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Sala Consilina: tra fiducia a Ferrari di Landolfi e auto sospensioni nel Pd

di Nicola Trotta

Ad ascoltare le dichiarazioni di Nicola Landolfi sui vari media locali, successive alla riunione di mercoledì 10 maggio organizzata a seguito dell’auto sopensione degli amministratori comunali in quota Pd,  sembrava che fosse stata una riunione soft. Una discussione civile, toni moderati, dibattito aperto a tutte le posizioni, massima democrazia e titoli di coda con sintesi finale sancita da una comunione che mette d’amore e d’accordo tutte le posizioni. Mancava solo un mazzo di carte ed il fiaschetto con annessi tarallucci! Olè, avanti, alla conquista di nuove soddisfazioni politiche nell’interesse degli amministrati.

Queste le dichiarazioni di Landolfi: “Sono molto soddisfatto per come è andata la riunione della scorsa settimana. C’è stato un clima vero, non ipocrita, abbiamo affrontato tutte le questioni. –dichiara Nicola Landolfi, confermando apprezzamento per il Segretario cittadino e il Comitato Direttivo– Questo è il metodo da seguire: parlare negli organi e nelle sedi di Partito, collaborare, lavorare e decidere insieme. Se c’è voglia di fare polemica facciamole con i nostri avversari veri: tra questioni politiche e amministrative, provinciali e regionali, che vedono responsabili gli esponenti di centro-destra, non abbiamo che l’imbarazzo della scelta!”

Ma sono veramente andate così le cose? A quanto pare no. Il direttivo locale del Pd di Sala Consilina pare aver vissuto una giornata non particolarmente felice, sia sul piano della dialettica politica, sia sul piano della democrazia interna.

Ai rappresentanti del Pd in amministrazione non è andato giù che, il direttivo, pubblicasse una lettera aperta nella quale si chiedeva maggiore attenzione ai problemi della gente ed ai bisogni in un momento di particolare crisi economica e, soprattutto, che venisse richiesto di concertare con il Consac Spa soluzioni di pagamento delle bollette meno gravose per gli utenti.

Decisioni che, ricordiamo, dalla gran parte dell’opinione pubblica sono state percepite come un esercizio di gratuito vassallaggio nei confronti di un “principe” di turno che, in questo caso, ha nome, cognome e luogo di origine. E l’appoggio del partito. Infatti lo stesso segretario provinciale ha ribadito che “quando si sono condivise le scelte non si possono più discutere”.

La scelta è stata già condivisa, peccato che ad essere escluso, in primo luogo, dalla condivisione sia stato lo stesso direttivo locale che, mentre cercava di discutere di problemi concreti – Imu, Tarsu, bollette idriche e relativo peso sui bilanci familiari -, si è trovato di fronte ad un atteggiamento della minoranza (gli amministratori in comune del Pd forti del supporto a livello provinciale) volto a “ribaltare il tavolo” e far si che la discussione fosse indirizzata alla richiesta di espulsione di Maddalena Robustelli. La cui colpa, grave, a detta di Ferrari, sarebbe quella di non appiattirsi sulle decisioni dell’amministrazione comunale (ibrida) Pd e di “buttarsi contro il proprio partito… che ha scelto il trasferimento al Consac”.

Un assessore avrebbe fatto notare che, una volta fatta una scelta, chi non la condivide “se ne deve uscire”.  Perché, ad ascoltare Landolfi, “quello che decide la maggioranza lo rispetta pure la minoranza, altrimenti se ne va”.

L’illuminista Voltaire –  che osava affermare “non condivido ciò che dici, ma darei la vita affinché tu possa dirlo”- a quanto pare non abita più qui. Sfrattato e senza preavviso.

Questo è ciò che, ancor prima del direttivo, era stato anche chiesto attraverso interviste, e dichiarazioni in libera uscita , sugli organi di stampa locali. Eppure la lettera aperta pare essere stata approvata all’unanimità. E la richiesta era chiara: trovare soluzioni volte ad alleviare le difficoltà delle persone.

La sensazione è che,  più che cercare un accordo e puntare a soddisfare i bisogni di una parte di amministrati in gravi difficoltà economiche (anche per colpa di scelte amministrative che hanno fatto coincidere diverse scadenze,  tributarie e di servizi da saldare in uno stesso periodo),  nel direttivo si sia “organizzato un agguato” a chi, oltre a dissentire, è anche rappresentante del Comitato ABC e chiede, insieme alla maggioranza dei suoi componenti, di dare maggiore spazio alla legalità, alla democrazia interna e, soprattutto, ai bisogni della gente. Cioè quello che dovrebbe essere nel DNA dello stesso Pd nazionale che, ironia della sorte, pare fregarsene di espellere chi scappa con il malloppo aspettando che si auto escluda, ma chiede a gran voce, a livello locale, l’espulsione di chi si attende comportamenti trasparenti e democrazia.

Una sensibilità trasformata in colpa grave.

Lo stesso Landolfi ha tenuto a sottolineare che è importante discutere “ di tutto a condizione che se ne parli prima” delle riunioni dove le decisioni ed accordi dovrebbero essere notificati e ratificati.

Il nuovo che avanza? Largo ai giovani? Se è così, ora si capisce perché sono tanti i professionisti delle sconfitte elettorali di un partito nazionale, regionale e provinciale, che

fanno carriera ai vari livelli organizzativi.

E Landolfi? Non si capisce bene in che ruolo si sia proposto : se quello del segretario garante delle diverse posizioni, del “notaio”, o del messo notificatore di decisioni e desideri altrui. 

Intanto pare che le donne non stiano particolarmente simpatiche agli amministratori Pd. Soprattutto quando, attraverso il loro attivismo, mettono in discussione accordi ed equilibri di potere che passerebbero sulla testa dei cittadini per gratificare aspirazioni ed interessi di parte. Nel Pd bastano, e avanzano, gli uomini a fare politica, quegli stessi capaci di dare esemplari lezioni – a futura memoria – alle donne che non accettano atteggiamenti padronali.

Già in passato un amministratore ad una TV locale auspicava che alcune signore non uscissero di casa e Ferrari , alla rappresentante del Comitato ABC quando faceva notare che sarebbe stato chiesto un referendum sul servizio idrico integrato, con toni molto poco pacati, diceva : “lei –signora- è libera di fare quello che crede e il comune può fare quello che vuole”. Tanto da definire “inutile” persino l’esercizio di un diritto di democrazia diretta: il referendum.

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