Bimbo conteso a Sant’Arsenio, il giudice da affido temporaneo al papà

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«Sarà a casa entro la prossima settimana». Così assicura la donna italo – venezuelana madre del bimbo di otto anni al centro di una delicata vicenda di affidamento di minore. La donna nel corso dell’udienza di separazione tenuta presso il tribunale di Sala Consilina, tranquillizza così il padre del piccolo che così commenta la vicenda: «Voglio soltanto riavere mio figlio – dichiara il genitore – non pretendo e non voglio altro». «Io non voglio il male di nessuno – continua il papà del piccolo – chiedo solo che venga riconosciuto il mio diritto di essere padre per poter coccolare e giocare con mio figlio». Il piccolo a quanto risulta dal racconto della madre dovrebbe trovarsi, attualmente, in Venezuela ma dalle verifiche compiute al domicilio indicato dalla donna il bambino non sarebbe stato trovato.

Intanto continua l’iter giudiziario a carico della madre del piccolo accusata di sottrazione di minore. L’accusa è dovuta al fatto che la signora avrebbe portato in Venezuela il suo bambino, di otto anni, nato dal matrimonio con un uomo di Sant’Arsenio. La donna arrestata al suo rientro in Italia (arresti domiciliari) adesso è tornata in libertà grazie alla decisione del tribunale del riesame di Salerno. Unico provvedimento a suo carico: il ritiro del passaporto. Intanto il giudice civile del tribunale di Sala Consilina ha disposto l’affidamento temporaneo del bimbo a suo padre.

Il caso Tutto ha inizio circa tre anni fa, quando la signora decide di lasciare il bel Paese portando con se il piccolo senza che il padre sospettasse minimamente le intenzioni dell’ex moglie. Quando, però, si rende conto che la donna non avrebbe fatto più ritorno, sporge denuncia (siamo nel gennaio del 2011) presso l’Autorità centrale (organo che si occupa del rimpatrio dei bambini italiani portati all’estero). Giugno 2012, sentenza di primo grado della corte venezuelana: il bambino deve tornare in Italia. La sentenza sarà, poi, confermata in appello nel settembre dello stesso anno, cosa che sarà ripetuta anche dall’alta corte venezuelana nel dicembre 2012. Il bambino però continua a rimanere in Venezuela. Il padre, a questo punto, attraverso il suo legale, Enrico D’Amato vuole ottenere l’esecuzione della sentenza pronunciata dall’autorità giudiziaria del Venezuela. Si reca, così, in America latina dove insieme al giudice dell’esecuzione, a un ufficiale giudiziario e con la collaborazione di un avvocato del posto va a casa dell’ex moglie, ma sia di lei che del piccolo nessuna traccia. Il padre del bambino rimane in Veneziela una decina di giorni, ma poi con l’amaro in bocca torna in Italia.

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Intanto la madre del piccolo torna in Italia. Torna da sola la donna, senza portare con se il figlio, lo scopo è quello di ritrovare un dialogo con l’uomo che è stato suo marito ma una volta giunta in paese l’aspettano le manette.

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