Chiuso parco archeologico di Velia dopo il grave incendio

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«Ho disposto, per il momento, la chiusura del Parco archeologico di Elea-Velia, preliminarmente a tutta una serie di verifiche sulla stabilità e l’ancoraggio delle strutture archeologiche per scongiurare possibili danni ai dipendenti e ai visitatori». Così all’Ansa Francesca Casule, soprintendente Abap di Salerno e Avellino, all’indomani dell’incendio che ha minacciato gli scavi archeologici di Elea – Velia, ad Ascea. «Lamentiamo – rimarca la soprintendente – danni all’immagine complessiva, ma fortunatamente non registriamo danni alle strutture grazie anche al diserbo che era stato effettuato da poco tempo con la collaborazione del Comune di Ascea e della Comunità Montana Bussento-Labro-Mingardo. Ci auguriamo che la situazione possa tornare presto alla normalità».

Il fuoco ha in parte colpito il quartiere arcaico, l’insediamento più antico dei Focesi ed è sceso fino alla Villa degli affreschi che è stata solo lambita dalle fiamme. Toccati anche il quartiere occidentale, la parte ovest della Porta Rosa e di via di Porta Rosa per arrivare a parte del quartiere settentrionale. L’incendio si è sviluppato nella mattinata di ieri e ha distrutto ettari di collina.

Intanto l’associazione Genius Loci Cilento ha inoltrato al segretariato generale del Mibact una nota con cui invita il ministero ad inviare degli ispettori e a provvedere all’istallazione di termocamere. «Avanziamo la proposta di dotare il Parco archeologico di misure antincendio con livelli di prestazione idonei a rendere rapida e indenne l’opera di soccorso. – spiega nella lettera Giuseppe Di Vietri, presidente dell’associazione Genius Loci Cilento – Tale soluzione si rende per Elea-Velia necessaria date la frequenza con cui si verificano questi incendi e la natura dei luoghi e della vegetazione, composta prevalentemente di macchia mediterranea: in questo contesto le fiamme si propagano velocemente raggiungendo per di più zone difficilmente raggiungibili dai soccorritori. – e conclude – C’è la necessità di diminuire i tempi di reazione attraverso un’attività di monitoraggio terrestre da realizzarsi attraverso l’installazione di un sistema di termocamere, che attiva l’allarme quando si superano determinati parametri, da installare stand alone con pannelli fotovoltaici o accumulatori in maniera tale da consentire il funzionamento dei sensori e dei sistemi di comunicazione».

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Foto ©Genius Loci Cilento

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