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Le pale eoliche e gli uccelli del Cilento, una convivenza difficile. Parte I: intervista ad Enzo Cripezzi della Lipu-BirdLife Italia

di Biagio Cafaro

Da qualche mese è nato il Comitato nazionale contro il fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi. Il comitato è aperto a chiunque sia contrario e sensibile alla devastazione del paesaggio da impianti industriali fotovoltaici a terra in zone agricole e aree verdi e da eolico, con torri di media e mega altezza.

Ai confini del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni sono presenti alcuni impianti di pale eoliche, precisamente nei comuni di Albanella e Altavilla Silentina che confinano con il Parco, e nel comune di Sicignano degli Alburni che rientra nel territorio del Parco nazionale. Ma quali possono essere le conseguenze effettive sul territorio del PNCVDA? In particolare quanto questi impianti incidono sull’avifauna del Parco?

A tal proposito abbiamo contattato Enzo Cripezzi della Lipu-BirdLife Italia, il quale da anni combatte contro l’installazione di impianti eolici nell’Italia meridionale, in particolar modo in aree soggette a vincoli ambientali. ll quadro che presenta Cripezzi non è molto incoraggiante.

D: Quale può essere l’impatto ambientale degli impianti eolici, soprattutto in un territorio come quello del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni?
R:
In generale la situazione, come per tutto il Mezzogiorno è drammatica. 
Nell’area in questione si aggiungono il vilipendio di risorse paesaggistiche e naturali (dal Nibbio reale all’Aquila, ancora con pochissime coppie residue) che possono rappresentare il riscatto del nostro sud, visto che si tratta di risorse ormai delocalizzabili in Cina o altrove.
Ciò è ancor più vero per le aree protette, in cui il territorio e i suoi valori sono il primo bene monetizzabile a vantaggio delle popolazioni.
In un momento in cui tedeschi e inglesi vedono il film “Basilicata coast to coast” e promuovono l’acquisto e la visita nel Mezzogiorno noi lo degradiamo per sempre.


D: A tal riguardo, a pochi chilometri dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, vi sono vari impianti eolici, come quello di Albanella, di Sicignano degli Alburni e di Altavilla Silentina. Questi impianti che impatto possono avere sull’avifauna del luogo e più in generale del Parco?
R: La vincolistica delle aree di tutela (Parchi, riserve, SIC, ZPS, ecc) fu configurata non prevedendo l’avvento di nuove minacce di particolare invasività come appunto l’eolico (i più grandi manufatti mai creati dall’uomo). Il paradosso è che le aree tutelate, ammesso che lo siano, stanno diventando “isole” assediate da queste piantagioni allucinanti che, indirettamente, minacciano i valori faunistici e scenici su ben più vasta scala del confine comunale o di quello della vincolistica. Per la Biodiversità e gli ecosistemi, infatti, i limiti amministrativi non esistono.

Per altri in simili casi, cioè con impianti non distanti dal confine di SIC o ZPS, la Valutazione di Incidenza dovrebbe essere applicata non solo per le conseguenze dirette ma anche per quelle indirette, cioè in relazione all’influenza sulle popolazioni faunistiche tipiche di questi siti determinate da tali impianti, esterni ai siti ma la fauna selvatica non lo sa.

D: C’è il pericolo che le pale eoliche possano alterare l’equilibrio dell’ecosistema, indipendentemente dal danno che possono arrecare al singolo individuo, magari influendo anche sulle migrazioni e sulle nidificazioni?
R:
L’incidenza per le specie più sensibili è tale che il rischio di scomparsa totale è tutt’altro che un’esagerazione.
In particolare i veleggiatori come Cicogne, Nibbi, Aquile e altri rapaci sono le specie più esposte ai rischi di collisione con i rotori ma non è da sottovalutare anche la sottrazione di spazio vitale (effetti indiretti) a causa del condizionamento che la torre eolica induce nell’intorno della stessa per molte altre specie.

D: E’ possibile conciliare l’energia eolica con la tutela dell’avifauna? Se si come?
R:
La compatibilità degli impianti eolici con l’avifauna sarebbe stata prudenzialmente possibile in relazione a una griglia di regole e di criteri di allocazione rigorosi, che evitassero appunto le aree più importanti e ovviamente una adeguata fascia di rispetto ma che evitassero anche di cumulare impianti su impianti, anche dove le aree non fossero di spiccato interesse (siti di nidificazione, ad esempio) ma che in un’ottica complessiva contribuiscono allo “spazio” vitale su vasta scala.
Il problema è che una volta sovralimentato il sistema con gli incentivi più alti del mondo (guarda caso) la rincorsa delle regole diventa pressoché impraticabile poiché subisce gli effetti della lobby che inquina moralmente i consessi istituzionali.
Le regole avrebbero dovuto essere create prima degli incentivi.
E’ per questo che uso il condizionale: ormai allo stato attuale vi è una mole oceanica di procedimenti in corso, che si aggiunge all’eolico in esercizio (6000 MW al 2010) e soprattutto a quello ancora invisibile ma ipotecato per effetto di pareri o addirittura autorizzazioni finali già emesse con ulteriori 6-7000 MW ma occultati alla pubblica opinione per continuare ad avere mano libera sul territorio.
E senza contare il fotovoltaico, le cui previsioni lievitate da 8000 a 23.000 MW rendono TUTTO l’eolico previsto del tutto superfluo ai fini degli obiettivi comunitari al 2020 nel comparto elettrico!
In questo stato, qualunque ipotesi di contenimento attraverso l’introduzione di regole urbanistiche o territoriali (di competenza regionale o concorrente stato-regione) sarebbe del tutto tardiva e inutile non potendo avere carattere retroattivo rispetto ai diritti acquisiti che la lobby punta a rivendicare anche e soprattutto economicamente dallo Stato.
Per di più tutto questo sta scandalosamente saturando i limiti di potenza di impianti da fonte rinnovabile inseribili nel sistema elettrico italiano a vantaggio dei grossi speculatori e del PIL tedesco (pale eoliche) o cinese (pannelli) proprio a scapito dei piccoli impianti su cui potrebbero “speculare” positivamente famiglie e agricoltori quale preziosa integrazione al reddito.
I margini di poter dire “qui SI e qui NO” (quindi programmazione e pianificazione) a questo punto non ci sono più, sarebbero un mero esercizio di fantasia. E nemmeno si può sperare nelle “buone pratiche” volontarie di qualsivoglia società eolica che, auto assoggettandosi a più seri approcci progettuali e di concertazione sociale, sarebbe immediatamente fuori mercato, sovrastata immediatamente da altre dieci società che ben agirebbero nella deregolamentazione concessa al settore.
A questo povero Mezzogiorno è stata sottratta qualunque possibilità di un dibattito preventivo e di coinvolgimento sociale attraverso 10 anni di omertà mediatica sull’argomento. Non si sta dicendo “no” all’eolico ma semmai “basta”.

D: E’ ipotizzabile allo stato attuale una via d’uscita da questa situazione?
R: Per quanto detto, le residue speranze di non compromettere definitivamente e per sempre la Storia, i Paesaggi, l’Archeologia, l’Identità stessa del Mezzogiorno, di cui il Nibbio reale e altre specie sono solo l’emblema più emotivo rispetto a questa speculazione, sono racchiuse solo in una azione urgente di rimozione/rimodulazione degli incentivi, cioè sul carburante che tiene in vita una macchina infernale che nessuno potrebbe più fermare.
Un intervento semplice, alla fonte, per quanto difficile nel caos imperversante del settore, ma ancor più doveroso alla luce della situazione economica in essere e di un interesse che è di tutti, non solo dell’ambientalista: auspicare la sopravvivenza dell’Aquila o del Nibbio sugli Alburni significa implicitamente mantenere un capitale territoriale che conviene a tutti.

Di seguito l’intervento di Enzo Cripezzi alla conferenza stampa del Comitato nazionale contro Fotovoltaico ed eolico nella aree verdi.

Al seguente link, video integrale conferenza stampa eolico, troverete tutti gli interventi. Con: Carlo Ripa di Meana, Presidente del Comitato nazionale del Paesaggio; Elisabetta Zamparutti, deputata Radicale in Commissione Ambiente; Oreste Rutigliano, Consigliere nazionale Italia Nostra; Oreste Caroppo, Gianluigi Ciamarra e Nadia Bartoli per il Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi; Enzo Cripezzi, LIPU NAZIONALE; Nicola Frenza, Osservatorio Legalità; Mario Iannantuono, Presidente Sezione Italia Nostra Campobasso; Antonio Colucci e Vitantonio Iacoviello

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