Venezuela, una bomba a orologeria

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Non basta la ricchezza per essere ricchi. Quando l’ossatura di un paese fa acqua da tutte le parti, quando la democrazia è un processo mai avviato concretamente, finendo per essere utilizzato come slogan o essere percepito come un vestito mal cucito addosso a chi non ha le forme per indossarlo, allora anche la ricchezza viene piegata lungo la curva del declino ideologico. Che poi è culturale, sociale ed economico. Ecco il Venezuela oggi. Non molto distante da quello di ieri per le classi più ricche. E da quello dell’altroieri per le classi più povere.

Maduro fascista La deriva fascista del presidente venezuelano Nicolas Maduro, salito al potere dopo la morte di Hugo Chavez, con metodi e pratiche discutibili dal punto di vista etico, prima ancora che legale e democratico, sembra sfuggire dalle sue stesse mani. In Venezuela regna la propaganda, la finzione, la messa in scena, il raggiro, la menzogna. Il presidente che ha regnato per oltre un decennio muore, fuori dal suo paese, perchè egli stesso non si fida del sistema sanitario venezuelano e dei suoi medici. Muore a Cuba, ma non si sa quando. Quella data va individuata tra quelle più utili a strumentalizzarne la morte attraverso la propaganda. Una bara, molto probabilmente vuota, fa il giro della città, con un corteo interminabile. Mentre il suo successore viene individuato dall’ex regnante su indicazione e consiglio di Raul e Fidel Castro. Seguiranno elezioni al limite del grottesco con apparecchiature automatiche, seggi presidiati da forze governative, bande armate che minacciano i votanti incolonnati per intere giornate, sistemi di schedatura degli oppositori e risultati sospetti di manomissione. Tutti sanno tutto.

Collasso economico Il paese, 29 milioni di abitanti (la metà della popolazione italiana per circa tre volte l’estensione geografica), è economicamente al collasso. Dall’opposizione Henrique Capriles, uno dei leader, quello che ha sfidato Maduro alle precedenti elezioni, denuncia il «disastro economico» e invita a lasciare da solo il governo con la sua violenza, rivolgendosi ai tantissimi venezuelani in protesta per le strade di varie città, prima tra tutte la capitale, Caracas.

Il Cilento e il Venezuela Il Venezuela, porto d’approdo di molti emigranti cilentani, in maniera massiccia dal dopoguerra (seconda guerra mondiale) e fino agli anni settanta,  ma prima ancora dalla fine dell’800 a seguito dei flussi migratori verso l’Argentina e l’Uruguay, è uno dei paesi al mondo con più possibilità di successo economico. Affaccia sul mare dei Caraibi, quindi con un potenziale turistico invidiabile: spiagge godibili 12 mesi su 12, isole incantate e un pezzo di Amazzonia con le cascate più alte del mondo. Ma sul versante turistico il bilancio è pari a zero per l’insicurezza e per l’incapacità di una classe dirigente che oggi è preda della dittatura chavista iniziata nel duemila e, prima, di varie dittature di destra che hanno consegnato il paese in mano a potentati economici stranieri, allargando la forbice, in maniera inesorabile, tra una classe povera senza diritti e identità e una classe ricca senza regole e lungimiranza.

Ricco e incapace Ma il Venezuela non ha soltanto potenzialità turistiche, il clima, la generosità della pioggia per l’intero arco dell’anno, consentirebbe a questo paese di essere tra i principali produttori agricoli del mondo, producendo 12 mesi su 12, in gran parte del territorio nazionale ricco di terreni fertili. Invece la popolazione è costretta a importare generi alimentari e derrate agricole. Mentre non esiste un sistema di approvvigionamento, conservazione, smistamento e razionalizzazione delle acque. Inoltre il Venezuela è tra i principali paesi al mondo ricchi di materie prime, di minerali. Ma anche su questo versante, scelte politiche disarcionate dalle dinamiche mondiali, hanno costretto questo paese a restare fuori dal mercato. Lo stesso vale per il petrolio, il maggiore produttore al mondo, destinato però al servizio degli equilibri politici del governo, interni al paese, e verso gli altri paesi dell’America Latina, con cui il Venezuela vanta crediti che non saranno riscossi, ma che rispondono a vizi ideologici.

Il mercato nero della moneta Insomma è difficile nel pianeta individuare un altro paese che abbia tutte queste potenzialità e le abbia tutte così mortificate. Niente turismo, niente agricoltura, niente business petrolifero, niente business sulle materie prime, niente tecnologia, niente arte, nulla di nulla. All’economia potenziale è stata sostituita quella reale. Che parla di una inflazione stratosferica in grado di fare cambiare i prezzi della merce sugli scaffali anche 4 volte in un giorno. Che parla di un indotto impressionante sul mercato del cambio in nero dei soldi. Esiste il bolivares per l’economia controllata e contingentata interna, poi il dollaro ufficiale e poi il dollaro a nero. Tre monete che cambiano valore ora dopo ora e vengono scambiate a sbalzi di costo che varia a minuti, sotto gli occhi di tutti e dentro il recinto di una impossibilitata economia ufficiale del cambio. Ogni venezuelano non può maneggiare moneta estera se non per strettissime necessità e quantità.

Insicurezza L’economia reale parla di nazionalizzazioni fuori luogo e tempo, lontane dai circuiti globali dell’economia, anacronistiche fino al punto di apparire grottesche, come quella del petrolio che consente a un venezuelano di fare il pieno a un suv con 25 centesimi di euro, mentre l’acqua da bere può arrivare a costare oltre un euro e mezzo a bottiglia. L’economia reale, qui, parla di industria del terrore: omicidi in web cam, sequestri lampo con riscatto immediato e sequestri di persona lunghi con possibilità di sopravvivenza progressivamente minori, sono all’ordine del giorno e rappresentano un giro d’affari che fa gola anche alla vicina Colombia, ormai penetrata nel territorio venezuelano con i gruppi armati delle Farc impegnati nel mercato del sequestro che sponsorizza la rivolta in casa colombiana.

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Impunibilità percepita Di contro l’economia della giustizia fai da te. Imprenditori armati fino ai denti, gruppi di forze armate privati, al soldo di chi ne ha la disponibilità per pagarli e metterli a protezione dei propri familiari. Mercenari con blindati e armi, pronti agli scontri a fuoco con il gruppo che ha appena sequestrato il familiare di un “ricco”, con servizi a tariffa, attivabili nei pochi secondi di una telefonata e funzionanti fino al punto di mettersi sulle tracce dei sequestratori in pochi minuti. E ancora poliziotti corrotti che aiutano le procedure di riscatto nei sequestri invitando a diffidare delle stesse forze di polizia dello stato a cui appartengono, facendo da cerniera tra le vittime e i carnefici. I cui ruoli sono facilmente confondibili. Quindi il business del furto e delle rapine. Buchi e sfondamenti tra pareti di appartamenti confinanti, tunnel, appostamenti per accertarsi di quando gli inquilini non sono in casa per svaligiare tutto e poi provare a rivenderlo direttamente alle vittime, magari via telefono o via internet, attraverso web cam, senza oscurare i volti degli stessi ladri o di chi contratta il prezzo della restituzione, a causa dell’altissima soglia di impunibilità percepita. E ancora chiusura con l’esterno, nessuna impresa nazionale che produca una sola automobile, ma solo assemblaggio di produzioni estere, a prezzi impraticabili per i più facoltosi e con metodi stravaganti per il pagamento degli stessi stipendi degli operai.

Guazzabuglio latinoamericano Insomma si assiste a un guazzabuglio latinoamericano, a una lenta e inesorabile deriva culturale caratterizzata da un lato dall’inseguimento di finti miti americani e cinematografici, per i più abbienti e, dall’altro, dall’imitazione di sedicenti mitologie socialiste per i meno abbienti. In Venezuela può mancare da mangiare, puoi avere tuo figlio che non va a scuola e non ha neppure il nome registrato in Comune, si può avere una lamiera per tetto e dei cartoni come muri portanti nelle numerosissime favelas (qui denominati ranchos), ma non c’è una casa che non abbia un parabola e 4 telefoni cellulari. E’ uno dei paesi dove è maggiore il ricorso alla chirurgia e alla ossessione estetica, parallelamente ai dati che lo pongono tra gli ultimi paesi in via di sviluppo al mondo.

Mancano beni primari Oggi tra i supermercati della capitale mancano generi di prima necessità come carta igienica, latte, acqua e altro. Si muore per un paio di scarpe che qualcuno ha adocchiato. Nelle case dei più ricchi, molti dei quali anche italiani, c’è il terrore: cancelli e guardie private a fare da scudo a chi rimane chiuso per giorni e settimane. Genitori che non aprono la porta ai propri figli dopo una certa ora, per paura che siano accompagnati da una pistola puntata alla tempia.

La rivolta Le strade sono prese d’assedio, mentre un altro leader dell’opposizione, a capo del fronte ‘Volontà Popolare’, Leopoldo Lopez, è stato arrestato, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a rappresaglia contro lo stato e la costituzione ed altri reati legati alle proteste di questi giorni, per cui vengono richiesti da 3 a più anni di prigione. Le notizie si rincorrono sulla rete, attraverso twitter, facebook e pochi giornali on line, mentre la tv di stato è un microfono della propaganda del governo. Nicolas Maduro che non ha il nervo del caudillo Hugo Chavez, sceglie il pugno duro e minaccia che tutti gli altri «fascisti» che attaccano la costituzione e il popolo venezuelano, faranno la stessa fine del leader dell’opposizione. In queste ore continuano le proteste (ce n’é una in programma per sabato che si annuncia massiccia), i blocchi, gli incendi ad auto ed edifici, mentre qualcuno ci lascia le penne. Tra gli ultimi una giovane venezuelana, nota per essere stata anche miss Turismo ’13, Genesis Carmona, raggiunta alla testa da un colpo letale.

Usa e Venezuela Dal Venezuela sono stati allontanati i diplomatici americani, accusati dal capo del governo di avere favorito la protesta e organizzato l’opposizione in piazza. Mentre Obama, dagli Usa, fa sapere a Maduro, di ascoltare il grido della protesta e di liberare i prigionieri oppositori del regime. Va ricordato che gli Stati Uniti, nelle varie vicissitudini che hanno interessato questo paese, dalle dittature militari di destra, ai colpi di stato e fino alle dittature militari di sinistra, si sono sempre mantenuti defilati sia per questioni di equilibri geopolitici nell’area dei Caraibi e in generale dell’America Latina, sia per l’influenza economica del petrolio venezuelano, su cui, per anni, gli Usa hanno fatto la loro parte. Ad oggi il leader di ‘Volontà Popolare’ risulta in carcere. Rivolgendosi al paese, fa sapere di non sottomettersi alla dittatura.

Cosa accade Gli sviluppi della sommossa venezuelana sono ad oggi imprevedibili. C’è chi sostiene, tra gli intellettuali del luogo, che la protesta potrebbe giocare a favore del Governo il quale trasformandola con gruppi organizzati come i collettivi (pronti all’occorrenza ad essere ogni cosa: filo governativi e quindi, rivoltosi, o persino agenti di polizia, picchiatori, spie, infiltrati ed altro) ed etichettandola come violenta, tende a nascondere le gravi cause che la determinano, prevalentemente economiche e sociali. Sarà la protesta a fare esplodere il Venezuela o la sua scarsa esperienza di democrazia?

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