, frutto della sapienza tramandata da secoli, quella è una risorsa!
Si parla delle zone montuose come zone svantaggiate, vi farei vedere come è svantaggiato l’Alto Adige, li si vive di territorio, la bellezza richiama costantemente osservatori paganti, li soggiornare costa poco, li c’è lungimiranza, i turisti desiderano tornarvi, vengono trattati con grande onestà, ma vi dico di più, il nostro SUD non avrà le strade, è vero, è abbandonato dallo stato centrale, ma è bello diamine. E’ molto più bello di qualunque luogo abbia visitato fino ad oggi.

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E allora, in vece di tutelare morbosamente la propria risorsa primaria, capace di sfamare le future generazioni la si distrugge per un pugno di euro, per poca legna da trafugare, per scaldarsi nei solitari inverni cilentani. Vi do un altro motivo per tutelare con grande energia la vostra terra, secondo le statistiche di chi lavora ai registri tumori, i quali descrivono un costante aumento dell’incidenza di questa bruttissima malattia in tutte le zone industrializzate, e bene il futuro ma un futuro vicino solo 10 anni, vedrà morire una persona su due di cancro, questo vuol dire che è molto probabile che tra me e  te che stai leggendo uno di noi morirà per causa di un tumore. I parchi come il vostro sono delle oasi ancora immuni dalla devastazione dell’industria, luoghi dove far nascere l’alternativa, come fa da tempo Angelo Avagliano a Tempa del Fico a Pruno di Laurito, come fanno tanti altri giovani produttori di eccellenze, che con grande fatica e senza il supporto della loro comunità, stanno costruendo il futuro.
Mi rivolgo alle comunità del Cervati, difendete il vostro territorio, svegliatevi dal torpore degli stipendi, non compromettete il futuro dei vostri paesi, se non costruite il futuro con lungimiranza i vostri figli abbandoneranno quei luoghi perché costretti. Chi difenderà la vostra terra!?

Mi rivolgo alla comunità di Piaggine, i diretti interessati dallo spiacevo episodio dei tagli, l’uno novembre c’erano solo due persone di Piaggine, non posso credere che i compaesani di Giuseppe Tardio, stiano svendendo il futuro dei loro figli! Rinfrescatevi la memoria e prendete esempio dal vostro compaesano, che lotto con ardore per difendere la sua terra dagli invasori sabaudi, ora tocca a voi lottare contro la svendita e la devastazione della vostra splendida montagna. Mi rivolgo all’ente parco, ma esisti? Mi rivolgo ai signori politici, se non siete in grado di assolvere al vostro dovere in un posto così bello abbiate il coraggio di dimettervi, altrimenti cosa aspettate!!! Mi rivolgo ai parroci di tutte le comunità del parco, non pensate alla vostra missione in questi splendidi luoghi come un esilio comodo nella bellezza, se è vero che vi occupate di anime fatelo bene, l’anima del parco chiede aiuto.

Mi rivolgo agli insegnati di tutte le scuole del parco, non stressatevi con voti, registri e obsoleti programmi ministeriali, insegnate l’amore per la cultura. Nel centro di Piaggine campeggia una grande scritta “C’è un solo bene: il Sapere e un solo male: l’Ignoranza” rammentatelo ai vostri studenti, dimostrate loro che di cultura si vive e che le loro tradizioni sono cultura! Mi rivolgo ai giovani, non andate via, e se siete andati via, raccogliete il vostro bagaglio di esperienza e tornate, tornate a costruire il vostro futuro e quello di chi vi succederà».

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