Codacons: «Vietato scalfire ‘Ti amo’ sugli alberi, ma è concesso abbattere boschi» (FOTO)

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«L’udienza sul boschetto paleo-palustre (ora zona Pip) di Sassano, che doveva tenersi il 20-11-2013, è stata prima rinviata d’ufficio al giorno 24 marzo 2014 e poi al 22 luglio 2014. Siamo in attesa di conoscere l’esito dell’udienza. Visto che la stampa locale non ha seguito la cosa, daremo notizie ai cittadini con comunicato a parte» è quanto lamenta Roberto De Luca, responsabile Codacons del Vallo di Diano.

«Questo caso è però eclatante: a un ex-senatore della Repubblica Italiana, legale rappresentante della soc. Coop. Betulla, viene contestato il reato di occupazione di suolo pubblico (art. 633 c. p.) poiché ‘dopo aver acquistato, dal Comune di Sassano circa 2845 mq. di terreno sito in località Fornace – via Macchia Mezzana (lotto nr. 09 – zona PIP), realizzava un piazzale in materiale misto calcareo avente una superficie di circa 3750 mq., così arbitrariamente occupando circa 941 mq. di terreno del Comune di Sassano’» spiega Roberto De Luca.

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«Il caso del boschetto fu ripreso, il 31 luglio 2003, nella trasmissione radiofonica di Oliviero Beha e Mauro De Cillis, La Radio a Colori. Un caso nazionale? E perché mai? Perché la Carta di destinazione d’Uso del Territorio, approvata dalla comunità montana in data 13-02-2003, ai sensi della L. R. n. 17/1998, individuava quella zona, unica nel suo genere, come sito di pregio ambientale. Eppure l’amministrazione di Sassano, il 24 dicembre 2003 (D.C.C. n. 26/2003), approvava il Piano insediamento pProduttivi proprio in quella stessa zona. Si è saputo che la soc. Coop. Betulla aveva, tra i suoi fini statutari, anche la ‘salvaguardia dell’ambiente, intesa come sorveglianza per la salvaguardia dei boschi’. E però, nella scheda di trasmissione di notizie di reato del comando del corpo forestale dello Stato, inviata alla procura il 20-01-2011, è emerso che “sono stati distrutti circa 2000 mq. di bosco’, e che ‘il Comune di Sassano ha lottizzato, per scopi produttivi, un luogo boscato’. Risulta che partecipano a questa società cooperativa come soci o collaboratori altri pezzi delle istituzioni locali (vari sindaci, vicesindaci e assessori delle passate amministrazioni sassanesi, alcuni ancora oggi consiglieri comunali, ex segretari cittadini di partito, un ex consigliere di un paese vicino, un giudice di pace). E forse è proprio per questo che non si parla del fatto» continua il responsabile Codacons Vallo di Diano.

Disboscamento «A Sant’Arsenio, in prossimità del plesso Ospedaliero locale, dal 15 settembre scorso sono stati eseguiti lavori di taglio dei pini, situati nell’area di verde pubblico. Chi lo ricorda, tale area era attrezzata con giochi per bambini, anche con fondi del Parco nNazionale del Cilento e Vallo di Diano, come riportava la tabella esistente fino a pochi giorni sul posto. Le motoseghe hanno però fatto irruzione in quell’area verde, falcidiando i fusti arborei di quel piccolo bosco. Allo stato gli alberi, non tagliati sono otto, mentre il numero di alberi tagliati ammonta a qualche decina. Il taglio è avvenuto inizialmente senza che un cartello indicasse la tipologia dei lavori. Il 16 settembre, a seguito delle prime segnalazioni alla guardia forestale, che effettuava dei sopralluoghi sul posto già il 15 settembre, l’area veniva circoscritta a mezzo di nastro colorato bianco e rosso e veniva apposto un cartello  in cui veniva esplicitato che esisteva un’ordinanza del Sindaco di Sant’Arsenio (n. 15/14 del 29.08.2014). La tipologia dei lavori era la seguente: taglio di alberi pericolosi. Il testo di detta ordinanza, per quanto ci risulta, non è stato mai affisso sul luogo in cui è avvenuto il taglio degli alberi, né è rinvenibile, alla data odierna, sul sito ufficiale Internet del Comune di Sant’Arsenio. Sulla pericolosità di quegli alberi nutriamo qualche dubbio: bisognerà capire se c’è stato uno stringente parere tecnico alla base della decisione di recidere i pini.  Di questi ultimi fatti sarà pertanto informata la procura della Repubblica presso il tribunale di Lagonegro» Conclude De Luca.

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